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Evento pubblico

Apre la mostra di Hiroshi Sugimoto

Le opere del famoso fotografo saranno esposte a partire dal 1°aprile presso il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin. Esposizione a cura di Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto.

Apre al pubblico il 1° aprile 2007, presso il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin, la prima mostra in Italia dedicata a Hiroshi Sugimoto, uno tra i fotografi più importanti del panorama contemporaneo internazionale. L’esposizione, a cura di Francesco Bonami e Sarah Cosulich Canarutto, raccoglie cinquanta opere fotografiche di grande formato e due sculture dell’artista giapponese.
L’ampia varietà di opere presenti tocca tutte le tematiche del suo lavoro, dai primi Dioramas del 1975 alle serie Theaters, Seascapes, Portraits, Conceptual Forms, fino agli inediti Lightning Field e Talbot.
Fortemente ispirati dalla tradizione concettuale e minimalista, i lavori di Hiroshi Sugimoto affrontano l’idea di fotografia e ne negano limiti e definizioni.
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L’intero allestimento è stato concepito dallo stesso artista che, rimasto colpito fin dalla sua prima visita a Villa Manin dall’edificio seicentesco dove ha luogo la mostra, ha creato tra le sue opere e gli spazi espositivi una serie di rimandi e allusioni, a volte palesi e più spesso sottili, quasi a coinvolgere il visitatore in un gioco mentale che si dipana lungo le varie sale. mostra3.JPGEsemplare in questo senso è la camera da letto al pianterreno - quella dove usava dormire Napoleone quando scelse Villa Manin come suo quartier generale per l’avvio di un nuovo ordinamento dell’Europa intera - che ospita appunto Napoleon Bonaparte, opera appartenente alla serie Portraits, attraverso la quale l’artista ritrae figure storiche e personalità contemporanee. Tutte le fotografie di questo gruppo tematico sono state scattate isolando e illuminando su fondale nero le statue di cera presenti in vari musei, enfatizzando così il rimando ai modelli da cui traggono ispirazione, come i dipinti di Jacques-Louis David e di Hans Holbein.
Hiroshi Sugimoto è intervenuto sullo spazio espositivo con estremo rispetto, scoprendo le pareti e gli affreschi della residenza dogale: appoggiate a cavalletti semplici, progettati dall’artista stesso, poche fotografie per ogni sala, tranne quella che raccoglie, quasi in una riunione di famiglia, Enrico VIII e i ritratti delle sue sfortunate mogli.
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Durante il percorso di questa retrospettiva s’incontrano le diverse serie, come quella sui diorami – Dioramas  - con scene di vita primitiva fotografate nei musei di storia naturale, che disorientano lo spettatore, abituato ad associare un certo tipo di fotografia documentaria alla riproduzione della realtà; o quella intitolata Theaters, scattata in cinema-teatri degli anni ’20-’30 come il Radio City Music Hall di New York e il Metropolitan Theatre di Los Angeles, dove Sugimoto ha tentato di condensare il corso del tempo e la percezione dello spazio in un singolo momento, uniformando il tempo di esposizione a quello della durata della proiezione di un film. Il rettangolo bianco e luminoso che ne deriva illumina la sala altrimenti buia e contiene le tracce di un’unità di tempo più lunga. Il tempo è ancora protagonista nella serie sugli orizzonti marini, Seascapes, dove acqua e aria si incontrano nella metà esatta dell’immagine, nel tentativo di ricreare la prima, assoluta visione del mare da parte di antichi esploratori.