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Rai: vertici al lavoro per il risanamento. Dalla pubblicità la vera svolta
Un bouquet di canali lievitato a quota 15, 9 testate giornalistiche con redazioni dedicate, 11.410 addetti di cui si stimano in esubero tra le 500 e le 1000 unità e una rigidità contrattuale che gonfia gli organici. Questa la pesante struttura che, complice il difficile periodo economico mondiale, sta affondando i conti della tv pubblica da poco passata sotto la guida del nuovo direttivo capitanato dal presidente Anna Maria Tarantola (in foto) e dal direttore generale Luigi Gubitosi.
Priorità assoluta del nuovo vertice risanare il polo televisivo di Viale Mazzini a partire dalla revisione delle spese, difficile da razionalizzare ma necessaria per abbattere gli ingenti costi che nell'ultimo bilancio ammontano a 2.278,6 milioni di euro a fronte di 2.973,9 milioni di ricavi. Ed è proprio da questi ultimi che dovrebbe arrivare la spinta maggiore per il rilancio della Rai, come si legge su Affari & Finanza di Repubblica il 23 luglio 2012, previa riorganizzazione delle modalità operative della Sipra che, in un mercato pubblicitario in calo, flette il doppio delle concessionarie concorrenti e quando risale la china lo fa alla stessa velocità degli altri.
I pacchetti offerti dalla concessionaria Rai agli inserzionisti sono troppo rigidi e poco flessibili sul fronte della scontistica, fondamentale in un periodo di crisi. Se a questo aggiungiamo gli anticipi del 35% previsti dai contratti commerciali, si capisce bene come Sipra abbia registrato nei primi mesi dell'anno (prima degli Europei) un calo del 25% della raccolta rispetto al -10% di Publitalia. Da un'analisi di massima molte le inefficienze della struttura come evidenziano i ricavi dei canali digitali che, a fronte di una share dell'1%, dovrebbero procurare 30 milioni di raccolta contro i 10 effettivamente generati o ancora dai portali internet Rai.it e Rai.tv arrivano circa 6 milioni di ricavi pubblicitari quando ne potrebbero portare tra i 15 e i 20. Inefficienze che se colmate migliorerebbero il fatturato pubblicitario totale che nel 2011 si è attestato a 973 milioni contro i 1.039 del 2010.
E su Sipra, che non è materia editoriale quindi oggetto di Cda, Tarantola e Gubitosi potranno decidere in autonimia.
Ma i problemi per Viale Mazzini non si esauriscono sul fronte delle efficienze produttive. Per Augusto Preta, direttore di It Media Consulting, "finora è mancato un vero piano editoriale. La Rai non ha una strategia unitaria né in termini di target né di offerta, fondamentale in uno scenario multimediale quale l'attuale. Finora hanno utilizzato le logiche della vecchia tv lineare e monopiattaforma: ora devono riconsiderare le loro scelte mettendo testa e investimenti su internet. Considerando le esigenze degli utenti-target commerciali prima ancora che utenti-cittadini, e spostando le risorse dai canali alle offerte multipiattaforma".
Continuando a lavorare sui ricavi, viste le difficoltà che potrebbero sorgere politicamente, sindacalmente e culturalmente dalla strategia di spending review, possibilità di fare cassa anche dalla vendita di RayWay che gestisce la rete di trasmissione di Rai con un organico di 650 addetti. Un'operazione però che vale la metà di 11 anni fa. Da stime raccolte tra gli addetti ai lavori la struttura potrebbe oggi essere acquistata con circa 400 milioni di euro, cifra offerta da Crown Castle nel 2001 (800 miliardi di lire) per rilevarne il 49%. Operazione non andata a buon fine per il veto imposto dall'allora Governo Berlusconi.
A differenza di quanto accade alla società competitor Ei Towers (che fa capo a Mediaset) fiore all'occhiello di Fininvest nel comparto dei media, con quotazioni stabili a 518 milioni di euro verso il crollo del 40% del valore di borsa della capogruppo quotata a 1.518 milioni.
MF

