Eventi

Space Available in Cannes/4. La differenza tra vedere il futuro e parlare di futuro: Droga vs. Paldi

Nella sua rubrica su ADVexpress dal Festival di Cannes Pasquale Diaferia racconta l'intervento dal titolo “No idea is too Big” del Ceo e Creative Chairman di Accenture Song, sul palco con Lauren Walker, Managing Diector, Head of Data and Analytics, e Dan Garrison, Senior Managing Director della company. "Non dobbiamo essere solo storyteller di marca. La nostra ambizione di creativi deve essere far cambiare tutte le cose del mondo. Io non voglio fare pubblicità. Io amo il fatto che da noi in Accenture Song arriveranno thinker da tutto il mondo. A lavorare e a generare idee che risolvano i dilemmi che le aziende dovranno affrontare nei prossimi anni. E nessun problema è troppo difficile da risolvere, se i creativi aiuteranno a ridisegnare il mondo. Perchè nessuna idea è troppo grande, per noi creativi“ .

“Se 30 anni fa, quando sono venuto la prima volta a Cannes come Junior Copywriter, mi avessero detto che sarei stato su questo palco con la carica di Ceo, avrei detto siete pazzi”.

Inizia così uno degli appuntamenti più attesi della settimana: David Droga, Ceo e Creative Chairman di Accenture Song, strizza l'occhio ai suoi ammiratori , che affollano uno dei teatri più grandi e prestigiosi del Palais. L'interesse non è casuale: Droga ha intitolato questa mezz'oretta “No idea is too Big” e, in un Festival che finora non ha espresso interventi memorabili, la sensazione é che stia per raccontare qualcosa di importante. Come nel 2006, quando parlò del Brand Momentum con la fake news del graffito sull'Air Force One di Still Free, o come negli anni successivi quando, anche da presidente di giuria, invitò tutta la comunità creativa a concentrarsi su campagne capaci di cambiare davvero, oltre che i business dei clienti, anche il mondo, fino alla dichiarazione del 2016 (Non capisco la Data Driven Creativity. Il nostro lavoro è Data Inspired, Creatively Driven”) in cui denunciava l'inutile speranza di sostituire i creativi con Ai e data Mining.

In realtà, David si limita a parlare per quattro minuti nella prima parte e per tre nel finale. In mezzo, ci sono corposi interventi di Lauren Walker, Managing Director, Head of Data and Analytics, e Dan Garrison, Senior Managing Director Accenture Song. Una data scientist ed un manager di scuola consulenziale. Eppure, introdotto da tre frasi di Droga (“Il Progresso Creativo a Cannes é stato fenomenale, negli ultimi dieci anni.”; “Le forze creative, la tecnologia e il management se lavorano insieme rendono scalabile ogni idea.”; “Sono più che ottimista su quello che sta succedendo in questo nuovo mondo.”)

Walker presenta il caso della campagna governativa che, approfittando del Covid, è riuscita a dare una grande spallata digitale e di Business al PIl colombiano, coinvolgendo decine e decine di aziende che hanno collaborato e finanziato l'operazione; mentre  Garrison parla del futuro delle business della comunicazione, citando gli oltre 100.000 satelliti che fra 5/7 anni verranno lanciati e gireranno sulle nostre teste, fornendoci servizi inimmaginabili finora e, soprattutto, riuscendo a dare alla nostra Industry quantità di dati ancora più ispiratori, con un investimento di oltre 223 miliardi.

I due interventi sembrerebbero mettere in scena il dominio di dat statistici, scienziati  e manager. Ma è Droga che conclude e, come sempre, rimescola le carte sul tavolo: gigioneggia sul video messaggio del presidente colombiano ascoltato pochi minuti prima ( “Essere un creativo oggi, significa sentire un Capo di Stato che ringrazia David Droga.”) E subito dopo assesta le due stoccate finali: “Non dobbiamo essere solo storyteller di marca. La nostra ambizione di creativi deve essere far cambiare tutte le cose del mondo.” E  aggiunge:  “Io non voglio far pubblicità. Io amo il fatto che da noi, in Accenture Song, arriveranno  thinker da tutto il mondo. A lavorare e a generare idee che risolvano i dilemmi che le aziende dovranno affrontare nei prossimi anni. E nessun problema è troppo difficile da risolvere, se i creativi aiuteranno a ridisegnare il mondo. Perchè nessuna idea è troppo grande, per noi creativi. “ 

Ispirato, visionario, con alle spalle una organizzazione da 115.000 collaboratori, giustamente esibisce l'ambizione e l'orgoglio che le menti creative siano al centro dei cambiamenti futuri.

E immediatamente, davanti a questa voglia di scrivere la storia con tutti i professionisti della comunicazione (con thinkers intende chiaramente i creativi, gli scienziati, i manager), viene in mente l'incontro del giorno prima, in cui Boaz Paldi, il CCO del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, ha presentato la campagna #dontchooseexstintion. L'ha messa in scena Frankie The Dino, un pupazzone alto due metri e mezzo che parla del Climate Change all'assemblea delle Nazioni Unite e che è stato fisicamente presentato sul palco,come potete vedere dalla foto.

Dino

 Avere la fortuna di poter comparare le due visioni del futuro del nostro mestiere, quella della pubblicità classica anni '80, con lo spottone con l'Advertising Character e la diffusione sui media tradizionali per raggiungere i consumatori, e quella che ci ha fatto intravedere David, un mondo in cui i creativi lavorano come motore dell'Industria, ispirandosi in team allargati in cui dati e tecnologia rendono possibili anche le idee apparentemente più irrealizzabili, e riescono a “metterle a terra”, come amano dire i consulenti, raggiungendo il pubblico, i cittadini, gli esseri umani. Dei consumatori non c'è più traccia.

Inutile dire che noi siamo per la seconda idea e già da tempo tutti stiamo lavorando per ricordare che sono i creativi il motore di questo mestiere. Non dei comprimari,degli ex guru,  come qualcuno ha provato a raccontare in questi ultimi vent'anni. 

Vediamo chi avrà ragione.