Inchieste

L'impatto della guerra in Medio Oriente sulla event industry. Triumph Group tra resilienza e nuove strategie, Maria Elena Rossi: "Gli eventi nel Golfo non si fermano: rinvii temporanei, non cancellazioni"

Tra rinvii, criticità logistiche e maggiore prudenza da parte delle aziende, il mercato rallenta ma non si ferma. Secondo la manager che per Triumph segue lo sviluppo delle attività internazionali, si tratta di una fase temporanea, mentre il Golfo continua a restare un hub strategico grazie agli investimenti di lungo periodo.

Il conflitto che coinvolge l’Iran e che sta ridisegnando equilibri e percezioni di rischio nell’area del Medio Oriente sta provocando rinvii o cancellazioni di eventi e problemi logistici, come la chiusura di spazi aerei e aeroporti e l’incertezza sulla sicurezza per congressi e fiere internazionali (leggi news)

Il settore degli eventi internazionali negli ultimi anni ha trovato nel Golfo una delle aree più dinamiche per fiere, congressi e grandi eventi corporate. Nonostante il clima di incertezza, il mercato non si è fermato registrando fondamentalmente un atteggiamento più prudente da parte delle aziende.

A spiegare la situazione all'interno dell'inchiesta avviata da e20express  tra le agenzie italiane con sedi in quell'area,  è  Maria Elena Rossi, che per Triumph Group in qualità di Foreign Offices & International Development Director, segue da vicino lo sviluppo delle attività internazionali e le sedi operative tra Europa, Asia e Medio Oriente.

Secondo la manager, le aziende devono ormai considerare le crisi geopolitiche come parte integrante della pianificazione strategica. "Le crisi geopolitiche internazionali sono da considerarsi cicliche e devono oramai rientrare nella pianificazione delle nostre aziende", spiega. "Per questo è fondamentale poter contare su un network globale di partner di fiducia, attraverso il quale mitigare i rischi e favorire un clima di fiducia nell’ambito del business".

Al momento, l’impatto più evidente riguarda lo slittamento di alcuni appuntamenti già programmati. "Per ora abbiamo registrato il rinvio di alcuni eventi che contiamo di recuperare nella stagione autunnale", precisa Rossi. Non si tratta quindi di cancellazioni definitive, ma piuttosto di una pausa temporanea legata all’incertezza del momento.

Anche sul fronte economico, almeno per ora, le conseguenze restano contenute. Più che di perdite dirette, si parla di costi già sostenuti per la fase preparatoria dei progetti. "A oggi parliamo soprattutto di rinvio di eventi programmati e contiamo di ammortizzare i costi sostenuti per attività di scouting, sopralluoghi e pre-produzione", spiega.

Nonostante il contesto più instabile, il Medio Oriente continua a rappresentare un mercato centrale per l’industria degli eventi. Triumph Group, ad esempio, ha ancora diversi progetti confermati o in fase avanzata di negoziazione nei prossimi dodici mesi, in particolare negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Paesi che stanno continuando ad attrarre investimenti grazie ai grandi programmi di sviluppo legati alla Vision 2030.

"Abbiamo ancora diversi progetti confermati, o in fase di negoziazione avanzata, per i prossimi dodici mesi, principalmente concentrati su UAE e Arabia Saudita", racconta Rossi. "Evidentemente si è alzato il livello di incertezza, con contratti che tengono conto delle possibili evoluzioni del contesto geopolitico".

A sostenere la stabilità del mercato contribuisce anche la presenza di grandi eventi internazionali che godono di un forte sostegno istituzionale. Molti dei principali organizzatori fieristici globali hanno infatti già confermato appuntamenti nella regione, rendendoli più resilienti rispetto alla volatilità politica.

Questo non significa però che il settore sia immune alle pressioni del contesto internazionale. In alcuni casi sponsor e partner stanno chiedendo agli organizzatori di valutare possibili location alternative in Europa o in Asia. "La soglia di tolleranza al rischio si è abbassata sensibilmente", osserva Rossi.

Per gruppi internazionali come Triumph, la presenza di sedi in diverse aree del mondo rappresenta un elemento strategico. "La presenza di branch in Asia (Singapore e Shanghai) e in Europa, oltre all’Italia anche a Bruxelles e Londra, ci consente di accompagnare clienti e partner a operare scelte consapevoli", spiega.

Tra i fattori che oggi pesano nelle decisioni degli organizzatori ci sono anche le incognite legate ai trasporti. L’incertezza sui collegamenti aerei, tra tratte modificate e costi in aumento, può infatti incidere in modo significativo sulla pianificazione di eventi internazionali.

Anche i clienti stanno adottando un approccio più prudente. Molte multinazionali hanno introdotto una strategia di attesa prima di prendere decisioni definitive. "I clienti corporate adottano una logica “wait and see”: approvano budget ridotti, allungano i tempi decisionali e inseriscono clausole di uscita più ampie", spiega Rossi. Il fenomeno riguarda soprattutto le aziende con policy strutturate di travel risk management.

Diversa la situazione per le imprese che hanno una presenza diretta nella regione. In questi casi la tendenza è quella di mantenere gli impegni programmati, anche per ragioni di relazione e presidio del mercato.  "I clienti con presenza diretta nella regione tendono invece a mantenere gli impegni, spesso per ragioni di relazione e di presidio di un mercato locale che oggi è cruciale".

Nonostante le tensioni geopolitiche, il Medio Oriente mantiene quindi un ruolo centrale nell’industria globale degli eventi. Le infrastrutture sviluppate negli ultimi anni rappresentano infatti un vantaggio competitivo difficilmente replicabile nel breve periodo. "Dubai e Abu Dhabi hanno costruito centri congressuali e sistemi di ospitalità di livello mondiale difficilmente sostituibili", sottolinea Rossi.

A questo si aggiunge la pianificazione strategica dell’Arabia Saudita, che continua a investire in grandi progetti internazionali, anche in vista di appuntamenti di portata globale come Expo 2030 e i Mondiali di calcio del 2034.

Le principali preoccupazioni degli operatori del settore riguardano oggi soprattutto gli aspetti operativi e contrattuali. "Le principali preoccupazioni sono di natura contrattuale, sia con i clienti che con i partner locali, il tema del personale e gli aspetti assicurativi", spiega Rossi.

Guardando ai prossimi mesi, la prospettiva resta comunque moderatamente positiva. Secondo Triumph Group, il settore potrebbe attraversare una fase di rallentamento, ma non un cambiamento strutturale. "La nostra lettura è che si tratti di un rallentamento significativo ma non strutturale, almeno per i mercati del Golfo", conclude Rossi.

Nel medio periodo, tuttavia, la crisi potrebbe produrre un cambiamento negli equilibri geografici dell’industria degli eventi. "Potrebbe tradursi in una maggiore diversificazione geografica dei portafogli eventi, con un rafforzamento delle destinazioni europee e asiatiche come alternativa strutturale, non solo emergenziale, al Medio Oriente".

Maria Ferrucci