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Donne oggetto e dignità delle donne reali, la pubblicità si interroga

Il convegno organizzato a Roma dall'Associazione italiana dei Tecnici Pubblicitari (TP) è stato un momento di riflessione importante sull'approccio che i pubblicitari professionisti hanno rispetto al ruolo della donna nella campagne pubblicitarie e sui limiti che la deontologia impone all'uso di immagini del corpo femminile.
Un tema che è tornato prepotentemente d'attualità nelle scorse settimane, la dignità della figura e del corpo femminile nella comunicazione pubblicitaria, è stato al centro del convegno che l'Associazione italiana dei Tecnici Pubblicitari (TP) ha organizzato ieri a Roma con il patrocinio della Camera dei Deputati, della Fondazione Pubblicità Progresso e dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.

Un'occasione di riflessione per tutto il settore che ha visto la partecipazione dei vertici TP ma anche di esponenti femminili di spicco del panorama politico nazionale come l'On Alessandra Mussolini, l'On Valentina Aprea , l'On Emilia Grazia De Biasi e l'On Anna Paola Concia.

L'intervento iniziale del Direttore Generale TP, Maurizio Rompani, è servito soprattutto per introdurre il ruolo dell'Associazione nella diffusione verso l'esterno di una vera e propria cultura della pubblicità e per infondere nelle future leve di pubblicitari il rispetto di alcuni principi o punti cardinali come vengono definiti nella Carta dei Valori. Una road map etica presentata per l'occasione del convegno, che muove attorno ai concetti di Eccellenza, Impegno, Rilevanza, Simmetria, Convergenza, Equilibrio, Consistenza, Costanza.

E' toccato al Presidente TP Biagio Vanacore (nella foto), rispedire al mittente le critiche piovute anche recentemente sulla categoria dei pubblicitari per l'uso strumentale del corpo femminile nelle campagne (l'ultimo esempio sono gli scatti del fotografo Terry Richardson nella discussa campagna Silvian Heach) ribadendo come non si possano accostare i professionisti della pubblicità a personaggi in cerca soprattutto di fama personale e visibilità mediatica.

Vanacore ha ricordato come solo il 17% del prodotto televisivo totale sia composto da messaggi pubblicitari, mentre il restante 83% è fatto da programmi e contenuti che certamente non brillano nel dare un'immagine rispettosa della donna e del corpo femminile.

Un altro dato significativo lo si può estrapolare dal lavoro dell'Istituto di Autodiscplina Pubblicitaria (IAP), che nel 75% dei suoi recenti provvedimenti è intervenuto a tutela della dignità della donna.

La pubblicità ideale, secondo Vanacore, è "una pubblicità sexy, attraente ma mai volgare che sappia sedurre ma mai ingannare, interpretare la domanda ma anche generare desiderio, che faccia sognare guardando al futuro".

In questo senso l'Associazione rilancerà il suo ruolo su due aspetti centrali, cultura e formazione, e proporrà alle istituzioni di lavorare insieme a una campagna che sappia comunicare in maniera corretta il ruolo della donna nel lavoro e nella vita di tutti i giorni.

Proprio queste real ladies sono state al centro dell'intervento di Pasquale Diaferia, Direttore creativo e socio TP che ha realizzato un riuscitissimo promo per la platea del convegno.

All'interno di un'attività industriale come è a tutti gli effetti la pubblicità il ruolo del pubblicitario professionista non può essere scambiato per quello di un fotografo o di un improvvisatore.

Il pubblicitario professionista è quello capace di andare oltre gli stereotipi di cui i contenuti televisivi sono infarciti e confrontarsi con le donne vere, esaltando i loro pregi ma anche giocando con i loro difetti.

"Quando la reputazione dei pubblicitari è di livello - ha concluso Diaferia - anche l'immagine delle donne è positiva, attiva e va al di là della sessualità. Se l'opinione pubblica saprà valorizzare il lavoro dei professionisti seri chi ci guadagnerà sarà proprio l'immagine delle donne di valore".

Su questo concetto ha insistito anche il Presidente di Pubblicità Progresso Alberto Contri che ha disegnato percorsi teorici sui quali riflettere e andare avanti, partendo da esempi concreti di campagne.

"E' molto interessante notare che marche come Fiat, Dove, Nike, Mc Donalds, Axe, Levis, Mercedes, Moretti, Coca Cola, stiano promuovendo i loro prodotti “vendicandosi” dell'eccesso di seduzione femminile usato in passato e utilizzando l'ironia verso questa troppo facile modalità di promozione della vendita. E' un'altra, assai interessante e nuova forma di responsabilità sociale dell'impresa”, ha concluso Contri.