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Ricerche

Travel manager e fleet manager, in Italia grandi responsabilità ma ancora scarso riconoscimento

Una ricerca commissionata dalla casa editrice Newsteca all’Università degli Studi Milano-Bicocca e Criet mette in luce lo scarso riconoscimento di travel manager e fleet manager, figure professionali che all’interno delle aziende si occupano della gestione, rispettivamente, delle trasferte di lavoro e delle flotte auto.
Gestiscono aree strategiche all’interno delle aziende e hanno il compito di ottimizzare voci di spesa rilevanti, ma il loro ruolo (che è invece fortemente valorizzato nel mondo anglosassone) in Italia non trova un adeguato riconoscimento: sono i travel manager e i fleet manager, le figure professionali che gestiscono, rispettivamente, le trasferte di lavoro dei dipendenti e i parchi auto aziendali.

A rivelarlo, per la prima volta nel nostro Paese, è uno studio realizzato da Newsteca in collaborazione con Andrea Giuricin e Giacomo Di Foggia dell’Università degli Studi Milano-Bicocca e Criet. 
Lo studio è sponsorizzato da HRS, The Hotel Solution Provider

I risultati della ricerca, raccolti interpellando circa 400 responsabili delle trasferte e del parco auto, sono stati presentati il 25 febbraio durante il convegno 'La figura professionale del travel manager e del fleet manager: ruolo ed evoluzione delle funzioni', presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca. Alla presenza di una folta platea di travel manager e fleet manager si sono alternati gli interventi di head hunter, consulenti, docenti universitari, manager che hanno evidenziato criticità e opportunità di crescita professionale dei due ruoli. 

Ecco, più in dettaglio, alcuni risultati della ricerca: i travel manager sono in prevalenza donne (70,5%), di età compresa tra 41 e 55 anni e con un’esperienza nel ruolo tra cinque e dieci anni. 

Sono perlopiù impiegati (57,9%) e solo nel 29% dei casi quadri. Il loro stipendio annuo lordo si colloca nel 39% dei casi tra i 30.000 e i 50.000 euro, mentre nel 28% dei casi non supera i 30.000 euro: una retribuzione complessivamente modesta che può essere motivata, oltre che da una scarsa consapevolezza del valore strategico del business travel all’interno delle aziende, anche dal fatto che nelle statistiche globali l’Italia compare come un Paese nel quale la differenza di salario tra uomini e donne è fortemente discriminatoria. 

Nonostante lo scarso riconoscimento, oggi i travel manager italiani sono chiamati a svolgere mansioni sempre più complesse, che includono una puntuale analisi dei dati di spesa (è noto che le spese di viaggio attualmente rappresentano per le aziende la seconda o terza voce di spesa nei bilanci), la negoziazione sempre più serrata con i fornitori per ottimizzare i costi, la supervisione di nuove tecnologie per la gestione dei viaggi di lavoro. 

Il divario tra le responsabilità crescenti e lo scarso riconoscimento si traduce in un’insoddisfazione che lo studio è riuscito a tradurre in un indice di valorizzazione fortemente negativo: -53,4.

Appare migliore la situazione dei fleet manager, il cui indice di valorizzazione è meno negativo rispetto ai travel manager (-18,8). I responsabili dei parchi auto aziendali sono in prevalenza uomini (62,3%) e di età compresa tra 41 e 55 anni. Sono in prevalenza quadri (49,3%), mentre solo il 31,9% è impiegato. Il 13% degli intervistati sono dirigenti. Anche la retribuzione è più elevata, probabilmente a causa delle posizione di grado superiore rispetto a quanto rilevato per i travel manager: solo l’8,7% dei rispondenti dichiara di guadagnare fino a 30.000 euro lordi annui, mentre il 39,1% percepisce uno stipendio compreso tra 30.000 e 50.000 euro e il 15,9% tra 50.000 e 70.000 euro. 

La causa di questo maggiore riconoscimento potrebbe risiedere nella sensibilità mediamente alta che si manifesta nelle aziende in relazione alla gestione della flotta, di cui - quando si parla di veicoli in 'fringe benefit' - è riconosciuto l’aspetto motivazionale delle risorse umane.