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Blueroads verso nuove strade
Blueroads nasce con un’idea precisa: percorrere le “strade blu”, quelle meno battute. Una filosofia che, nei primi anni, ha dovuto fare i conti con un contesto imprevedibile e complesso, ma che oggi si traduce in un modello di lavoro fondato su creatività, competenza tecnica e ascolto dei clienti. Ne parliamo con Lorenzo Dossena, amministratore delegato dell’agenzia.
Cinque anni fa nasce Blueroads. Guardando al percorso dall’inizio ad oggi, quale momento considera il più significativo nella crescita dell’azienda?
In realtà il brand Blueroads è nato sei anni fa e, probabilmente, il momento più significativo è stato proprio il primo anno, il 2020. Pronti via e ci siamo trovati in salita, ma abbiamo saputo reagire subito, dedicandoci a regie professionali di eventi online. La vera partenza, però, è in effetti avvenuta a inizio 2021.
Che cosa rappresentano per lei le “strade blu” a cui fa riferimento il nome dell’agenzia?
Le “strade blu” sono quelle più belle e più interessanti, perché portano al cuore delle cose e dei luoghi. È lo stesso principio che vale per le idee creative migliori: richiedono più ricerca e più lavoro, ma sono quelle che poi generano grandi soddisfazioni e risultati.
Dal prossimo anno Blueroads diventerà anche agenzia viaggi. Cosa vi ha spinto verso questa direzione?
Il nostro core business resta la parte progettuale e creativa, ma in questi anni abbiamo ricevuto sempre più richieste di supporto anche sulla cosiddetta logistica. Inoltre, lo status di agenzia viaggi ci consente la fatturazione con IVA al 10% o in 74ter, che ci rende più competitivi per clienti per i quali l’IVA rappresenta un costo, come banche e assicurazioni.
In che modo vi siete strutturati per questa attività?
Abbiamo inserito una Direttrice tecnica: Emanuela Eco, un profilo di grande valore. Per il resto, le nostre project manager sono professioniste formate in Blueroads a 360 gradi: seguono sia la parte creativa e progettuale sia quella logistica, dalla pianificazione all’operatività. Poi, quando serve, costruiamo team ad hoc, con il supporto di tutti i professionisti necessari che, in oltre 25 anni nella live communication, sono diventati miei collaboratori più o meno continuativi.
Ci può spiegare quali vantaggi offre, dal punto di vista operativo, avere internamente questo servizio rispetto all’esternalizzazione?
In realtà la logistica non l’abbiamo mai davvero esternalizzata, se non quando siamo stati coinvolti in progetti come agenzia creativa e tecnica accanto ad altre strutture. Per esempio, per un evento da 1.300 persone a Montecarlo, il cliente ha ingaggiato un’agenzia per la logistica e noi per creatività e produzione scenotecnica. Altri clienti ci chiamano invece con continuità per gestire eventi 360°, fatti di segreteria organizzativa, biglietteria, hotel, location oltre che produzione e creatività.
Ci sono servizi che esternalizzate, per sostenere l’attività di Agenzia viaggi?
Sì, ad esempio la biglietteria, che acquistiamo tramite un partner di fiducia. Il costo per il cliente finale rimane identico, mentre per noi è un modo per mantenere l’organizzazione snella e flessibile.
C’è qualche criticità in questo nuovo business?
L’aspetto più delicato è legato alla gestione finanziaria: preferiamo lavorare con modelli chiari e sostenibili. Per questo collaboriamo con clienti che condividono un approccio corretto e trasparente, e che accettano condizioni di pagamento equilibrate. È un tema importante per tutto il settore: la sostenibilità dei flussi, soprattutto quando i progetti coinvolgono molte voci di logistica, è fondamentale.
Vede altre criticità nel settore degli eventi?
Un tema storico sono le gare. Se ne discute da anni, tra agenzie e nei tavoli di lavoro del settore, e oggi il confronto continua anche attraverso community e iniziative dedicate. Si registrano alcune buone pratiche, ma c’è ancora enorme margine di miglioramento. In particolare, fanno la differenza brief scritti bene: completi, coerenti e condivisi in riunioni dedicate. Non sempre accade, e questo rende più difficile per le agenzie lavorare con efficacia. Inoltre, non tutte le aziende hanno piena consapevolezza dell’investimento richiesto da una gara in termini di tempo e risorse. In generale, quando un’azienda coinvolge un numero contenuto di agenzie e riconosce il valore del lavoro progettuale, il processo diventa più efficiente e sostenibile per tutti.
A suo avviso i committenti dovrebbero quindi prevedere un rimborso per i progetti presentati in gara?
Le strade possibili, a mio avviso, sono due. La prima è costruire un rapporto tra partner: ci si sceglie per competenza, affinità e fiducia. È un modello che Blueroads vive sia con alcuni clienti, sia con alcuni fornitori storici. La seconda strada è rendere le gare più sostenibili: poche agenzie coinvolte e progetti riconosciuti economicamente dal committente con una cifra proporzionata all’impegno. Inoltre, è importante evitare dinamiche poco chiare, come il “cherry picking”, cioè attingere a idee di più progetti. Un processo più trasparente, con regole definite, è nell’interesse del sistema e quindi, sul lungo periodo, di tutti.
Guardando invece al futuro, dove vede Blueroads tra altri cinque anni?
Non ho fondato Blueroads immaginando una “fabbrica”, ma uno studio professionale. Dico spesso che ho fatto questa scelta per lasciare i processi (aziendali) e tornare ai progetti. So di essere una voce un po’ fuori dal coro, forse anche un po’ idealista, perché non inseguo la crescita esponenziale: cerco piuttosto la qualità del lavoro e della vita personale. Naturalmente una crescita è necessaria, anche per accompagnare economicamente l’evoluzione professionale dei collaboratori. Ma, in parole semplici, non puntiamo alla grandezza in sé: puntiamo alla qualità. Tra cinque anni mi auguro di essere ancora qui, nel cuore dei progetti, con clienti affezionati che apprezzino la qualità creativa del nostro team e la competenza costruita in tanti anni di esperienza.
Qual è il messaggio finale che vorrebbe lasciare ai potenziali clienti?
Il valore che differenzia Blueroads risiede nel suo DNA: da una parte, i miei 25 anni di esperienza sui grandi eventi; dall’altra, la potenza creativa dei miei soci di The Van. Non ho fondato Blueroads da solo, assumendo qualche creativo o lavorando con freelance occasionali. Ho co-fondato Blueroads con un socio quasi alla pari. Questo significa che il nostro team creativo coincide con un’agenzia di comunicazione di 15 persone, composta esclusivamente da creativi: quattro autori di contenuti originali, oltre a strategic planner, copy, art, videomaker e molto altro. A me è rimasto il compito di strutturare un team di project manager e, per i grandi eventi, mettere in piedi team dedicati, come ho sempre fatto.
Il nostro approccio si fonda sull’ascolto e sul dialogo con i committenti. La qualità dei nostri lavori nasce da ciò che siamo e che abbiamo scelto di essere. E dal tempo che dedichiamo ad ogni singolo progetto.

