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Donne in tv, gli inserzionisti preferiscono gli ascolti
Cuoche e veline sì, se fanno ascolti. Ma la tv italiana non valorizza abbastanza la dignità e l’autorevolezza femminile. Esempi brillanti ovviamente ne esistono, ma nel complesso il gentil sesso viene escluso dalle stanze del potere. Ne hanno parlato quest’oggi, nell’ambito di un convegno promosso dalla rivista A, i top manager Gubitosi (Rai), Crippa (Mediaset), Stella (ex La7) e Zappia (Sky).
Italia-Francia, una distanza incolmabile. Almeno per quanto riguarda il ruolo delle donne in tv. Oltralpe, giusto per intenderci, non ci sono show dove la donna è velina o pupa tra i secchioni, insomma bella e senza cervello, come vuole lo stereotipo più odioso e maschio-centrico. Nel nostro Paese, troppo spesso, le donne vengono rappresentate in quanto cuoche, veline, mogli, fidanzate, amanti, in ogni caso comparse, che ruotano attorno alle figure maschili centrali. Certo, qualche esempio positivo è innegabile, si pensi a Lilli Gruber che sostituisce un ‘maschio-dominante’ come Giuliano Ferrara nella conduzione del programma tv Otto e mezzo e ne triplica gli ascolti. Ma, complessivamente parlando, si tratta di eccezioni che, come sappiamo, confermano la regola. Anche perché, in Italia, la presenza di donne è scarsa soprattutto nelle stanze che contano davvero, quelle del potere, quelle in cui si ‘costruisce’ la televisione di massa. Del tema si è discusso quest’oggi nell’ambito del convegno ‘Le donne in televisione’, promosso dalla rivista A (Rcs) svoltosi quest’oggi a Milano, presso la sala Montanelli del Corriere della Sera, in via Solferino. Intervistati dal direttore Maria Latella, sul tema si sono confrontati i top manager di quattro importanti network televisivi: il direttore generale Rai, Luigi Gubitosi, il direttore generale Mediaset, Mauro Crippa, l’ex presidente di La7, Giovanni Stella e l'amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia.
A rompere il ghiaccio, con la sua tradizionale ruvidezza, resa ancora più accentuata dal fatto di essere ormai un 'ex' presidente, dunque con le 'mani più libere' che mai, Stella ha colpito a tutto campo, criticando l’affidabilità dell’Auditel e 'scaricando' la responsabilità dello scarso ruolo delle donne sugli investitori pubblicitari. Ma andiamo con ordine. Il ragionamento dell’ex presidente di La7 parte (come sempre) dalle necessità di far quadrare i conti. I top manager, innanzitutto, devono preoccuparsi dei numeri, e allora devono essere le aziende inserzioniste a premiare quei prodotti televisivi che valorizzano il ruolo delle donne, spostando i budget sui programmi che se lo meritano.
Argomentazione, quella di Stella, che non convince Gubitosi, il quale ha evidenziato la diversità antropologica di un’emittente televisia pubblica, come la Rai, che, in quanto tale, non può rispondere solo a logiche puramente numeriche, imposte dallo share, ma deve anche e soprattutto svolgere un ruolo educativo di servizio pubblico. “Una trasmissione - ha spiegato Gubitosi - non deve avere successo sfruttando stereotipi che mercificano il corpo della donna”. Citando, a proposito, il caso di un programma Rai (senza volutamente farne il nome) in cui si è scelto di vestire maggiormente le presenze femminili che in esso compaiono, presentando un’immagine della donna maggiormente decorosa.
Altro tema che ha diviso gli ospiti di Latella è quello di un codice etico relativo alle donne, da introdurre nel mondo televisivo italiano. L’unico favorevole è risultato essere Gubitosi, anche perché la Rai, in quanto emittente pubblica, ne è già dotata. Contrari gli altri tre, a cominciare da Crippa, il quale ha messo in guardia dall’eccessiva produzione di regole burocratiche, che poi comunque non vengono rispettate. Per niente convinto sulla questione del codice etico anche Zappia, che ha evidenziato la necessità di promuovere un ragionamento sul merito e sulle competenze delle persone che fanno strada in tv, a prescindere dal fatto che siano maschi o femmine.
Ad aver creato vere e proprie scintille è stato, infine, il tema Auditel. Su fronti opposti Stella e Crippa; il primo a criticare il sistema di rilevazione “fermo a 30 anni fa” e ancora basato sul concetto di famiglia che si riunisce nel tinello di casa a guardare la tv, e il secondo a difenderne la legittimità e l’affidabilità.
A margine del convegno, Giovanni Stella ha spiegato ad ADVexpress che, libero da La7, il suo impegno convergerà adesso sulla neo-nata società di consulenza manageriale Masory, fondata il 21 dicembre 2012 assieme alla figlia Sara e a un socio, con lo scopo di aiutare e sostenere manager e imprenditori operanti in tutti i settori (non solo quello televisivo).
Mario Garaffa

