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Vivendi, nel 2016 l'utile cala a 1,25 mld (-35%). Bollorè e De Puyfontaine indagati per scalata a Mediaset
Il gruppo Vivendi ha archiviato il 2016 con un utile netto di 1,25 miliardi di euro, in calo del -35% rispetto al 2015. I ricavi sono saliti del +0,5% a 10,8 miliardi. Il risultato operativo scende invece del -2,9% a 1,19 miliardi.
L’esercizio, si legge in una nota di Vivendi, ha registrato un progresso dei ricavi di Universal Music Group (+3,1% a 5,26 miliardi), mentre è in calo il fatturato di Canal+ (-4,7% a 5,2 miliardi), di riflesso alla flessione della pay tv in Francia e di Studiocanal, mentre le attività internazionali sono in crescita del +6,8% (+19,9% in Africa).
Universal Music ha fatto segnare un utile operativo corrente in progresso del 9,8% a 687 milioni, mentre Canal+ ha registrato una flessione del 44% a 303 milioni.
La posizione netta di tesoreria del gruppo è positiva per 1,1 miliardi.
Nel corso del 2016 il gruppo presieduto da Vincent Bollorè (in foto) ha investito 600 milioni di euro per aumentare la propria quota in Telecom Italia e 1,3 miliardi per rastrellare la partecipazione in Mediaset. Attualmente Vivendi ha in portafoglio il 23,9% di Telecom e il 28,8% di Mediaset.
La flessione dell’utile, ha spiegato il gruppo francese, è legata all’uscita dal perimetro di alcune attività, come la compagnia telefonica brasiliana GVT, ceduta a Telefonica. Il risultato netto è comunque superiore alle stime degli analisti.
Per l’anno in corso il management di Vivendi prevede un aumento dei ricavi “superiore al 5%” e una crescita del margine operativo lordo di circa il 25%.
Relativamente alla recente 'scalata' a Mediaset, è di questi giorni inoltre la notizia che Vincent Bollorè è indagato dalla Procura di Milano con l'accusa di aggiotaggio. Con lui anche l'ad della società Arnaud De Puyfontaine.
Ne danno notizia alcuni quotidiani spiegando che l'iniziativa deriva da un esposto presentato in procura dalla Fininvest. Secondo la società che detiene il 40% di Mediaset, il gruppo transalpino avrebbe "creato le condizioni" per "far scendere artificiosamente il valore del titolo Mediaset" per poi scalare "a prezzi di sconto", con la disdetta del contratto d'acquisto di Mediaset Premium pattuito in aprile insieme allo scambio azionario del 3,5% tra Vivendi e Mediaset.
Aggiotaggio significa infatti divulgare notizie false, o avvalersi di informazioni riservate, per alzare o abbassare il valore di un attività finanziaria, in questo caso le azioni del principale gruppo televisivo italiano, nel cui capitale Vivendi era salita il mese scorso alla soglia del 30%, che avrebbe fatto scattare l'obbligo di presentare un'offerta d'acquisto.
"Volevamo trovare un accordo con Mediaset e vogliamo sempre trovarlo. Ma le informazioni presentate da Mediaset su MediasetPremium erano diverse dalla realtà": dice l'ad di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, in un'intervista a Les Echos nel giorno in cui è stato indagato con a Vincent Bollorè dalla procura di Milano. "Oggi non abbiamo più colloqui, ma riflettiamo a diversi scenari. Deteniamo poco meno del 30% del capitale e dei diritti di voto, non abbiamo bisogno del 100%, possiamo benissimo restare azionista di minoranza. L'importante è un partenariato costruttivo".

