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Montefusco, su Audiradio pesano i veti del socio Rai

In merito alla decisione di mettere in liquidazione di Audiradio, pubblichiamo una nota stampa con la dichiarazione di Eduardo Montefusco, presidente RNA - Radio Nazionali Associate e RDS - Radio Dimensione Suono.
In merito alla messa in liquidazione di Audiradio (vedi notizie correlate), pubblichiamo una nota stampa con la dichiarazione di Eduardo Montefusco, presidente RNA - Radio Nazionali Associate e RDS - Radio Dimensione Suono.

“Non ho ritenuto utile esprimere pareri sulla difficile situazione Audiradio prima di questo momento risolutivo principalmente per la funzione istituzionale di presidente di RNA che ricopro. L’associazione, anche mio tramite, ha compiuto sforzi notevoli per ricercare una concreta soluzione del problema. E proprio la fiducia che tutto potesse risolversi non mi esortava a produrre ulteriori squilibri tra le parti, con opinioni o asserzioni premature. Ora che la situazione si è oggettivamente determinata, credo sia giusto esprimere anche il mio punto di vista sull’intera vicenda.

Anzitutto mi preme evidenziare l’aspetto più importante generato da ormai due anni di assoluta paralisi dell’attività di Audiradio: la preoccupante incertezza che domina oggi il nostro comparto. L’assenza di dati di mercato rendono concreto il rischio di trasferire questa paralisi sulla raccolta pubblicitaria e di conseguenza sull’intero settore. I numeri di questa prima metà dell’anno parlano chiaro: siamo in regressione sulla raccolta e le trattative con i clienti sono ostacolate dall'assenza di riferimenti precisi. Sono segnali gravissimi di una crisi incombente, ed è inammissibile che proprio l’istituzione creata per garantire il comparto, oltre che il mercato, ne sia la causa.

Nonostante la richiesta di UPA, AssoComunicazione e Unicom di rendere disponibili almeno i dati CATI 2010; nonostante l’insistenza degli editori, che hanno sostenuto costi ingenti per la ricerca e si sono attivati in tutte le sedi per sollecitare una revisione e una semplificazione della gestione della società, e nonostante l’istruttoria da parte di Agcom sulle rilevazioni, i dati non sono stati comunque pubblicati, perché Audiradio è bloccata da veti e privilegi. Proprio quegli stessi che avrebbero dovuto essere rimossi per adeguare la governance della società alle indicazioni dell’Agcom. Sono 'diritti speciali' prevaricanti e inconcepibili di alcuni dei soci, e che sono la causa principale anche della mancata approvazione del Bilancio 2010.

È evidente, allo stato attuale delle cose, che Audiradio non è in grado di decidere nulla e non è in grado di conseguire il proprio oggetto sociale. E allora perché mantenere in vita una società la cui governance sembra avere l’unico scopo di salvaguardare i privilegi di alcuni e alimentare una marcata disuguaglianza tra i soci? Ciò non favorisce certo la tutela del comparto radiofonico italiano, anzi lo danneggia.

C’è una chiara responsabilità nell’epilogo di questa vicenda ed è da ascriversi principalmente al perdurare dei comportamenti messi in atto da parte del socio Rai, che ha opposto sia il veto alla consegna dei dati CATI 2010, sia il veto alla immediata realizzazione della ricerca 2011 secondo un’ipotesi attuativa proposta 'dalla Parte Mercato', che prevedeva una rilevazione mista CATI/Diari e la naturale, conseguente, evoluzione nel sistema 'Meter'. Tale ipotesi aveva raccolto, peraltro, l’adesione di una vasta maggioranza di soci di Audiradio.
È apparsa pertanto ingiustificata la posizione della Rai che ha contribuito fortemente a pregiudicare la posizione delle emittenti commerciali che traggono il proprio finanziamento esclusivamente dalla raccolta pubblicitaria, al contrario di RAI che può contare sull’apporto finanziario proveniente dal canone di abbonamento radiotelevisivo in aggiunta alle risorse pubblicitarie.
La realtà è che gli interessi che muovono il mondo RAI sono decisamente estranei agli interessi comuni agli imprenditori radiofonici italiani.

L’augurio che faccio, dunque, alla radio italiana è di uscire da questo ghetto culturale e che sudditanza e sviluppo vadano in direzioni opposte. La radio commerciale italiana ha capacità e possibilità intellettuali e finanziarie per innovare, anche in questo frangente. Esistono i presupposti per trovare una comunione d’intenti con il contributo di tutti e per realizzare una nuova ricerca basata su criteri di modernità e trasparenza. Senza privilegi e condizionamenti per nessuno".

C.P.