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FT Publishing: crescita a doppia cifra grazie al digitale

Nonostante un calo del fatturato pubblicitario del 3%, nel 2008 FT Publishing (la divisione del Gruppo Pearson che pubblica il Financial Times) è riuscita a incrementare i suoi profitti del 32% prima delle imposte grazie al vero e proprio boom delle revenue da abbonamenti e attività digitali.

L'editore britannico Pearson ha annunciato ieri i suoi risultati per il 2008, fra i quali spicca il profitto netto di 292 milioni di sterline (326 milioni di euro), in crescita del 2,8% rispetto all'anno precedente, per un giro d'affari complessivo di 4,8 miliardi di sterline (5,3 miliardi di euro).
In particolare, per quanto riguarda la sua divisione FT Publishing, editrice del Financial Times, il risultato ante imposte è risultato in crescita di ben il 32% a quota 74 milioni di sterline (82 milioni di euro), a fronte di un fatturato cresciuto rispetto al 2007 fino a 390 milioni di sterline (435 milioni di euro) segnando un +13% anno su anno.

Il calo del fatturato pubblicitario del 3% è stato infatti più che compensato dalla crescita della diffusione a pagamento  (che è valsa un incrementato di fatturato del 16%), spinta anche dall'accesso a FT.com recentemente aperto – almeno parzialmente – a coloro che si registrano gratuitamente al sito. Il numero di utenti premium è infatti aumentato del 9% (attualmente poco meno di 110.000), mentre gli utenti free sono quintuplicati, passando dai 150.000 di fine 2007 ai 996.000 del dicembre 2008.

Complessivamente, spiega il management di Pearson, il risultato è frutto della decisione di dismettere le attività editoriali internazionali basate sulla carta stampata e su un modello di business tradizionalmente legato all'advertising (Recoletos in Spagna, ceduto a RCS Media Group, Les Echos in Francia, FT Deutschland in Germania), acquisendo piuttosto realtà digitali come il service di market intelligence Mergermarket .

Come evidenziato nella chart qui sotto, il risultato di questa strategia è che nell'arco di otto anni il valore dei servizi digitali è passato da una quota del 28% a una del 67% sul totale delle revenue, mentre l'advertising è contestualmente sceso dal 52% a meno del 25%.