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CANNES. Surci (Media): 'mi aspettavo di vedere il futuro del media, ma ho visto soprattutto il passato. All'Italia mancati ironia e coraggio di andare oltre'
Credevo che a Cannes, un po' come succede quando si visita il Salone dell'Auto di Ginevra o si assite a una sfilata di moda, avrei visto in anteprima le tendenze e il futuro del media e della comunicazione, invece ho notato, a parte alcune eccezioni, formule e progetti poco innovativi, per certi versi scontati e ben noti da anni" commenta ad ADVexpress il giurato italiano Guido Surci, chief strategy & innovation officer di Havas Media Group. Per le 59 entries italiane difficile emergere tra oltre 3000 campagne iscritte " anche perchè è mancata quell'ironia e quella capacità di prendersi un po' in giro - spiega il professionista - che invece hanno fatto breccia nella giuria globale".
Medagliere vuoto per l'Italia nel Media dove non è stato assegnato alcun leone ai tre progetti passati in shortlist, che, ricordiamo, erano Operation Hunger di Ogilvy & Mather Advertising Milan/INC per Actionaid Italia Onlus; Trace Your Road di S&S Milan per Lexus; PETS4PETS Project di Leo Burnett Milano per WWF Italia. A queste si aggiunge in realtà anche The Experiment #DMDS - DANCE MORE DRINK SLOW firmata Publicis Milano per Heineken International che tuttavia è stata iscritta da Starcom Mediavest Group Amsterdam.(Leggi news).
Cosa è successo? Perchè questo risultato? Perchè solo tre shortlist a fronte di 59 entries? Cos'è mancato ai progetti italiani?
Lo abbiamo chiesto al nostro Guido Surci, chief strategy & innovation officer di Havas Media Group.
"Premetto che l'esperienza del giurato è qualcosa che vale sempre la pena provare perchè stare 'dietro le quinte' al Festival di Cannes svela meccanismi che altrimenti non si possono comprendere" esordisce Surci, che ha seguito la prima fase di selezione delle oltre 3000 entries, da cui sono state ricavate 300 shortlist. A questo primo step ne è poi seguito un secondo in cui un'Awarding Jury ristretta ha decretato i vincitori.
"Credevo che a Cannes, un po' come succede quando si visita il Salone dell'Auto di Ginevra o si assite a una sfilata di moda, avrei visto in anteprima le tendenze e il futuro del media e della comunicazione, invece ho notato, a parte alcune eccezioni, formule e progetti poco innovativi, per certi versi scontati e ben noti da anni" dichiara il giurato. "Nel media c'erano oltre 3000 progetti iscritti, probabilmente troppi e per la maggior parte poco interessanti, e certamente in un maremagnum così ampio anche le entries italiane hanno fatto fatica ad emergere. In generale, il livello qualitativo dei nostri lavori era buono e credo che Dacia Sponsor Day avrebbe meritato almeno un bronzo. Credo che all'Italia, ancora rallentata dal peso dei media tradizionali, siano mancati l'idea, il coraggio, l'ironia e la capacità di prendersi un po' in giro che invece tanto sono risultati appealing sui giudici globali che hanno guardato per ore le campagne, e che hanno fatto la differenza per Paesi come il Perù e il Sud America".
Certamente, vien facile pensare, può aver penalizzato le nostre campagne anche l'assenza di un giurato italiano nella seconda fase di giudizio.
Un consiglio alle aziende italiane? "Imparare a prendersi un po' in giro e a giocare con se stesse e con la propria brand propositioning, come ha fatto Coca Cola che attorno all'Happyness ha costruito anche questa volta una campagna da GP"
EC

