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Chiuso a +25% un difficile 2022, Sir Martin Sorrell pronostica per S4 e Media.Monks un 2023 migliore, più veloce ed efficiente, e ipotizza nuovi consolidamenti e spin-off per l'industry della comunicazione

In un’intervista rilasciata ad Adweek, il fondatore e presidente esecutivo di S4 Capital, la società madre dell’agenzia integrata Media.Monks, si è dichiarato ottimista sull’andamento della company nel prossimo anno nonostante i venti contrari dell'economia globale. 2023 e 2024 saranno infatti anni difficili per tutti, e bisognerà vedere l’esito delle elezioni americane nel ’24, hanno spiegato Sorrell e Wesley ter Haar, co-fondatore della sigla.

In un’intervista rilasciata ad Adweek, Sir Martin Sorrell, fondatore e presidente esecutivo di S4 Capital, la società madre dell’agenzia integrata Media.Monks, si è dichiarato ottimista sull’andamento della società nel prossimo anno nonostante i venti contrari dell'economia globale.

2023 e 2024 saranno infatti anni difficili per tutti, e bisognerà vedere l’esito delle elezioni americane nel ’24, hanno spiegato Sorrell e Wesley ter Haar, co-fondatore di Media.Monks.
Secondo Sorrell un'economia ‘morbida’ potrebbe aiutare agenzie digitali agili come Media.Monks: “L'economia digitale continua a crescere, infatti, e secondo i nostri calcoli, quest'anno le piattaforme cresceranno dell'8% dopo il +10% in media dello scorso anno. Uno spazio interessante in cui operare che ci permette di guardare con fiducia alle prospettive per il ‘23 grazie al nostro posizionamento e alle cose che facciamo”.

Analizzando più nei dettagli l’andamento dell’agenzia, Sorrell e ter Haar hanno dichiarato che “Oggi il 50% delle nostre revenue è attribuibile a clienti tecnologici, tra cui Meta, Logitech, Amazon ed Epic Games, che sanno che abbiamo un modello diverso e lo trovano intrinsecamente attraente”.

Dal punto di vista delle discipline e specializzazioni, attualmente i contenuti costituiscono il 60% del business di Media.Monks, i dati il 30% e i servizi tecnologici il 10%: questi ultimi, secondo Sorrell, cresceranno in misura più che proporzionale al resto e dovrebbero raggiungere a breve il 20% del totale. “Il che ci porta a competere direttamente con big del settore come Accenture, Epam e Globant”.

Una volta fondata S4, nel maggio 2018, Sorrell ha iniziato ad acquisire e fondere agenzie creative, di dati e servizi in quello che ora è un team di 9.000 persone. La rapida successione di fusioni dal 2019 al 2021 ha consentito una crescita a due cifre ogni anno, culminando nel +25% previsto per il 2022. Al tempo stesso, però, ciò ha causato problemi di natura contabile e amministrativa tanto che lo scorso anno l’auditor PwC ha rifiutato per ben 2 volte di controfirmare i bilanci, causando un crollo del valore borsistico della società: oggi le azioni di S4 Capital sono scambiate a 2,30 dollari, rispetto al picco assoluto di 12,25 raggiunto a settembre del 2021.

Nonostante i problemi nella prima metà dello 2021, Sorrell, che all’epoca aveva definito la situazione ‘imbarazzante’, ribadisce come la società è cresciuta del +25% in termini di bottom line e del 40% in termini di personale: “Ma se una cosa cresce più velocemente dell'altra diventa un problema – ha detto Sorrell –, quindi abbiamo bloccato le assunzioni. Nel 2023 le riapriremo e riprenderemo a salire finoa e raggiungere un organico complessivo di 9.500 unità”.

L’era delle holding? È finita
Sorrell, protagonista assoluto dell’epoca delle holding della comunicazione, avendo fra l’altro portato WPP a diventare numero uno al mondo, oggi ritiene che quel modello non funzioni più.
“In termini di prestazioni oggi WPP non è più la più grande ed è scesa al quarto posto in termini di capitalizzazione di mercato”. Dal loro punto di vista, del resto, S4 non è una holding ma una ‘struttura unitaria’: "Una rete come la nostra è stata costruita per un'era diversa – ribadiscono ter Haar e Sorrell –: c’è un incentivo interno a modernizzare i nostri modi di lavorare".

Sebbene anche Media.Monks sia stata costruita attraverso fusioni e acquisizioni, ter Haar afferma che tali operazioni non rispondevano alla pura e semplice ricerca di denaro: “Oggi il nostro treno viaggia a pieno carico e siamo molto contenti delle competenze e dei talenti che abbiamo portato a bordo”.

Sorrell ipotizza quindi che nel 2023 ci saranno molte operazioni mirate al consolidamento delle ‘Big’ perché, come sostengono gli investitori finanziari, è l’unica ancora di salvezza per riappropriarsi del loro valore sul mercato. Sir Martin fa quindi un esempio preciso: “Non credo che Dentsu dovrebbe gestire un'attività internazionale... la parte internazionale di Dentsu dovrebbe andare in qualche altra holding".

Commentando la fusione di Omnicom e Publicis abortita ormai 10 anni fa, il chairman di S4 riflette su come fosse “Probabilmente la cosa giusta da fare dal punto di vista degli azionisti. Ma ciò che l’ha fatta esplodere sono state le problematiche sociali. Ora potrebbe invece essere il momento giusto per considerare degli spin-off”.

Infine, entrambi veterani del mondo delle agenzie, Sorrell e ter Haar parlano con entusiasmo di chi ammirano nel settore creativo, dei dati e dei servizi: mentre il primo cita specialisti come Oliver o Jellyfish e società di servizi tecnologici come Globant ed Epam, ter Haar esprime tutta la sua ammirazione per W+K: “Wieden è in una classe tutta sua. Anzi, funziona talmente bene che in un certo senso inganna l’intera industria facendole pensare che un modello così unico sia replicabile. Ma non è così”.

Tommaso Ridolfi