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Unbarrier: il progetto di Yam112003 e Just People che trasforma l’accessibilità in valore per gli spazi pubblici e le aziende. Levoni, Sanbittèr e Miscusi tra i primi partner

Ai nostri microfoni Arianna Talamona, Antonio Ferrara e Alessia Tousco, raccontano l'iniziativa che mira a diffondere una cultura dell’inclusione nel settore dell’ospitalità partendo dal capoluogo lombardo.

Rendere bar, ristoranti e locali davvero accessibili a tutti, superando barriere fisiche, culturali e sociali. È questo l’obiettivo di UNBARRIER, il nuovo progetto ideato da Yam112003 e Just People, presentato presso Combo Milano durante la conferenza stampa di lancio. L’iniziativa nasce con il patrocinio del Comune di Milano e di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza e punta a trasformare concretamente l’esperienza delle persone con disabilità negli spazi pubblici della città.

Il progetto prende le mosse da una consapevolezza chiara, sottolineata ai nostri microfoni da Arianna Talamona, DE&I & Communication Specialist YAM112003, tra le promotrici dell’iniziativa: "La disabilità è per il 90% creata dall’ambiente. Se non esistessero barriere architettoniche, stereotipi o pregiudizi, di fatto la disabilità non esisterebbe".

Insieme a lei, Antonio Ferrara, CEO di Just People,  e Alessia Tousco, Managing Director Production Hub YAM112003, raccontano l'iniziativa che mira a diffondere una cultura dell’inclusione nel settore dell’ospitalità partendo dal capoluogo lombardo.

Secondo Eurostat, in Europa oltre il 27% della popolazione vive con una disabilità, più di una persona su quattro. Un numero che rende evidente come il tema dell’accessibilità riguardi non solo una minoranza, ma milioni di persone e tutte quelle che ogni giorno si relazionano con loro: amici, familiari, colleghi e partner.

Il nome stesso del progetto racconta la sua missione. UNBARRIER significa superare gli ostacoli e trasformare l’accessibilità in un impegno concreto e condiviso. Non si tratta solo di eliminare una barriera fisica, ma di promuovere un cambiamento culturale nel modo in cui i luoghi della socialità vengono progettati e gestiti.

L’iniziativa propone un kit di accessibilità che integra strumenti pratici e formazione dedicata agli esercenti. Tra gli elementi previsti: Rampe mobili “batti-gradino”, per superare i dislivelli all’ingresso dei locali, Campanelli esterni, che permettono alle persone con mobilità ridotta di segnalare la propria presenza, Menu accessibili, consultabili tramite QR code e disponibili anche in braille per persone cieche o ipovedenti, Vassoi preformati, progettati per facilitare il trasporto di cibo e bevande da parte delle persone in carrozzina, Tavoli più ampi e bassi, utilizzabili da tutti ma pensati per favorire l’accesso delle persone con disabilità, Stim toys, strumenti sensoriali pensati per persone neurodivergenti che possono trovarsi in difficoltà in ambienti rumorosi o affollati.

Accanto agli strumenti fisici, un ruolo centrale è svolto dalla formazione del personale. Il progetto prevede infatti sessioni dedicate allo staff dei locali per migliorare l’accoglienza delle persone con disabilità, lavorando sul linguaggio, sul superamento dei bias e sulle competenze pratiche. Tra i moduli disponibili anche introduzioni alla LIS – Lingua dei Segni Italiana, per facilitare la comunicazione con persone sorde.

UNBARRIER nasce anche con l’obiettivo di coinvolgere le aziende invitandole a sostenere l’adozione dei kit nei locali e a diventare partner del progetto.

Secondo i dati del Diversity Brand Index, 7 persone su 10 preferiscono brand che promuovono l’inclusione, mentre aziende più inclusive registrano risultati economici mediamente migliori rispetto a quelle meno attente a questi temi. L’accessibilità non rappresenta quindi solo un valore sociale ed etico, ma anche una leva strategica per lo sviluppo del business.

I primi brand ad aderire all’iniziativa sono Levoni, Sanbittèr e Miscusi, che hanno scelto di sostenere il progetto contribuendo alla creazione di una prima rete di locali pilota.

Tra questi figurano realtà note della scena milanese come Combo Milano, un primo ristorante Miscusi, Dry Milano, Morsettificio e Le Biciclette.

L’iniziativa ha ricevuto il supporto delle istituzioni cittadine.

L’assessora allo Sviluppo economico e alle Politiche del lavoro del Comune di Milano, Alessia Cappello, ha sottolineato come l’accessibilità rappresenti un elemento fondamentale per migliorare l’esperienza urbana: intervenire sugli spazi e sulla formazione del personale significa rispondere concretamente ai bisogni di tutti i cittadini.

Anche l’assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano, Lamberto Bertolè, ha evidenziato il valore del progetto nel mettere insieme società civile, imprese e istituzioni per costruire una città più inclusiva.

Per Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, l’accessibilità rappresenta inoltre un vantaggio competitivo per il sistema dell’ospitalità, capace di rendere la città ancora più attrattiva.

Il lancio di UNBARRIER arriva in un momento particolarmente significativo per la città, mentre Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 portano l’attenzione internazionale sul tema dell’inclusione e dell’accessibilità.

L’obiettivo dei promotori è ora ampliare progressivamente la rete di locali e partner coinvolti, trasformando UNBARRIER in un modello replicabile su scala nazionale.

Perché rendere accessibile un bar, un ristorante o un locale significa, in fondo, rendere più accessibile la città stessa. Ed è proprio negli spazi della quotidianità, quelli dove le persone si incontrano, lavorano e condividono momenti di socialità, che si misura davvero il livello di inclusione di una comunità.