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CANNES. Intitative: il mobile è il secondo schermo

Una ricerca di Initiative su 8.000 persone in tutto il mondo evidenzia, oltre il semplice 'hype', come il mobile rappresenti davvero la strada per il futuro delle relazioni fra brand e consumatori, a patto di considerare i necessari cambiamenti alle strategie imposti dal contesto e dalla geolocalizzazione.
Sue Mosley, worldwide director Research & Futures, ed Eric Bader, worldwide chief strategy officer, entrambi di Initiative, hanno presentato oggi a Cannes i risultati di una ricerca condotta in 8 paesi (Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Italia, Svezia, Corea del Sud, Cina e India) su un campione di 8.000 individui che utilizzano il mobile internet almeno una volta a settimana. “Come emerge da qualsiasi articolo, convegno o conversazione fra addetti ai lavori - hanno spiegato -, il mobile è esplosivo: i numeri lasciano senza fiato, e assistiamo a veri e propri fenomeni di 'innamoramento' e di ossessione. Basta pensare a ciò che è successo con l'iPhone e sta succedendo con l'iPad... Ma tutto questo non è sufficiente per dare ad aziende e marche una 'road map' attraverso cui orientarsi per il loro mobile marketing”.

I risultati sono stati presentati e riuniti sotto 4 aree tematiche: dalla prima, 'Così fan tutti', emerge che in media il 66% delle persone si collega a Internet via mobile tutti i giorni, per almeno 35 minuti, ma che negli Stati Uniti la percentuale è dell'80% e il tempo speso online supera i 50 minuti. “Ad eccezione dell'India, non è più un fenomeno per ragazzini, teenager o smanettoni - ha sottolineato Bader -: attraverso il mobile si può raggiungere qualsiasi target e qualsiasi segmento di popolazione”.

In secondo luogo, il mobile è 'un mezzo additivo': “L'80% degli intervistati non usa di meno il web tradizionale, e anzi in molti casi il web via mobile ha fatto registrare un incremento nell'uso di quello da pc. L'utilizzo avviene infatti nei tempi 'morti' e in modalità multitasking. Di questo chi costruisce i media plan deve tener conto: non basta usarlo in modo integrato con gli altri mezzi, ma deve far sì che sia sinergico, moltiplichi, attivi e incrementi i risultati generati dagli altri media. Oggi con il mobile si possono fare pagamenti o costruire programmi di fidelizzazione, e in questa chiave rappresenta lo strumento migliore che i brand hanno a disposizione per 'chiudere il cerchio' della relazione con il consumatore”.

Il consumatore mobile è, per definizione, 'always on': “Se ne parla da tempo, ma oggi è una realtà - ha spiegato Sue Mosley -. Lo dimostra l'uso del telefono in tutto l'arco della giornata: non è un'attività pianificata ma estemporanea in cui le caratteristiche dei vari paesi sono abbastanza simili: anche se si va dal 40% di americani che al risveglio, come prima cosa, lo usano per controllare le mail, fino ai cinesi che invece sono avidi giocatori e sfruttano ogni momento libero per dedicarvisi”.
Importanti sono i differenti bisogni soddisfatti dal web via mobile rispetto a quello via pc: al telefono si messaggia, si consultano mappe e informazioni per il tempo libero e l'entertainment, si consultano i social network e l'email, oltre ai siti di servizi locali e le news... Il pc si usa per lo shopping e la comparazione di prezzi, caratteristiche e recensioni dei prodotti, l'home banking, l'uso e il download (o l'upload) di contenuti multimediali come video e musica.
“Di fatto, quello del cellulare si appresta a diventare non più il 'terzo schermo', ma il secondo” ha osservato Bader”.

Infine, il capitolo delle applicazioni: 'c'è un'app per qualsiasi cosa', e almeno l'80% delle persone che hanno un cellulare avanzato ne ha scaricata almeno una. “In media - hanno detto Mosley e Bader -, ogni persona ha scaricato 13 app me ne usa regolarmente solo 8, soprattutto quelle dedicate ai social media (Facebook, Twitter, Skype, email e messaggistica) e al gaming. In questo caso ci sono variazioni significative fra i paesi dell'indagine: in Svezia se ne scaricano e usano di più (rispettivamente 17 e 9), in India di meno (10 e 7), mentre nella Corea del Sud quelle che vanno di più sono legate alla produttività e al lavoro. Nettamente sopra la media gli utenti di iPhone: 25 le app scaricate e 13 quelle adoperate”.
Interessabnte il rapporto con la pubblicità: quando il prezzo/valore dell'applicazione è inferiore a una sterlina, il 52% degli utenti è disposto ad accettare pubblicità pur di averla gratis; quando il prezzo sale sopra le 25 sterline la percentuale di chi accetterebbe la pubblcità sale al 62% - e in Italia arriva a sfiorare il 70%.

"Ci sono quattro possibili aree in cui il mobile potrebbe rappresentare una leva vincente per i brand - hanno concluso Bader e Mosley -: il ritorno dell'investimento sui media (e non solo sul mobile); l'in-store e lo shopper marketing capace di contestualizzare e localizzare i messaggi; la costruzione e gestione di programmi di Crm e di customer loyalty; l'engagement dei consumatori attraverso le app".