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Un 2015 con segno più per il business travel. Cresce il fenomeno dell'escursionismo d’affari

Il segno positivo caratterizza le trasferte di lavoro sia nazionali sia internazionali, con un aumento complessivo di oltre il 3%. La spesa delle aziende italiane cresce del 2%, con sempre più travel manager fiduciosi anche per il 2016. Stati Uniti e Brasile registrano la maggiore crescita, mentre frenano i viaggi verso la Cina. In Europa crescono le trasferte verso Germania e Francia. L’escursionismo d’affari in aumento del 4,5% influisce negativamente sulla durata media dei viaggi.

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Il 2015 non delude le attese e si conferma un anno caratterizzato da un’economia finalmente in crescita anche in Italia. I viaggi d’affari delle aziende italiane convalidano questa tendenza, registrando segni positivi in tutti i settori. 
Sono confortanti a questo proposito i dati della quindicesima edizione dell’Osservatorio Business Travel (OBT), che la rivista Turismo d’Affari ha presentato in occasione della Bit - Borsa Internazionale del Turismo.

La ricerca, che analizza il mercato del turismo d’affari in Italia nel 2015, è condotta dal professor Andrea Guizzardi e realizzata con il supporto scientifico e tecnico della Scuola Superiore di Scienze Turistiche e il patrocinio del Dipartimento di Scienze Statistiche dell’Università di Bologna. Sponsor ufficiali sono HRG Italia, HRS - Hotel Reservation Service e Vueling con il supporto di AirPlus International Italia.

L’Osservatorio è in grado di fornire una precisa analisi del segmento business travel in Italia grazie a interviste dirette ai responsabili della gestione dei viaggi di un campione di imprese, stratificato per dimensione e settore produttivo.

In linea con i mercati europeo e nazionale, i viaggi d’affari delle imprese italiane sono cresciuti nel 2015 del 3,3% rispetto al 2014 raggiungendo quota 31,8 milioni. Confermato l’andamento positivo iniziato nel 2014, l’incremento riguarda tutti i segmenti, compreso quello intercontinentale che, pur registrando la performance peggiore (+1,7%) a causa dell’indebolimento della domanda dei Paesi emergenti e dell’aumentato livello di rischio in diverse aree, è sostenuto dalla crescita degli investimenti diretti esteri delle aziende italiane. 

Stati Uniti e Brasile registrano la maggiore crescita, mentre frenano i viaggi verso la Cina. In Europa crescono le trasferte verso Germania e Francia. L’escursionismo d’affari in aumento del 4,5% influisce negativamente sulla durata media dei viaggi. 
Quest’ultima diminuisce grazie alla crescita delle opportunità di trasporto e per la convinzione degli uffici viaggi di poter risparmiare effettuando trasferte in giornata. L’aumento dei pernottamenti si ferma infatti al 2%.

Il treno registra la crescita maggiore (+3,9%), ma l’automobile si conferma il mezzo preferito da chi viaggia per lavoro (con una quota di mercato del 46,2%) e anche dal punto di vista qualitativo si notano segnali positivi quali la stabilizzazione del downgrading e downsizing delle flotte. 
Il segmento Mice segna una significativa crescita del 3%, riflettendo un investimento in innovazione di processo, di prodotto e nel capitale umano importante per accompagnare le imprese fuori dal periodo di recessione.

Nel 2015 la spesa per i viaggi d’affari sale a 19,5 miliardi di euro (+2%). Molto differenti le dinamiche sui segmenti nazionale (+3,3%) e internazionale (+1,2%) soprattutto a causa dei prezzi dei servizi travel, in diminuzione sul mercato internazionale, mentre in Italia il crollo del costo dei carburanti è stato in parte bilanciato da importanti aumenti nel costo dei passaggi aerei e degli hotel.

Anche il 2016 sarà un anno a segno più secondo i travel manager, con una previsione positiva per il terzo anno consecutivo. 

«Gli ottimisti prevalgono soprattutto nel terziario a causa della maggiore esposizione delle nostre imprese industriali al rallentamento delle economie emergenti – afferma Guizzardi –. A crescere saranno soprattutto spesa e trasferte sui mercati core per il terziario ovvero i segmenti nazionale ed europeo. Nel complesso le valutazioni dei travel manager intervistati sono compatibili con un aumento della spesa, in termini nominali, tra 2,5 e 4,5%. La proiezione sconta le positive prospettive di crescita per l’economia nazionale, la rivalutazione del dollaro ma prezzi del petrolio stabili. Rimane comunque una grande incertezza legata alle prospettive di crescita economica nei Paesi emergenti, in primis la Cina».