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LO STORYTELLING DI FILMGOOD: Ricordo di Frank Budgen

Nel video di oggi del servizio di FILMGOOD sullo storytelling nell’audiovisual content, un piccolo tributo a Frank Budgen.
FRANK BUDGEN An Appreciation
Sony PlayStation ‘Double Life’

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All’inizio di questo mese il grande regista inglese Frank Budgen è mancato. Aveva solo 61 anni. Indiscutibilmente uno dei maggiori registi pubblicitari al mondo, ha creato dei linguaggi visivi che molti hanno imitato Ha influenzato tutti e ispirato tanti, creando delle nuove regole di regia.

A differenza di molti registi A-list, Frank Budgen non aveva uno stile di shooting istantaneamente riconoscibile, nessun identificabile device di storytelling, nessun camera angle che lo caratterizzasse. Non esiste un ‘film alla Frank Budgen’, a meno che la perfezione nell’esecuzione non sia una firma, un ‘signature style’.  Un segno della sua intelligenza raffinata e infinita curiosità è che ogni script era trattato in modo totalmente individuale, senza nessuna considerazione per trattamenti di alta visibilità o provocazioni fini a se 
stesse. La sua integrità e umiltà artistica sono evidenti in ogni spot che ha girato.

Il fatto che tutti abbiano una personale preferenza nei confronti dei suoi lavori è un segno della sua grandezza di regista. NIKE Tag, GUINNESS Bet on Black, SONY PLAYSTATION Mountain, CENTRAAL BEHEER Museum, NSPCC Cartoon, LEVI’S Twisted, tutti appaiono negli spot preferiti degli opinion makers pubblicitari.

Per LO STORYTELLING, è lo spot SONY PLAYSTATION Double Life (1999) che dimostra la capacità innovativa, l’integrità creativa e la profonda umanità di Frank Budgen più di qualsiasi altro commercial che ha girato. Il suo concetto del  ‘monologo condiviso’ è diventato un genere ed oggi è uno standard dell’industria. Sebbene realizzato sedici anni fa, e copiato e ampliato innumerevoli volte, Double Life rimane un benchmark nel modo di raccontare una storia.

Lo spot è totalmente trascinante. Il casting rivoluzionario, gli stacchi in asse e i valori cromatici che cambiano in continuazione danno allo spot una texture a diversi strati che sottolinea la credibilità dei personaggi. Gli stereotipi sono capovolti in questo poetico ritratto degli emarginati.

Nella sua sovversione dei valori morali tradizionali, Double Life richiama le opere del grande drammaturgo francese Jean Genet, celebrando persone moralmente considerate ai confini della società, facendo vedere la loro umanità e il loro spessore. Ma ancora di più, è una metafora per il valore delle contraddizioni, le fragilità e la anticonvenzionalità umana. L’esecuzione è talmente ricca che il risultato si presta a tante e variegate letture. Mentre Double Life è semplicemente un’opera d’arte.


DIALOGUE

For years I’ve lived a double life. In the day I do my job. I ride the bus, roll up my sleeves with the hoi polloi. But at night, I live a life of exhilaration, of missed heartbeats and adrenalin. And, if the truth be known, a life of dubious virtue. I won’t deny I’ve been engaged in violence, even indulged in it. I’ve maimed and killed adversaries, and not merely in self-defence. I’ve exhibited disregard for life, limb and property. And savoured every moment. You may not think it to look at me, but I have commanded armies and conquered worlds. And, though, in achieving these things, I have set morality aside, I have no regrets. For though I’ve led a double life, at least I can say, I have lived.

SUPER
Do not underestimate the power of PlayStation


Richard Ronan                                                                                                                                                                                                
FILMGOOD 
rronan@filmgood.sm