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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: HOUSE OF CARDS Season 2 - Spoiler

Guarda il video su http://www.adlab.tvNel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, lo spoiler della seconda stagione di House of Cards.
Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, lo spoiler della seconda stagione di House of Cards.

HOUSE OF CARDS Season 2 - Spoiler
Prodotto da Netflix
Creato da Beau Willimon e David Fincher

Fondato nel 1997 come fornitore di DVD e oggi provider di on-demand internet streaming media, Netflix, con House of Cards, è stato il primo distributore al mondo a produrre dei propri contenuti. La seconda stagione è iniziata ieri sera su Sky. La terza stagione è prevista per febbraio 2015.

Creato dallo screenwriter Beau Willimon (e sceneggiatore principale della serie) e prodotto dal regista David Fincher, House of Cards è basato sulla miniserie (1990) della BBC a sua volta tratta dall’omonimo romanzo (1989) di Michael Dobbs - consigliere nello staff di Margaret Thatcher, primo ministro britannico dal 1979 al 1990.



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Shakespeariano come contesto, ampiezza e analisi, House of Cards parla dell’inarrestabile scalata al potere della power couple Francis Underwood (vedi Richard III) e sua moglie Claire (vedi Lady Macbeth). Oltre ad essere un thriller politico in un ambiente spettacolarmente verosimile, l’opera è un trattato sul matrimonio e
sulle capacità degli esseri umani a reagire alle sconfitte.

Le iniziali di Francis Underwood (Francis Urquhart nell’originale britannico) sono un acronimo di fuck you! - un insulto anglo-americano più diretto e tagliente di un banale fuck off, che rappresenta la spietatezza del protagonista e l’effetto corrosivo del desiderio del potere.

L’innovazione a livello di storytelling sta negli ‘asides’ (i commenti ‘a parte’ guardando in macchina) con cui il protagonista sviluppa un rapporto di complicità con lo spettatore, rivelando il vero stato d’animo di un dissimulatore di grande capacità. A prima vista, la tecnica è in sintonia con Shakespeare. In realtà, è più vicina alla convenzione di rompere ‘la quarta parete’, il muro immaginario che separa l’azione teatrale e il pubblico, utilizzato da Brecht, Ionesco e Pirandello. I commenti di Frank Underwood - solo sua moglie è autorizzata a chiamarlo col suo nome di battesimo - sono girati per la maggior parte senza stacco, che darebbero il sapore di essere delle parentesi. Invece senza il taglio ad una inquadratura più stretta, il momento di complicità con lo spettatore è più immediato.

I titoli di testa di entrambi le prime due stagioni sono immagini di Washington DC, sia i quartieri residenziali sia la sede del potere federale, girati con la tecnica cinematografica del timelapse. Questa concentrazione dello scorrimento del tempo richiama la ormai notoria frase del primo ministro britannico Harold Wilson (1964-1970 e 1974-1976), oggi col senno di poi considerato tra i più machiavellici in tempi recenti, “A week is a long time in politics.”

Richard Ronan
FILMGOOD                                                                                                                                                                                                              

rronan@filmgood.sm