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Cannes 2015. Sorrell (WPP): l'Italia è in ripresa, ma per crescere non basta tagliare

L'importanza della tecnologia e le nuove esigenze dei clienti, la tutela della privacy e la trasparenza, ma anche le polemiche sul suo compenso e la possibile - e potenzialmente disastrosa - uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea proprio nel momento in cui l'economia europea (compresa quella italiana) appare in ripresa, il ruolo del marketing e quello del procurement: questi i principali argomenti affrontati ieri pomeriggio da Sir Martin Sorrell, chairman di WPP, per una volta sul palco di Cannes nel ruolo di intervistato anziché intervistatore, ospite di Stephen Sackur conduttore del programma Hardtalk di BBC World.
Venerdì 26 alle 12.00 Sir Martin salirà nuovamente sul palco, questa volta per intervistare Al Gore.
(Cannes. Dal nostro inviato Tommaso Ridolfi) Rispondendo alle domande di Stephen Sackur, giornalista e conduttore del programma BBC'Hardtalk' nel corso della registrazione live di una puntata del programma che andrà in onda la settimana prossima, il chairman di WPP, Sir Martin Sorrell, non si è risparmiato e ha messo in mostra tutta la sua vis polemica e a tratti anche caustica. Soprattutto quanto Sackur lo ha pungolato sul suo controverso rapporto con il chairman di Publicis Groupe, Maurice Levy: "Sorrell non perde occasione di insultarmi - ha detto Sackur citando proprio Levy -. Posso sapere perché una volta lo ha paragonato addirittura a Freddy Kruger?"
"Non era un insulto - ha replicato Sorrell -: mi avevano chiesto cosa pensavo del suo prossimo ritiro dalle scene e ho semplicemente detto che Maurice non lascerà mai Publicis, per questo l'ho paragonato al protagonista della serie di film horror 'Nightmare' che ritorna a ogni nuovo capitolo della saga...".

Il dialogo fra Sackur e Sorrell ha assunto in seguito toni decisamente più seri: all'osservazione su quanto oggi l'industria dell'advertising conosca fin troppo dei consumatori, probabilmente più delle agenzie governative, Sorrell ha replicato dicendo che "Sì, è vero che i 'Math Man' hanno assunto un ruolo sempre più importante al fianco dei 'Mad Men', ed è comprensibile che le persone siano preoccupate.
Per esempio, per iscriversi a un sito o a un corso oggi non basta una laurea in legge per comprendere i termini e le condizioni che si accettano con un semplice click: ci vorrebbero più semplicità e trasparenza per consentire decisioni più rapide e informate. I dati non sono, come si teme spesso, ‘personali’: se le persone comprendessero meglio come e quando i dati raccolti dalle aziende sono utilizzati, i timori per la privacy sparirebbero”.

“Sull'onda dei timori per la privacy, mi sembra che il sentimento ‘contrario’ all'advertising sia sempre più diffuso - ha osservato Sackur -: la pubblicità è prepotente e scocciante e ti convince a comprare cose che non servono, si dice…”
“Non sono d’accordo - ha risposto Sorrell -. Credo che chi lo sostiene dovrebbe dare maggior credito all’intelligenza delle persone. Aggiornando in modo politically correct quanto diceva David Ogilvy, il consumatore non è stupido, è il tuo partner (e non necessariamente tua moglie…). Sul lungo periodo le aziende e le agenzie sono interessate a costruire una marca, non hanno alcun interesse ha forzare nessuno: e tornando al discorso dei dati, l’uso che ne facciamo serve appunto a costruire relazioni migliori con le persone”.

Dopo uno scambio abbastanza ‘hot’ sul tema del suo stipendio da molti definito esagerato - “Il mio compenso è fatto al 10% dal salario e al 90% da premi relativi alle performance di WPP negli ultimi 5 anni, non ai programmi di ‘incentivi’ e stock option diffusi nell’epoca pre-Lehman Brothers: non ci vedo quindi nulla di poco etico o poco trasparente” - Sackur ha chiesto a Sorrell un’opinione sul referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.
“Rispondo con molta cautela nella scelta delle parole: credo che uscire dal Regno Unito sarebbe un errore, e non lo definisco gravissimo o disastroso altrimenti domani la BBC titolerebbe ’Sorrell prevede la fine del mondo’… Quello che posso dire è che fra i nostri clienti c’è non poca preoccupazione, soprattutto in questo momento in cui l’economia europea si sta riprendendo: la Germania è alla guida di questo processo, la Francia è stabile, l’Italia sta ripartendo grazie a un governo che sembra funzionare”.

Terminata la registrazione del programma, Sackur ha aperto il microfono alle domande del pubblico, che per prima cosa ha chiesto a Sorrell che cosa non lo faccia dormire la notte.
“Sicuramente la pressione continua sull’intero sistema della comunicazione - è stata la sua risposta -. Il vero problema resta quello della fissazione sui risultati di breve termine, raggiungibili solamente tagliando i costi e continuando a considerarci fornitori anziché partner. La realtà è che negli ultimi anni il marketing ha perso importanza ed è stato superato dalla finanza: basta riflettere su quanti degli attuali CEO nelle aziende della classifica Fortune 500 sono ex CFO. Non mi sto lamentando del procurement: anch’io sono un ex direttore finanziario, ma sono convinto che per crescere veramente tagliare non serve, e che è invece necessario investire”.

Interrogato sulla sua visione dello scenario media, Sorrell ha puntualizzato come la chiave del mercato sia la misurabilità: “Da un lato abbiamo i mezzi digitali, misurabili ma senza ancora standard definiti come nel caso dei video online visti senza audio; dall’altro per i mezzi tradizionali non misuriamo parametri essenziali come il second screen o gli ascolti differiti della tv oltre i 3 o 7 giorni. Il modo in cui tutto è cambiato e sta cambiando è la ragione del boom delle gare media di questi ultimi mesi: i clienti si stanno domandando dove e come investire i propri budget e stanno verificando quali siano i partner migliori per affiancarli in questo lavoro”.

“C’è poi un ulteriore piano di lettura: basta guardarsi attorno qui a Cannes per notare come l’aria sia davvero vibrante e rendersi conto che chi provoca le vibrazioni sono le cosiddette società Ad Tech, che però hanno da tempo trasformato il proprio business cercando di monetizzare i propri contenuti e i propri spazi. La tecnologia è solo una maschera, ma oggi sono media company a tutti gli effetti”.

La domanda finale di Sackur è stata se alla fine dei prossimi 5 anni Sorrell si immagina ancora alla guida di WPP: “Non dipende da me - ha concluso Sir Martin - ma dal board della società di cui io sono solo uno dei proprietari, non il proprietario… Quelllo di cui son certo è che fra 5 anni Maurice arà ancora alla guida di Publicis!”.

Venerdì 26 giugno, alle 12.00, Sir Martin salirà nuovamente sul palco, questa volta per intervistare l'ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore.