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Tutti contro Chionna, bocciata la campagna blasfema

I manifesti pubblicitari provocatori in affissione a Milano, Firenze e Bologna, raffiguranti il manager bolognese nei panni di Gesù in croce con la scritta 'Dio salvi il Made in Italy' hanno scatenato una valanga di reazioni, sia nel mondo politico che pubblicitario. La campagna, definita da più parti blasfema, è stata duramente criticata dallo IAP perchè offensiva delle convinzioni religiose dei cittadini. Sotto 'accusa' da parte dello IAP anche il Calendario di Oliviero Toscani per il Consorzio Vera Pelle Italiana conciata al vegetale.
Ha generato una pioggia di polemiche e di reazioni un cartellone pubblicitario della casa di abbigliamento 9.2 facente capo a Carlo Chionna, collocato in affissione in via Gallarate a Milano, a Firenze e  Bologna, sul quale è raffigurata la sua immagine ritratta come Gesù in croce sovrastata dal claim che parafrasando il Vangelo recita  'perdona loro perchè non sanno quello che indossano' , mentre in basso alla pagina si legge la scritta 'Dio salvi il Made in Italy. Dedicato a tutti coloro che ci credono ancora'.

Chionna già da tempo ha iniziato una vera e propria 'battaglia pubblicitaria' per protestare contro il sistema italiano che blocca le imprese con tasse a suo dire troppo alte. Chi non ricorda la sua immagine nei panni di un 'gladiatore dell'artigianalità italiana' che a giugno 2010 si stagliava sulle pagine dei principali quotidiani con il Colosseo alle spalle e a fianco lo scudo con la sigla 'Dio Salvi il Made in Italy'? 

L'azienda tessile, come si legge sul suo sito, dichiara che anche la campagna in affissione in questi giorni è finalizzata a sensibilizzare i cittadini sulle difficoltà in cui si trova l'industria della moda in Italia e ad invitarli ad acquistare in modo consapevole prodotti italiani. Una campagna contro la contraffazione e soprattutto critica verso la legge Reguzzoni-Versace in base alla quale sarebbe sufficiente eseguire due fasi della lavorazione (confezione e imbustamento) in Italia per poter definire il prodotto 'Made in Italy'.

Un secondo manifesto costruito attorno alla stessa metafora creativa, ritrae lo stesso Chionna vestito da Gesù, che resuscita Lazzaro simoboleggiato da una donna avvolta in una tunica tricolore, con la scritta: ''Italia svegliati, alzati e cammina da sola' , e la didascalia 'Dio salvi il made in Italy'. Un altro soggetto, apparso sul sito dell'azienda di Chionna, ritrae un'immagine con un Cristo in saio bianco che offre una terna di pantaloni tricolori. 'Prendete e indossatene tutti' recita lo slogan. 

Ben diversi dagli intenti originari dichiarati da Chionna, gli effetti ottenuti dai manifesti, che hanno scatenato una serie di reazioni a catena sia nel mondo politico che pubblicitario  - molte delle quali apparse anche sulla stampa generalista che, diversamente dal solito, ha portato alla ribalta il tema della pubblicità dando ampio spazio alla notizia - che hanno definito la campagna blasfema e convinto le principali testate nazionali, da La Stampa al Corriere della Sera a La Repubblica a rifiutare la sua pubblicazione.
L'affissione, inoltre, è stata anche oscurata con un blitz dai militanti dell'associazione di destra 'Fare Occidente', che lo hanno ricoperto con grandi strisce di carta recanti la scritta 'Pubblicità blasfema, vergogna'.

Come riportano le versioni online di principali quotidiani, Romano La Russa, coordinatore provinciale del Pdl e assessore regionale, ha dichiarato: "È assolutamente immorale utilizzare il nostro Signore per fare pubblicità - .  È un'offesa per tutti cattolici, e non solo, far uso del crocifisso per scopi commerciali. Vorrei sapere cosa sarebbe successo se, al posto dei simboli cattolici, fosse stata realizzata una pubblicità con raffigurazioni legate al mondo e alla religione dell'Islam".

Sulla questione è intervenuto anche Lucio Bergamaschi, membro del Direttivo del Club Santa Chiara e procuratore della concessionaria Neopolis, che in una nota stampa ha commentato: “La pubblicità è uno strumento ineludibile dell’economia e della socialità contemporanea ma non può diventare un’arma (ideologica) impropria”.
“Nella pubblicità - prosegue Bergamaschi - come nella vita ci vogliono misura e rispetto. Capisco l’esigenza dei creativi di attirare l’attenzione del consumatore ma ciò non si può
fare colpendo a freddo le convinzioni e la sensibilità delle persone su un tema delicato come le proprie convinzioni religiose. Nel caso specifico l’immagine era indubbiamente
blasfema e contraria al regolamento comunale sulla pubblicità che vieta l’esposizione di soggetti che possano offendere il pudore e la sensibilità generale. Sono certo che gli
uffici comunali preposti abbiano fatto rispettare la norma ordinando la rimozione della campagna come peraltro autorevolmente richiesto da alcuni esponenti delle istituzioni che ringraziamo per la loro decisa presa di posizione. Prenderei a prestito il claim della pubblicità incriminata per dire: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” e cali il silenzio su questa brutta pagina per il mondo della comunicazione.”

Sul suo sito, l'azienda di moda respinge le accuse di blasfemia e dichiara di avere in definizione nuovi cartelloni che faranno altrettanto scalpore.

Per conoscere il parere del mondo dei creativi, ADVexpress ha chiesto l'opinione di un noto pubblicitario italiano, Lele Panzeri, autore di alcune delle più celebri campagne nella storia della pubblicità italiana, come quella per Ferrarelle famosa per il claim 'Liscia, gassata o Ferrarelle?'. Ecco il commento del creativo: " Non mi sento offeso perchè non sono credente, ma la campagna mi sembra proprio brutta. Se l'intento di Chionna era quello di creare scalpore e scandalo, c'è riuscito,  mentre non penso che l'annuncio sia efficace per spingere i cittadini ad un acquisto consapevole del made in Italy.  Mi sembra più un tentativo di far rumore ricalcando senza senso lo stile di Toscani, autore di un'altra campagna provocatoria, ma di buon gusto, che negli anni '80 fece grande scalpore per il claim 'Chi mi ama mi segua'. Credo che a questo professionista della moda, invece, serva una buona agenzia di pubblicità".

La campagna 'in difesa del Made in Italy' è stata bocciata anche dallo IAP.  Ua nota stampa precisa: " Il Comitato di Controllo dello IAP ha ritenuto in data 12 gennaio la campagna pubblicitaria '… Dio salvi il made in Italy'- 'perdona loro perché non sanno quello che indossano', diffusa attraverso affissioni, ed i messaggi 'Prendete e indossatene tutti…' e 'Italia, svegliati, alzati e cammina da sola…', rilevati sul sito internet dell’azienda inserzionista, contrari agli artt. 1 - Lealtà della comunicazione commerciale, e 10 - Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona - del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale".

Ad avviso del Comitato, i messaggi, per promuovere un marchio di abbigliamento ed evidenziare la difesa del 'made in Italy', istituiscono un collegamento con icone, in particolare con la crocifissione, simboli, espressioni evangeliche proprie della religione cattolica, che vengono inopportunamente manipolati e adattati ad esigenze commerciali e rappresentano offesa ed irrisione alle convinzioni religiose dei cittadini, meritevoli di rispetto e di tutela.

La nota precisa inoltre che "Il Comitato ha altresì riscontrato il contrasto con l’art. 1 del Codice, dal momento che il contenuto dei messaggi è tale da suscitare nel pubblico risentite reazioni di rifiuto capaci di riflettersi sulla comunicazione pubblicitaria nella sua generalità, che possono danneggiare il credito dell'istituzione pubblicitaria nel suo complesso.

Sotto la lente critica dello IAP è finita anche un'altra iniziativa pubblicitaria dal titolo 'Pelle conciata al vegetale in Toscana', realizzata per il Consorzio Vera Pelle Italiana conciata al vegetale  diffusa attraverso un calendario realizzato da Oliviero Toscani in distribuzione da dicembre in allegato alla rivista Rolling Stone e presentato oggi a  Pitti Uomo a Firenze.   Come si vede sul sito del Consorzio, il calendario ha sollevato un polverone mediatico perchè ritrae 12 pubi di donna per le industrie conciarie toscane.(Vedi notizia correlata).

EC