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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: BARBIE Imagine the Possibilities
Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, il riscatto di un bersaglio di derisione.
Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, il riscatto di un bersaglio di derisione.
BARBIE Imagine the Possibilities
Regia di Karen Cunningham (Slim Pictures, Los Angeles)
Guarda il video anche su http://www.filmgood.sm/adlab/
E iscriviti alla newsletter giornaliera di contagio creativo.
Lanciato da Mattel nel 1959, la Barbie Doll è stata, sin dagli anni ’70, il bersaglio di battute sessiste, parodie taglienti e seria critica sociologica. Non solo le femministe furono comprensibilmente infuriate, ma anche i commentatori sociali in generale e non pochi consumers, sostenendo che le bambole promuovono un concetto irrealizzabile dell’immagine del proprio corpo e un’aspirazione illusoria di lifestyle. Nel 2003 l’Arabia Saudita ha vietato la vendita delle Barbie, e questo non ci sorprende affatto, anche se questa decisione non aveva niente a che fare con il timore che le bambine potessero cercare di ambire alle sue proporzioni fisiche e diventare anoressiche.
Ma adesso Barbie è entrata nel mercato dell’empowerment femminile, una prospettiva che sarebbe stata inconcepibile anche solo pochi anni fa. L’agenzia BBDO (San Francisco) ha sfornato un’idea che ridefinisce come il brand rappresenti la donna facendo vedere un lato diverso, più politicamente corretto, del ruolo che Barbie può avere nella vita di una bambina. Alcuni potrebbero argomentare che il femminismo abbia un po’ sottomesso la femminilità, ma dall’altro canto l’empowerment femminile richiede forse ancora una generazione per raggiungere completamente i suoi obbiettivi.
L’agenzia ha lavorato con la regista inglese Karen Cunningham per creare uno spot delizioso, apparentemente girato con delle telecamere nascoste - anche se queste affermazioni dovrebbero sempre essere prese alla leggera - filmando delle bambine che fanno finta di essere delle professioniste in ambienti reali. Progettate per parlare ai genitori, le scene sono abilmente costruite e montate con grande maestria, con le reazioni degli adulti chiaramente spontanee e genuine.
Lo spot termina con una geniale frecciata indirizzata a tutti quelli che hanno usato il termine altamente offensivo ‘una Barbie senza cervello’, o qualsiasi delle sue miriadi di alternative. “Does anybody know how big the brain is?” E certamente la Barbie ‘studentessa’ conosce la risposta…
SUPER
When a girl plays with Barbie, she imagines everything she can become.
You can be anything.
Richard Ronan
FILMGOOD.jpg)
rronan@filmgood.sm
BARBIE Imagine the Possibilities
Regia di Karen Cunningham (Slim Pictures, Los Angeles)
Guarda il video anche su http://www.filmgood.sm/adlab/
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Lanciato da Mattel nel 1959, la Barbie Doll è stata, sin dagli anni ’70, il bersaglio di battute sessiste, parodie taglienti e seria critica sociologica. Non solo le femministe furono comprensibilmente infuriate, ma anche i commentatori sociali in generale e non pochi consumers, sostenendo che le bambole promuovono un concetto irrealizzabile dell’immagine del proprio corpo e un’aspirazione illusoria di lifestyle. Nel 2003 l’Arabia Saudita ha vietato la vendita delle Barbie, e questo non ci sorprende affatto, anche se questa decisione non aveva niente a che fare con il timore che le bambine potessero cercare di ambire alle sue proporzioni fisiche e diventare anoressiche.
Ma adesso Barbie è entrata nel mercato dell’empowerment femminile, una prospettiva che sarebbe stata inconcepibile anche solo pochi anni fa. L’agenzia BBDO (San Francisco) ha sfornato un’idea che ridefinisce come il brand rappresenti la donna facendo vedere un lato diverso, più politicamente corretto, del ruolo che Barbie può avere nella vita di una bambina. Alcuni potrebbero argomentare che il femminismo abbia un po’ sottomesso la femminilità, ma dall’altro canto l’empowerment femminile richiede forse ancora una generazione per raggiungere completamente i suoi obbiettivi.
L’agenzia ha lavorato con la regista inglese Karen Cunningham per creare uno spot delizioso, apparentemente girato con delle telecamere nascoste - anche se queste affermazioni dovrebbero sempre essere prese alla leggera - filmando delle bambine che fanno finta di essere delle professioniste in ambienti reali. Progettate per parlare ai genitori, le scene sono abilmente costruite e montate con grande maestria, con le reazioni degli adulti chiaramente spontanee e genuine.
Lo spot termina con una geniale frecciata indirizzata a tutti quelli che hanno usato il termine altamente offensivo ‘una Barbie senza cervello’, o qualsiasi delle sue miriadi di alternative. “Does anybody know how big the brain is?” E certamente la Barbie ‘studentessa’ conosce la risposta…
SUPER
When a girl plays with Barbie, she imagines everything she can become.
You can be anything.
Richard Ronan
FILMGOOD
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rronan@filmgood.sm


