Media
Fondi all'editoria, via libera al decreto legge. La pubblicità online entra nel Sic
Passa la nuova legge sui finanziamenti pubblici alla stampa, che introduce alcune novità: la percentuale di vendita di copie per accedere ai contributi all'editoria deve essere pari al 25% delle copie distribuite per le testate nazionali e al 35% per le testate locali. La pubblicità online, comprese le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione, entra nel paniere dei ricavi del Sistema integrato di comunicazioni su cui si calcola anche il tetto antitrust del 20%. Le concessionarie di pubblicità sul web dovranno essere iscritte nel registro degli operatori di comunicazione.
Ha ottenuto il via libera alla Camera con 454 voti favorevoli, 22 contrari e 15 astenuti il decreto legge sul riordino dei contributi all’editoria, che fissa nuove norme sui contributi pubblici alla stampa di partito, sulle cooperative giornalistiche e sulla vendita di quotidiani e periodici. Contro il provvedimento hanno votato solo i deputati dell’Idv.
Il provvedimento disciplina la fase transitoria e rivede i criteri per l'erogazione dei contributi in vista della riforma complessiva del settore prevista nel disegno di legge delega di cui in questi giorni la commissione Cultura di Montecitorio inizia l'esame.
Il decreto del Governo, messo a punto dal sottosegretario con delega all'editoria Paolo Peluffo (nella foto), introduce nuovi criteri per l'accesso ai fondi.
La percentuale di vendita di copie per accede ai contributi all'editoria deve essere pari al 25% delle copie distribuite per le testate nazionali (rispetto al 15% della normativa precedente).
Riguardo alle testate nazionali, invece, la percentuale tra copie tirate/copie vendute in edicola deve essere almeno del 35%.
Una testata per essere definita "nazionale" deve essere distribuita in almeno 3 regioni.
Le norme di accesso ai contributi pubblici richiedono alle cooperative editrici di essere composte esclusivamente da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali con prevalenza di giornalisti, di possedere una maggioranza dei soci dipendente della cooperativa con contratto a tempo indeterminato e il requisito della 'mutualità prevalente per l'esercizio di riferimento dei contributi'.
Riguardo all'occupazione, il decreto prevede che le società editrici di testate quotidiane abbiano almeno 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato per l'intero esercizio di riferimento, mentre per le testate periodiche il numero di dipendenti scende a 3.
Novità anche per la pubblicità online, comprese le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione: farà parte del paniere dei ricavi del Sic (Sistema integrato di comunicazioni) su cui si calcola anche il tetto antitrust del 20%.
Le concessionarie di pubblicità sul web dovranno essere iscritte nel registro degli operatori di comunicazione.
Tra le altre novità: delegificazione per i "piccoli" periodici online, semplificazioni in materia di tariffe postali per l'editoria no profit; 2 milioni di contributi l'anno a favore di periodici italiani pubblicati all'estero; mantenimento del contributo alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale.
Le testate periodiche 'realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse per via telematica, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro' non avranno l'obbligo di registrazione al tribunale e al Roc.
Viene fornita un'agevolazione al passaggio della stampa convenzionale al digitale, con la possibilità di accedere ai contributi garantendo almeno 240 uscite annuali, 10 articoli al giorno per i quotidiani, 45 per i settimanali e plurisettimanali, 18 per i quindicinali, 9 per i mensili, in formato non inferiore 4 pagine per numero. E' previsto un contributo massimo di 10 mln di euro come credito d'imposta per favorire l'adeguamento tecnologico degli operatori e l'obbligo per edicole e venditori di tracciare le vendite e le rese dei quotidiani tramite l'utilizzo di strumenti informatici come lettori di codici a barre.
In merito alla distribuzione, il decreto impone a edicole e rivenditori, a partire dal 1 gennaio 2013, la tracciabiità delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e telematici basati sulla lettura dei codici a barre.
Il provvedimento disciplina la fase transitoria e rivede i criteri per l'erogazione dei contributi in vista della riforma complessiva del settore prevista nel disegno di legge delega di cui in questi giorni la commissione Cultura di Montecitorio inizia l'esame.Il decreto del Governo, messo a punto dal sottosegretario con delega all'editoria Paolo Peluffo (nella foto), introduce nuovi criteri per l'accesso ai fondi.
La percentuale di vendita di copie per accede ai contributi all'editoria deve essere pari al 25% delle copie distribuite per le testate nazionali (rispetto al 15% della normativa precedente).
Riguardo alle testate nazionali, invece, la percentuale tra copie tirate/copie vendute in edicola deve essere almeno del 35%.
Una testata per essere definita "nazionale" deve essere distribuita in almeno 3 regioni.
Le norme di accesso ai contributi pubblici richiedono alle cooperative editrici di essere composte esclusivamente da giornalisti, poligrafici, grafici editoriali con prevalenza di giornalisti, di possedere una maggioranza dei soci dipendente della cooperativa con contratto a tempo indeterminato e il requisito della 'mutualità prevalente per l'esercizio di riferimento dei contributi'.
Riguardo all'occupazione, il decreto prevede che le società editrici di testate quotidiane abbiano almeno 5 dipendenti con contratto a tempo indeterminato per l'intero esercizio di riferimento, mentre per le testate periodiche il numero di dipendenti scende a 3.
Novità anche per la pubblicità online, comprese le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione: farà parte del paniere dei ricavi del Sic (Sistema integrato di comunicazioni) su cui si calcola anche il tetto antitrust del 20%.
Le concessionarie di pubblicità sul web dovranno essere iscritte nel registro degli operatori di comunicazione.
Tra le altre novità: delegificazione per i "piccoli" periodici online, semplificazioni in materia di tariffe postali per l'editoria no profit; 2 milioni di contributi l'anno a favore di periodici italiani pubblicati all'estero; mantenimento del contributo alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale.
Le testate periodiche 'realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse per via telematica, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro' non avranno l'obbligo di registrazione al tribunale e al Roc.
Viene fornita un'agevolazione al passaggio della stampa convenzionale al digitale, con la possibilità di accedere ai contributi garantendo almeno 240 uscite annuali, 10 articoli al giorno per i quotidiani, 45 per i settimanali e plurisettimanali, 18 per i quindicinali, 9 per i mensili, in formato non inferiore 4 pagine per numero. E' previsto un contributo massimo di 10 mln di euro come credito d'imposta per favorire l'adeguamento tecnologico degli operatori e l'obbligo per edicole e venditori di tracciare le vendite e le rese dei quotidiani tramite l'utilizzo di strumenti informatici come lettori di codici a barre.
In merito alla distribuzione, il decreto impone a edicole e rivenditori, a partire dal 1 gennaio 2013, la tracciabiità delle vendite e delle rese dei giornali quotidiani e periodici attraverso l'utilizzo di strumenti informatici e telematici basati sulla lettura dei codici a barre.

