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Il nuovo scenario delle agenzie di pubblicità, tra chiusure, tagli e stage

Come riporta oggi, 15 ottobre, il Corriere della Sera, la crisi degli investimenti impatta anche sul business dell'advertising. Tra le agenzie associate a Unicom, una su dieci ha chiuso, e le grandi strutture sopravvivono grazie ai tagli al personale. I giovani che vogliono intraprendere questa strada possono sperare solo in stage, il più delle volte non retribuiti.
Che la crisi avesse un impatto anche sul business della pubblicità ce lo si poteva aspettare. Forse però, che la situazione diventasse così difficile era arduo immaginarselo. Lo scenario, così come descritto oggi, 15 ottobre, in un articolo del Corriere della Sera, è infatti tutt'altro che roseo.

A causa del calo degli investimenti pubblicitari e dell'avvento del digitale, infatti, molte agenzie di advertising sono costrette a chiudere e i creativi devono rimettersi in gioco. Lorenzo Strona (nella foto), presidente di Unicom, associazione che rappresenta 230 agenzie, quasi tutte con sede a Milano, afferma che una su dieci ha cessato l'attività.

Il problema è soprattutto delle strutture più piccole, poichè le grandi riescono a sopravvivere grazie ai tagli al personale, che in alcuni casi limite riguardano il 50% dei dipendenti. Forse se le aziende ricominceranno a investire in comunicazione la situazione potrà migliorare, ma al momento la ripresa è moderata e coinvolge solo i big spender, gli altri restano ancora cauti.

Sta di fatto che i giovani che desiderano entrare in questo settore non hanno vita facile: l'assunzione nei grandi network è sempre più improbabile, al massimo si riesce a ottenere uno stage, poco o per nulla retribuito.

Da un sondaggio realizzato con Isfol, riporta sempre il Corriere, emerge che l'advertising è il settore a più alta concentrazione di stagisti, e solo uno su cento alla fine viene assunto.

SP