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Silvestri (Gruppo Il Sole 24 Ore): "Nel 2026 un mercato pubblicitario ‘guardingo’, a due velocità. Gli eventi comparto di riferimento a 360 gradi: in arrivo le celebrazioni per i 30 anni del sito e i 20 de La Zanzara"
160 anni di storia, un rebranding che ne rilancia l’identità, una piattaforma multimediale sempre più ampia e un mercato pubblicitario che «va a due velocità»: intervistato da Salvatore Sagone, presidente di ADC Group, Federico Silvestri, Amministratore Delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore, fa il punto su un momento di trasformazione che riguarda insieme il Gruppo e il settore.
Il rebranding: tre scelte, un’identità
Il punto di partenza è stato il 19 novembre 2025, quando il Gruppo ha celebrato i 160 anni del quotidiano con una cerimonia al Duomo di Milano. Un traguardo che ha offerto l’occasione giusta per ripensare anche l’identità visiva del gruppo, invariata dai tempi della quotazione in borsa, oltre vent’anni fa.
Silvestri descrive il ragionamento dietro il rebranding come la somma di tre scelte precise.
La prima: rimettere al centro il nome “Sole”. «Precedentemente eravamo Gruppo 24 Ore, però nel sentore comune tutti diciamo ‘andiamo al Sole’, ‘abbiamo parlato col Sole’», osserva. Un elemento non solo irrinunciabile, ma identitario.
La seconda: abbandonare il rosso — un codice colore senza un ancoraggio storico rilevante, come emerso dalla ricerca — e tornare al rosa salmone, il colore con cui tutti riconoscono il giornale da sempre.
La terza: dotare il gruppo di un simbolo autonomo, riconoscibile anche senza il nome per esteso.
La soluzione è arrivata ripescando un logo storico, quello che internamente tutti chiamavano «il cioccolatino» — un’icona nata quando, quasi trent’anni fa, la telescrivente era il simbolo della modernità. La telescrivente è stata sostituita dai pixel, attualizzando un concept radicato nell’identità del gruppo.
30 anni di sito,20 anni de ‘La Zanzara’
Le celebrazioni non si fermano al quotidiano. Il 2025 porta con sé anche i trent’anni del sito ilsole24ore.com – un anniversario che, come nota Silvestri, «fa un po’ specie» per un oggetto tecnologico, ma che restituisce la misura della vocazione precorritrice del gruppo. L’occasione verrà colta per lanciare una serie di novità sulla piattaforma digitale, puntando su una user experience più smart e su funzionalità legate all’intelligenza artificiale. I dettagli saranno accompagnati da attività di comunicazione nel corso dell’anno.
Diverso il registro per i 20 anni de ‘La Zanzara’, la trasmissione di Radio 24 che Silvestri definisce senza esitazioni «La più seguita della radiofonia italiana». Una community di milioni di ascoltatori, trasversale per età e profilo – «Dai ragazzini giovanissimi fino ai capitani d’industria» – e una longevità che, sottolinea, non è mai scontata nel mondo dell’audio come del video.
Il mercato pubblicitario: guardingo e a due velocità
Sul fronte del mercato pubblicitario, Silvestri è cauto ma non allarmista. Il 2025 si è chiuso meglio delle attese, ma il 2026 si apre con nuove incognite, sia di natura economica sia geopolitica. «La cautela è d’obbligo», dice, pur segnalando che le indicazioni fin qui registrate nel primo trimestre non sono state negative.
Il vero tema, sottolinea l’ad del Gruppo, non è tanto la valutazione complessiva quanto la lettura per singolo comparto, perché «Ciascun mezzo ha un suo proprio andamento». Gli eventi emergono come il segmento più dinamico: «Non sono più qualcosa destinato solo a certi tipi di comunicazione, ma stanno diventando uno strumento a 360 gradi».
La radio si conferma stabile. La televisione – sempre nel 2025 c’è stato il debutto in televisione del Sole 24 Ore TV al canale 246 del digitale terrestre – naviga nell’incertezza tra fruizione lineare e non lineare, con le Connected TV in crescita.
Il comparto più osservato è il digitale, sotto pressione per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul search. Silvestri spiega il ragionamento: se l’utente si abitua a usare strumenti come ChatGPT per risposte di primo livello, fa meno ricorso ai motori di ricerca tradizionali, e questo rischia di erodere le metriche di indicizzazione su cui molti editori basano la propria audience.
«È vero che gli strumenti di AI generativa rimandano alle fonti, ma solo in ultima analisi», precisa, e bisaognerà capire l’entità del loro impatto, potenzialmente non positivo sulla raccolta pubblicitaria.
Quanto alle piattaforme social, il giudizio è sospeso: i clienti vi hanno spostato parti rilevanti di budget, ma chiedono strumenti di misurazione del ROI che quelle piattaforme, al momento, non sono ancora in grado di garantire. «Devono decidere quello che vogliono fare da grandi», chiosa Silvestri con pragmatismo.
La previsione per fine anno è asciutta quanto realistica: «Secondo me tutti gli operatori, clienti e mezzi metterebbero la firma su un anno di conferma». In un contesto così mobile, la stabilità sarebbe già un risultato.

