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Il mondo della produzione televisiva, tra ricerca di novità e budget ridotti

La presentazione del nuovo libro di Aldo Grasso, Prima lezione sulla televisione, tenutasi oggi, 14 aprile, a Milano, è stata l'occasione per un vivace dibattito sulla tv di oggi e di ieri, che ha visto protagonisti, oltre al professore e critico televisivo, Ilaria Dallatana, Ad di Magnolia, e Elisa Ambanelli, dg Intrattenimento Endemol italia.
Com'è cambiata la nostra cultura da quando è arrivata la televisione? Quali sono gli strumenti più utili per capire il piccolo schermo? Esiste davvero una buona televisione? A questa e a tante altre domande risponde 'Prima lezione sulla televisione', un'agile introduzione al mezzo di comunicazione più diffuso nelle case degli italiani, scritto da Aldo Grasso (nella foto), professore e critico televisivo del 'Corriere della Sera'.

La presentazione del testo, tenutasi oggi, 14 aprile, all'Università Cattolica di Milano, è stata l'occasione per un vivace dibattito sulla tv di oggi e di ieri, che ha visto protagonisti, oltre a Grasso, Ilaria Dallatana, Ad di Magnolia, e Elisa Ambanelli, dg Intrattenimento Endemol italia.

"Ho deciso di invitare Ilaria ed Elisa perchè sono state entrambe mie allieve e quindi hanno assistito personalmente alle mie lezioni sulla televisione - ha esordito Grasso -. Mi fa piacere riflettere con loro, che lavorano nell'ambito della produzione dei contenuti per la tv, su questo mezzo ancora così importante per noi italiani".

Il punto di partenza del libro di Grasso è costituito da uno sguardo storico alla televisione come tecnologia: una storia affascinante e 'plurale', proprio perchè sviluppata a partire da percorsi tortuosi e intricati, che hanno visto le intuizioni di numerosi scienziati, al lavoro in contesti di ricerca indipendenti, confluire progressivamente in una visione comune sul nuovo medium.

Non solo una storia della tecnologia, ma anche della televisione come agente di trasformazione sociale e unificazione nazionale: quali fasi ha attraversato la televisione italiana dal 1954, quando ha mosso i suoi primi passi sulla ribalta nazionale? E come è cambiata invece la società nel suo complesso?

Se solo guardiamo ad alcuni anni fa, appare chiaro che il modo di fare televisione era profondamente diverso, come hanno messo in luce Dallatana e Ambanelli. "Quando ho iniziato a lavorare a Mediaset - ha detto Elisa Ambanelli, oggi dg Intrattenimento Endemol italia - l'impressione era che tutto fosse molto più artigianale di adesso e che la tv avesse ancora molta strada davanti a sé".

"Oggi i programmi fanno molta più fatica a crescere che in passato - ha affermato Ilaria Dallatana, Ad di Magnolia - per due ragioni fondamentali: la riduzione del tempo televisivo a disposizione e l'erosione degli ascolti, dovuta da un lato alla proliferazione dei canali e dall'altro alla presenza degli altri mezzi, che quindi fa sì che un programma che non ottiene buoni ascolti venga subito eliminato dal palinsesto, senza che gli venga data una seconda possibilità".

"Attualmente sul mercato vige un regime di agguerrita competizione - ha continuato Dallatana -, che vede gli operatori competere nella realizzazione di prodotti sempre nuovi a costi sempre più bassi, data la contrazione dei budget dovuta alla crisi. E' anche per questo che i programmi hanno una durata maggiore: una volta che un produttore riesce a conquistare uno slot in palinsesto con un programma che funziona, vuole presidiarlo il più a lungo possibile, per evitare che se ne appropri la concorrenza".

E' questo il caso ad esempio del Grande Fratello, prodotto da Endemol, che, come ha sottolineato Ambanelli, dalle 16 puntate della prima edizione è arrivato alle 27 di quella attuale. Inevitabile, a questo punto, una riflessione sui reality show. "Le ultime due edizioni del GF sono partite un po' in sordina, perchè ormai i concorrenti entrano già con la consapevolezza del personaggio che vogliono diventare e dunque non c'è più la sorpresa della prima edizione - ha affermato Ambanelli - Tuttavia penso che il Grande Fratello non si possa definire un programma trash: certo, ci sono degli aspetti trash, ma come ci sono nella quotidianità che il programma vuole rispecchiare".

"Anche la prima edizione de L'Isola dei Famosi (prodotta da Magnolia, ndr.) è stata senza dubbio la più forte - ha affermato Dallatana -, però, anche se chi partecipa sa già che cosa aspettarsi, rimane sempre quel margine di imprevedibilità nel comportamento dei concorrenti che fa comunque apprezzare il programma. Sarebbe bello poter interrompere un format dopo il boom della prima edizione e proporre sempre qualcosa di nuovo, ma purtroppo questo non è possibile, perchè dietro la produzione dei format c'è una vera e propria industria che deve tenere conto di ricavi e costi e non può permettersi azioni di questo tipo".

Dal talk show al reality, dal telegiornale ai telefilm americani 'di qualità', al racconto televisivo dello sport, il volume di Aldo Grasso si interroga anche sulle forme e sui generi dei principali programmi televisivi.

Al centro di Prima lezione sulla televisione c'è poi anche il tentativo di esplorare alcuni temi insidiosi, spesso banalizzati dalla chiacchiera quotidiana sul piccolo schermo: il concetto di servizio pubblico e il rapporto tra la televisione e il suo controcanto riflessivo, la critica.

Secondo Ambanelli e Dallatana la critica, anche se spesso può avere degli effetti devastanti, soprattutto nel minare l'autostima dei conduttori, è utile perchè stimola la riflessione in chi si occupa di realizzare i format televisivi. "Dal pubblico ci arrivano solo dati numerici e noi siamo troppo immersi nel nostro lavoro per riuscire a osservare le nostre 'creazioni' con sguardo oggettivo - ha dichiarato Ambanelli -, dunque il parere dei critici, anche se molto spesso ci fa arrabbiare, è fondamentale: anche se non sempre vi prestiamo ascolto, infatti, ci pone nella condizione di farci delle domande sul nostro lavoro, che è comunque un atteggiamento positivo rispetto a sedersi sugli allori e non chiedersi mai cosa va e cosa non va dei nostri programmi".

Il libro infine si chiude con un doveroso e approfondito sguardo alla fase di transizione e progressiva trasformazione che la televisione italiana e globale stanno attraversando: un cambiamento che è in primo luogo tecnologico (per la moltiplicazione delle piattaforme e dei modi attraverso cui è possibile guardare la televisione), ma che coinvolge anche i contenuti del piccolo schermo.

Serena Piazzi