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Mediaset: con lo stop al beauty contest si sospende la legalità

Sulla sospensione della procedura per l'assegnazione delle frequenze digitali tv, il gruppo di Cologno Monzese ritiene che tale atto sospenda in realtà una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita. E si riserva di valutare le azioni necessarie alla tutela degli interessi di una società quotata.
Appresa la notizia della sospensione della procedura del beauty contest per le frequenze digitali tv (vedi news correlata), Mediaset (nella foto il vicepresidente Piersilvio Berlusconi) ritiene, in una nota giunta in redazione, che "tale atto sospenda in realtà una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita. Al di là delle mistificazioni circolate, il beauty contest è assolutamente legittimo. L’iter che ne ha guidato la realizzazione è stato asseverato passo per passo, fin nelle più dettagliate previsioni, da Agcom, Ministero dello Sviluppo Economico e Commissione Europea.

Si tratta di una procedura equa, trasparente e non discriminatoria in grado di mettere la parola fine all’annosa querelle aperta in materia dalla UE contro l’Italia. Che l’assegnazione fosse attuata senza asta a rilanci, ma sulla base di parametri comunque economici come gli investimenti effettuati e previsti, la solidità del progetto industriale e le capacità professionali dimostrate, è stato condiviso ufficialmente dalla Commissione Europea e la stessa Commissione ha concordato il diritto degli operatori integrati a partecipare all’assegnazione con limiti e obblighi cogenti.

E’ questa la lampante dimostrazione che il beauty contest non regala niente a nessuno, tanto meno agli operatori integrati come Mediaset che nel passaggio dall’analogico al digitale sono stati già penalizzati con la perdita di un multiplex ciascuno. In più, Mediaset ha sempre acquisito sul mercato, pagandole, le frequenze in uso e ogni anno versa allo Stato un cospicuo canone di concessione calcolato in percentuale sul proprio fatturato. Quando lo Stato avvia ufficialmente una procedura pubblica di assegnazione di un bene, prende un impegno preciso con chi vi aderisce sostenendo investimenti. E tutti gli operatori riconosciuti idonei all’assegnazione - pubblici, privati, nazionali o locali - hanno preso impegni e hanno quindi diritto di pretendere che lo Stato mantenga i propri.

Mediaset confida quindi che il Ministero e il Governo restituiranno certezza al diritto. E in attesa di conoscere i contenuti del provvedimento, si riserva di valutare le azioni necessarie alla tutela degli interessi di una società quotata."

MF