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L’analisi di Madison and Wall sulle fusioni tra broadcaster: la strategia di sviluppo e consolidamento cross-border di MFE è la più adatta a sfidare le piattaforme globali. Wieser: «La morte della Tv è un’esagerazione»

Da Comcast a Sky-ITV, passando per RTL e MediaForEurope, l’industria televisiva sta vivendo una delle fasi di riorganizzazione più intense degli ultimi anni. Ma secondo l’analisi di Brian Wieser, CEO di Madison and Wall, le fusioni domestiche, pur necessarie in alcuni mercati, restano un ripiego difensivo: solo una strategia di consolidamento cross-border - e quella di MFE ne è l’esempio più convincente - può dare ai broadcaster un’infrastruttura tecnologica e commerciale capace di competere con le piattaforme globali.

Il panorama televisivo globale attraversa una fase di riorganizzazione strutturale, mentre le media company tradizionali cercano di proteggersi dal declino della Tv lineare, dalla frammentazione dello streaming e dalla crescente attenzione catturata dalle piattaforme tecnologiche globali: uno dei periodi di ristrutturazione più intensi mai visti dal settore, osserva Brian Wieser, CFA, CEO and Principal di Madison and Wall.

Negli Stati Uniti, Comcast ha separato le reti via cavo in Versant e punta a scindere Comcast Corp. da NBCUniversal e Sky, mentre l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance va nella stessa direzione: le media company cercano una nuova soglia dimensionale in un mercato dove il vecchio modello non regge più da solo.

Anche l'Europa attraversa una transizione simile. Sky ha raggiunto un accordo per acquisire il ramo Media & Entertainment di ITV nel Regno Unito, mentre in Germania RTL sta integrando Sky Deutschland. Nel frattempo MediaForEurope ha ampliato il proprio perimetro oltre Italia e Spagna attraverso la posizione di maggioranza in ProSiebenSat.1, in quello che Madison and Wall definisce uno degli esempi più chiari di consolidamento cross-border tra broadcaster.

Questi movimenti seguono due percorsi distinti: il consolidamento domestico, che protegge i margini ed estende la vita dei business nazionali, e l'espansione cross-border, che costruisce l'infrastruttura tecnologica e commerciale necessaria per competere con le piattaforme globali. Per Madison and Wall il primo può essere necessario, ma non è sufficiente: per crescere davvero i broadcaster devono ragionare meno da incumbent nazionali e più da piattaforme video internazionali.

 

I limiti del consolidamento domestico

La logica finanziaria delle fusioni nazionali è facile da comprendere: riduzione degli immobili duplicati, back office unificato, vendite pubblicitarie accorpate, maggiore leva nei diritti sportivi. Operazioni come Sky-ITV nel Regno Unito o RTL-Sky Deutschland in Germania hanno senso in un'ottica difensiva, creando player locali più grandi e con costi più efficienti.

Il problema, sottolinea Madison and Wall, è che il consolidamento domestico migliora perlopiù l'economia del modello esistente, senza cambiarlo nella sostanza. La crescita resta limitata dal declino della visione lineare e dallo spostamento dei budget verso il digitale: gli inserzionisti allocano infatti sempre più risorse verso piattaforme capaci di offrire scala, dati, automazione e attribuzione.

Anche il fronte regolatorio rischia di diventare una distrazione: le fusioni domestiche richiedono un impegno enorme per dimostrare che il mercato rilevante è più ampio della sola pubblicità televisiva nazionale – argomento quasi sempre fondato, dato che i broadcaster competono ormai con YouTube, Netflix, Amazon, TikTok, Google e Meta – ma il processo resta nazionale, locale e lento, assorbendo energie che andrebbero investite in piattaforme davvero competitive: il consolidamento domestico compra tempo, non un futuro.

 

Perché la scala cross-border è la strada più solida

Il consolidamento cross-border segue una logica diversa: non produce gli stessi risparmi immediati – una redazione non si fonde con una di un altro Paese, così come una programmazione locale non è sostituibile in blocco – ma spinge i broadcaster a cercare efficienze dove conteranno di più in futuro: tecnologia, infrastrutture di streaming, dati, misurazione, vendita programmatica.

Madison and Wall indica MediaForEurope come l'esempio più chiaro di questa strategia: la sua presenza in Italia, Spagna e Germania le offre il potenziale per costruire qualcosa di più vicino a una piattaforma commerciale paneuropea. Un tentativo analogo, quello di Viaplay verso un player streaming globale su base europea, è naufragato nel 2023, un anno dopo il lancio, perché l'azienda e i suoi investitori non erano sufficientemente preparati agli investimenti necessari.

Il valore del consolidamento cross-border non sta nel possedere più asset televisivi, ma nell'offrire agli inserzionisti una proposta video premium più ampia su più mercati, allineata al modo in cui i budget vengono pianificati ormai comprando Google, Meta, Amazon o TikTok non come editori nazionali isolati ma come piattaforme scalabili con targeting locale sovrapposto: contenuti brand-safe, rilevanza locale, sistemi di acquisto comuni, dati migliori e attivazione cross-market, contro l'inventory frammentata dei processi locali separati.

I vantaggi vanno oltre i ricavi pubblicitari, aiutando i broadcaster a posizionarsi meglio nello streaming e nella vendita diretta, che richiedono tecnologie comuni e piattaforme programmatiche competitive: un broadcaster nazionale può costruirle da solo, ma con un'economia difficile tra costi elevati e base utenti limitata; uno cross-border può distribuirle su un pubblico e un'opportunità più ampi.

 

Il limite anche della scala cross-border

Attenzione, però: anche una strategia cross-border ben eseguita, avverte Madison and Wall, non colmerà del tutto il divario con le piattaforme globali. Netflix, Amazon, Apple e YouTube ammortizzano gli investimenti tecnologici su basi utenti globali, distribuendo ogni miglioramento su centinaia di mercati – una scala che nessun broadcaster europeo può eguagliare – e per Amazon o Apple il video può sostenere abbonamenti, retail e servizi cloud, permettendo loro di superare in spesa le media company tradizionali, che controllano anche l'interfaccia con il consumatore, da Fire TV ad Apple TV.

Questo non rende inutile il consolidamento tra broadcaster, ma significa che deve essere il primo di più passaggi: i broadcaster hanno più possibilità se combinano contenuti locali premium con infrastrutture cross-border di tecnologia, dati, pubblicità e distribuzione.

 

La strada da percorrere

Per Madison and Wall il futuro dei broadcaster non è semplicemente altro consolidamento: le combinazioni domestiche possono proteggere il flusso di cassa e preservare i contenuti locali – e in alcuni mercati potrebbero essere inevitabili – ma vanno trattate come un ponte, non un punto di arrivo. La strategia più solida resta l'espansione cross-border su un'infrastruttura condivisa, per creare piattaforme pubblicitarie più grandi – non solo Tv company locali più grandi – e diventare alternative credibili alle piattaforme digitali globali, non solo difensori del bundle Tv tradizionale.

La morte della Tv, chiude Madison and Wall, resta un'esagerazione: il pubblico continua a guardare video prodotti professionalmente, sport dal vivo, intrattenimento e contenuti locali. La vera domanda è se i broadcaster tradizionali sapranno organizzare quel valore in un modo che rispecchi le abitudini degli spettatori e le logiche di investimento degli inserzionisti. Il consolidamento domestico può rallentare il declino: solo la scala cross-border può offrire una possibilità concreta di costruire qualcosa di duraturo.

 

TR