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Nel futuro della Rai una rete senza spot e canone in base al reddito. Al via referendum online
Tra poche settimane prenderà il via l'attesa consultazione online che inviterà gli utenti a dire la loro sulla tv pubblica. In seguito sarà la volta degli addetti ai lavori e, anche sulla base dei riscontri ottenuti, entro fine anno il governo presenterà una riforma. Tra le possibili novità, potrebbero esserci un canale senza pubblicità (provvedimento che anche Upa auspicava da tempo) e nuove soluzioni per combattere l'evasione in tema canone, che potrebbe essere collegato all'utenza elettrica, rapportato alla capacità di spesa o coordinato con la residenza.
E' da tempo che si parla della necessità di cambiamenti in Rai, ma ora pare che la riforma si stia delinando con sempre maggiore chiarezza. Stando a quanto riporta oggi, 19 giugno, il Corriere della Sera, Antonello Giacomelli, sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, sta lavorando al progetto insieme a Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria, e a Giovanni Legnini, sottosegretario all'Economia. Le principali novità potrebbero riguardare il canone e l'abolizione della pubblicità da uno dei canali. D'altra parte, considerato il fatto che sono ben il 27% gli abbonati che non pagano il canone, per un totale di 550-600 milioni di euro in meno ogni anno (l'imposta attualmente ammonta a 113,5 euro, ndr) nelle casse della Rai, non è difficile capire quanto sia urgente trovare una soluzione.
Tre le ipotesi al vaglio: collegare il canone all'utenza elettrica, come avviene già in Francia, coordinare il canone con la residenza o adeguare l'entità del canone alla capacità di spesa, abolendo l'imposta fissa.
Per tastare il terreno dovrebbe partire nel giro delle prossime settimane un referendum online, della durata di 60 giorni, a cui potranno partecipare tutti gli utenti, attraverso le varie piattaforme, semplicemente tramite una registrazione. Oggetto delle domande sarà la tv pubblica nel suo complesso, sul modello dei quesiti posti ogni dieci anni dalla Bbc ai suoi utenti.
Dopo aver raccolto il materiale, partirà la fase due, ovvero si ascolteranno gli addetti ai lavori, dagli operatori televisivi agli autori, passando per il mondo della pubblicità. Anche sulla base dei riscontri ottenuti, come si legge sul Corriere, entro fine anno il governo presenterà una riforma.
Molto probabile che si opti per una rete senza spot, provvedimento per altro già auspicato da tempo anche da Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente Upa (leggi news). La Bbc ha già fatto questa scelta, convogliando le pianificazioni solo su Channel 4. Ricordiamo che, nel 2013, ai 2,748 miliardi di ricavi della Rai, il canone ha contribuito per 1 ,756 miliardi dal canone e la pubblicità per 682 milioni. A quota 291 milioni invece ricavi commerciali.
Per quanto attiene invece alla governance, potrebbe essere deciso di affidare a un trust nominato dal Quirinale e slegato dai partiti, il compito di nominare a sua volta un amministratore unico e di stendere annualmente un rapporto sullo Stato del servizio pubblico. Revisione in vista anche per la commissione di Vigilanza Rai.
Inoltre la riforma potrebbe prevedere anche un ritorno alla vecchia Rai, con una maggiore valorizzazione dell'aspetto creativo, che al momento è passato in secondo piano, poiché gran parte dei contenuti (intrattenimento, show, grandi eventi) vengono realizzati da produttori esterni. Nelle intenzioni del governo, ci sarebbe anche l'idea di aiutare gli italiani ad apprendere l'utilizzo della rete, attraverso un progetto di alfabetizzazione ad hoc.
SP

