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UFI: le fiere sentono la crisi

Le priorità strategiche degli intervistati, in termini di attività svolte e mercati geografici di riferimento, mostrano tuttavia dinamicità: l’82% dichiara l’intenzione di sviluppare nuove attività, tra cui nuovi eventi live e virtuali, e il 49% ritiene prioritario entrare in nuovi mercati geografici.

“Per la prima volta negli ultimi 18 mesi la maggior parte dei partecipanti al sondaggio, provenienti da circa 50 Paesi, considera la propria attività colpita dalla crisi economica.” Questo quanto emerge dai risultati dell’ottava edizione del Global Barometer Survey, condotta da UFI - The Global Association of the Exhibition Industry con l’obiettivo di analizzare l’impatto che la crisi economica ha avuto sull’industria fieristica nei vari Paesi.

Le proiezioni sul fatturato evidenziano un appiattimento dei trend positivi registrati nella rilevazione di giugno 2011. In termini di profitti meno del 50% delle aziende dichiara un incremento superiore al 10% rispetto all’anno precedente, tranne in Asia, dove già la maggior parte degli intervistati indica una crescita degli utili maggiore del 10%.  

Il sondaggio ha indagato i fattori ritenuti più importanti nell’immediato futuro: le condizioni di salute dell’economia nazionale/regionale e l’incertezza  economica globale continuano ad essere elementi critici, così come la competizione locale/nazionale all’interno del settore fieristico e le sfide di gestione interne.

Le priorità strategiche degli intervistati, in termini di attività svolte e mercati geografici di riferimento, mostrano una dinamicità delle aziende intervistate: l’82% dichiara l’intenzione di sviluppare nuove attività, tra cui nuovi eventi live e virtuali, e il 49% ritiene prioritario entrare in nuovi mercati geografici.

Fonte, Fiera Milano news n.42