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Milano-Cortina 2026, eredità e futuro dei grandi eventi: il racconto di Maria Laura Iascone
Dire sì a un evento che cambia la vita professionale (e personale) per tre anni. È da qui che parte il dialogo tra Andrea De Micheli, presidente Casta Diva Group e Maria Laura Iascone, protagonista in qualità di direttrice delle cerimonie di uno dei progetti più ambiziosi nel panorama degli eventi globali: le Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.
Alla domanda se, conoscendo oggi l’intensità del percorso, accetterebbe di nuovo l’incarico, Iascone risponde in modo diretto: sì. Nonostante la complessità, i ritmi serrati e quella “bolla” operativa che ha caratterizzato gli ultimi anni, l’opportunità rappresenta qualcosa di unico.
A pesare sono soprattutto due elementi: l’orgoglio di contribuire a un evento globale e un’esposizione professionale senza paragoni. Un’esperienza che non viene vissuta come successo individuale, ma come parte di un risultato collettivo di portata eccezionale.
Le cifre raccontano la dimensione del fenomeno. Oltre 11.000 operatori coinvolti, tra cui più di 3.000 giornalisti e 8.000 professionisti del broadcast, hanno contribuito a generare un impatto mediatico imponente:
- 17 miliardi di contatti
- oltre 1,4 miliardi di interazioni
- picchi di 1,5 miliardi per la cerimonia di apertura
- un’audience globale superiore ai 2,5 miliardi di spettatori
Numeri che rendono Milano-Cortina le Olimpiadi invernali più seguite di sempre, confermandole come uno degli eventi mediatici più rilevanti a livello mondiale.
Ma il vero obiettivo non era nei numeri. "Volevamo che gli italiani, spegnendo la televisione dopo la cerimonia di apertura, fossero orgogliosi di essere italiani", spiega Iascone.
Una missione che va oltre la comunicazione e si inserisce in una dimensione culturale e persino geopolitica. Le cerimonie diventano così un racconto identitario, capace di valorizzare il Paese e rafforzarne la reputazione internazionale.
Il risultato è stato un “vibe positivo” diffuso, alimentato anche dai risultati sportivi e da un sentiment globale costantemente favorevole.
Le Olimpiadi si confermano così non solo come evento sportivo, ma come asset strategico per il Paese. In un contesto internazionale complesso, l’Italia ha dimostrato di saper gestire progetti ad altissimo rischio reputazionale con efficacia e credibilità.
Un risultato costruito da decine di migliaia di professionisti e reso possibile da una filiera interamente Made in Italy, elemento distintivo sottolineato con forza da Iascone.
Dalla creatività alla produzione, fino alla gestione operativa, emerge un modello italiano fondato su talento, flessibilità e capacità di adattamento. Un mix che, nel settore degli eventi, rappresenta un vantaggio competitivo concreto.
Nel racconto di Iascone, le Olimpiadi di Milano-Cortina vanno ben oltre la dimensione sportiva: sono una piattaforma di storytelling globale. Raccontare l’Italia attraverso talento, artigianalità e creatività è stata una leva strategica centrale.
Parallelamente, la complessità organizzativa ha rappresentato una sfida imponente. Il modello dei Giochi “diffusi”, con sedi distribuite su un territorio vastissimo, ha richiesto uno sforzo logistico e gestionale senza precedenti.
"Fare un sopralluogo a Cortina significava cinque ore e mezza di viaggio", racconta, evidenziando le difficoltà di coordinamento tra migliaia di persone, stakeholder istituzionali e funzioni operative.
Le cerimonie, definite come "il passaporto del Paese verso il mondo", hanno imposto un equilibrio costante tra visione creativa e responsabilità istituzionale.
Un punto fermo è il ruolo centrale della creatività. Pur lavorando con agenzie di altissimo livello, Iascone rivendica il valore insostituibile del talento umano.
"L’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire la sensibilità e l’emozione necessarie per questo tipo di eventi", afferma, sottolineando come la dimensione artistica e narrativa resti profondamente umana.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il know-how sviluppato non si disperde. Professionisti, competenze e modelli organizzativi continuano a vivere nei progetti successivi, alimentando un ecosistema in crescita.
Particolarmente rilevante è l’eredità per le nuove generazioni: giovani formati sul campo, oggi già inseriti nel settore.
A livello strategico, il modello dei Giochi diffusi rappresenta una legacy concreta, già osservata e in parte adottata da altri Paesi come la Francia, mentre il trasferimento di competenze verso il Comitato Olimpico Internazionale e i futuri comitati organizzatori consolida il ruolo dell’Italia come riferimento globale.
Per Iascone, replicare un’esperienza simile altrove non sarebbe semplice. Il suo ruolo è stato profondamente legato alla narrazione dell’identità italiana, difficile da trasporre in altri contesti.
"Raccontare il mio Paese è qualcosa che sento sulla pelle", afferma, richiamando anche l’eredità delle Olimpiadi Invernali Torino 2006.
Ma il futuro è già tracciato: attrarre nuovi grandi eventi e continuare a valorizzare l’expertise nazionale.
"Abbiamo riaperto una finestra sul mondo", conclude. "Ora dobbiamo sfruttarla".

