Inchieste

L'impatto della guerra in Medio Oriente sulla event industry. Gattinoni Events tra prudenza e continuità, Presutti: "Danno contenuto ma forte incertezza"

Come spiega ad e20express la manager (in foto), il mercato dei grandi eventi internazionali resta attivo, seppur più prudente: danni contenuti, investimenti ancora in corso e uno scenario futuro legato all’evoluzione del conflitto, con il rischio di impatti anche strutturali sul settore.

Il conflitto che coinvolge l’Iran e che sta ridefinendo equilibri geopolitici e percezioni di rischio in tutto il Medio Oriente sta avendo ripercussioni dirette anche sull’industria degli eventi internazionali  (leggi news). Tra cancellazioni, rinvii e criticità logistiche, come la chiusura di spazi aerei e aeroporti, il settore si trova a gestire una nuova fase di instabilità.

Eppure, nonostante il clima di incertezza, il mercato non si è fermato. L’area del Golfo continua a rappresentare uno degli hub più dinamici per fiere, congressi ed eventi corporate, anche se le aziende stanno adottando un approccio più prudente.

All’interno dell’inchiesta avviata da e20express tra le agenzie italiane attive nella regione, abbiamo raccolto il punto di vista di Elisa Presutti (in foto), Managing Director Gattinoni Events, che racconta l’impatto concreto della crisi sul business e le prospettive per i prossimi mesi.

"Il conflitto ha inciso in modo abbastanza importante", spiega Presutti. "Abbiamo registrato la cancellazione di alcuni viaggi e un conseguente lavoro di riprotezione. Alcune operazioni sono state sospese in attesa di evoluzioni".

Uno degli effetti più immediati riguarda anche i costi: "L’incremento delle tariffe aeree avrà sicuramente una ricaduta sulle future scelte di allocazione dei budget".

Nonostante questo, l’impatto economico, almeno per ora, rimane sotto controllo: "Possiamo parlare per la nostra agenzia e, ad oggi, il danno è abbastanza contenuto. Stiamo lavorando per supportare i clienti, anticipando le criticità e cercando di ridurre al minimo eventuali penali".

Sul fronte degli investimenti, il quadro resta attivo, anche se con numeri più cauti: "Attualmente parliamo di circa 350.000 euro di investimenti programmati nei prossimi 12 mesi nella regione".

Tuttavia, il rischio di un effetto domino sugli eventi internazionali è concreto: "I grandi eventi sono sempre esposti, non solo in Medio Oriente ma ovunque. La loro natura globale li rende sensibili a molteplici fattori: rotte aeree, provenienza degli ospiti, investimenti in marketing e sponsorship".

Alla domanda su un eventuale ridimensionamento dei budget, Presutti mantiene una posizione attendista: "È ancora presto per fare una valutazione precisa".

Il conflitto sta inevitabilmente mettendo in discussione il ruolo della regione come hub globale: "Nel breve termine certamente sì", ammette Presutti. "Ma nel medio-lungo periodo è difficile oggi delineare uno scenario definitivo".

A preoccupare maggiormente è il contesto generale: "La principale criticità è la profonda instabilità della regione e le conseguenze di un conflitto internazionale che impatta non solo il business, ma anche aspetti etici e umanitari molto gravi".

Guardando ai prossimi mesi, lo scenario resta aperto: "Ci auguriamo tutti che si torni al dialogo e alla diplomazia", conclude Presutti. "In caso contrario, la ricaduta sul mercato potrebbe diventare anche strutturale".

In un settore sempre più globale e interconnesso, la capacità di adattamento si conferma ancora una volta un elemento chiave. Tra gestione del rischio, flessibilità operativa e nuove strategie, l’industria degli eventi si trova oggi a navigare in un contesto complesso, dove ogni decisione richiede equilibrio tra visione e prudenza.

Maria Ferrucci