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LO STORYTELLING DI FILMGOOD. Steven Spielberg agli studenti di Harvard: "istruzione, intuizione e tolleranza le basi per costruire il futuro"

Nel discorso di benvenuto tenuto il 26 maggio di fronte agli ammessi al college nel 2016, il regista e forse lo storyteller cinematografico più celebre al mondo, in un monologo di 18 minuti e 2400 parole ha ispirato la platea di giovani promesse ricordando che il loro compito sarà quello di essere gli innovatori, gli ispiratori, i leader e, in una parola, i“caretakers” del futuro. E che per questo dovranno respingere ogni forma di odio, per favorire umanità e tolleranza. 
HARVARD’S 365 th COMMENCEMENT SPEECH Steven Spielberg

“My job is to create a world that lasts two hours. Your job is to create a world that lasts forever.”

Con eleganza, misura e un carisma innato, Steven Spielberg, forse lo storyteller cinematografico più celebre al mondo, ha tenuto il 26 maggio scorso il 365° Commencement Speech per dare il benvenuto agli ammessi di Harvard del 2016.

Guarda il video

Steven Spielberg è una delle pochissime celebrità di Hollywood capace di tenere l’attenzione del pubblico con magnifica eloquenza e grande passione andando ben oltre quello che è il suo lavoro quotidiano. Il suo discorso di 18 minuti e 2400 parole era variegato e ben strutturato come uno dei suoi film e ha dato voce alla sua compassione, alla sua empatia, ispirazione e ironia, per dire che l’istruzione, l’intuizione e la tolleranza “will determine the actual future. And I hope that it’s filled with justice and peace.”

In un discorso carico di motivazioni, privo di luoghi comuni e pieno di consapevolezza della vita reale, Spielberg ispira la sua platea - “you’re the future innovators, motivators, leaders” - ma allo stesso tempo celebra il ruolo ‘più tranquillo’ ma ugualmente importante dei “caretakers”.

Benché lui avesse le idee chiare alla loro età - abbandonò l’università al secondo anno - capisce che l’incertezza fa parte del processo di maturità. “I left college because I knew exactly what I wanted to do, and some of you know, too - but some of you don’t. Or maybe you thought you knew but are now questioning that choice.”

Enfatizzando i ‘sussurri’ dell’intuizione quando si alzano di fronte alle ‘grida’ della coscienza, Spielberg dimostra empatia per le insicurezze dei giovani che pensano al loro futuro: “Your conscience shouts ‘here’s what you should do,’ while your intuition whispers ‘here’s what you could do.” Aggiungendo ironicamente che a volte le aspettative sono diverse: “Maybe you’re sitting there trying to figure out how to tell your parents that you want to be a doctor and not a comedy writer.”

Impartisce agli studenti la sua saggezza maturata nel tempo: “Do not let your morals be swayed by convenience or expediency,” mentre ricorda loro a grande importanza che la storia, per quanto dolorosa, gioca nella loro vita, proponendo di non “turn away from what’s painful. Examine it. Challenge it.”

Ma forse il messaggio più forte a questi nuovi studenti, per incoraggiarli a diventare i “caretakers” del futuro, è di respingere ogni forma di odio, “because there’s no difference between anyone who is discriminated against, whether it’s the Muslims, or the Jews, or minorities on the border states, or the LGBT community -it is all one big hate.”

Allo stesso tempo, elegantemente, infila una frecciata nei confronti di Donald Trump: “We are a nation of immigrants - at least for now.”

E’ difficile immaginare come potrebbe essere migliorato un discorso di inizio anno così. Spielberg incita il suo pubblico a prendersi cura del nostro futuro, del loro futuro, un futuro di umanità e tolleranza. E’ sincero quando chiede a questa nuova generazione di imparare dalla storia e trarre beneficio dai privilegi che vengono dalla loro educazione, di usare la loro intuizione per aiutare il mondo a diventare un posto migliore.

Il suo commento finale racchiude tutti i temi del suo lungo discorso in una nota di familiare ironia: “And finally, I wish you all a true, Hollywood-style happy ending. I hope you outrun the T. rex, catch the criminal and for your parents’ sake, maybe every now and then, just like E.T.: Go home. Thank you.”


Richard Ronan 
FILMGOOD 
rronan@filmgood.sm