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Riforma Rai: primo via libera in Senato. All'Ad il compito di nominare i direttori di rete
La riforma dell'azienda di cui è presidente Anna Maria Tarantola è stata approvata il 9 aprile, in commissione al Senato. Il testo è pronto per essere discusso nelle aule di Palazzo Madama. Tra i punti nodali della riforma la figura dell'amministratore delegato, indicato dal governo e nominato dal cda, che fa parte del Cda e vota. Secondo la riforma, proprio all'Ad, e non più al CdA, dovrebbe spettare la nomina di direttori di rete, di testata, di canale e dei dirigenti di seconda fascia.
Procede al Senato la riforma della Rai. Il testo ha avuto il 9 luglio il via libera della commissione Lavori Pubblici di Palazzo Madama e ora approderà in Aula.
Questi i punti salienti della riforma relativa all'azienda presieduta ora da Anna Maria Tarantola (nella foto). (In allegato le slide)
CDA
- Attualmente il Consiglio di Amministrazione Rai è composto da 9 membri, di sui 7 eletti dalla Commissione di Vigilanza e 2 nominati dal Tesoro (tra cui il
presidente)
- La Riforma Renzi prevede invece che nel Consiglio siedano 7 membri, 2 eletti dalla Camera, 2 dal Senato, 2 nominati dal governo, 1 dai dipendenti
dell’azienda. Il presidente è eletto dal cda e confermato dai 2/3 della Vigilanza.
Dal Dg all'Ad
- Oggi Il direttore generale è indicato dal governo e nominato dal CdA: partecipa al CdA ma non vota
- La riforma introduce invece la figura dell'amministratore delegato, indicato dal governo e nominato dal cda: fa parte del Cda e vota
I poteri
- Attualmente Il Cda nomina, su proposta del Dg, direttori di rete, testata e canale. Il Dg firma contratti aziendali fino a 10 milioni solo con l’assenso del presidente
- La Riforma Renzi invece conferisce maggiori poteri all'Ad, che nomina direttori di rete, testata, canale e dirigenti di seconda fascia. Il CdA esprime solo un parere (obbligatorio ma non vincolante). Peri direttori di testata il parere diventa vincolante se contrari alla nomina i 2/3 (5 membri su 7). L’Amministratore delegato ha inoltre la possibilità di firmare autonomamente contratti fino a 10 milioni di euro.
Deleghe
- Delega al governo per la riforma del canone per il servizio pubblico e per la riforma del finanziamento alle tv locali
- Delega al governo per riordino e semplificazione delle norme su Rai, servizio pubblico e sistema dei media
SP
Questi i punti salienti della riforma relativa all'azienda presieduta ora da Anna Maria Tarantola (nella foto). (In allegato le slide)
CDA
- Attualmente il Consiglio di Amministrazione Rai è composto da 9 membri, di sui 7 eletti dalla Commissione di Vigilanza e 2 nominati dal Tesoro (tra cui il
presidente)
- La Riforma Renzi prevede invece che nel Consiglio siedano 7 membri, 2 eletti dalla Camera, 2 dal Senato, 2 nominati dal governo, 1 dai dipendenti
dell’azienda. Il presidente è eletto dal cda e confermato dai 2/3 della Vigilanza.
Dal Dg all'Ad
- Oggi Il direttore generale è indicato dal governo e nominato dal CdA: partecipa al CdA ma non vota
- La riforma introduce invece la figura dell'amministratore delegato, indicato dal governo e nominato dal cda: fa parte del Cda e vota
I poteri
- Attualmente Il Cda nomina, su proposta del Dg, direttori di rete, testata e canale. Il Dg firma contratti aziendali fino a 10 milioni solo con l’assenso del presidente
- La Riforma Renzi invece conferisce maggiori poteri all'Ad, che nomina direttori di rete, testata, canale e dirigenti di seconda fascia. Il CdA esprime solo un parere (obbligatorio ma non vincolante). Peri direttori di testata il parere diventa vincolante se contrari alla nomina i 2/3 (5 membri su 7). L’Amministratore delegato ha inoltre la possibilità di firmare autonomamente contratti fino a 10 milioni di euro.
Deleghe
- Delega al governo per la riforma del canone per il servizio pubblico e per la riforma del finanziamento alle tv locali
- Delega al governo per riordino e semplificazione delle norme su Rai, servizio pubblico e sistema dei media
SP


