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Dal Web il 2% del PIL italiano

Oltre la pubblicità, che ne rappresenta tutto sommato solo una modesta parte, il peso di Internet sull’economia italiana è pari al 2% del PIL o, in cifre, a 31,6 miliardi di euro. Questo il risultato di uno studio condotto da Boston Consulting Group, presentato ieri allo IAB Event di Roma da Marc Vos, partner e managing director BCG.

 (Roma. Dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). In Italia, l’economia che ruota intorno a Internet e che da Internet trae linfa e sviluppo valeva nel 2010 31,6 miliardi di euro, pari al 2% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Il calcolo è stato effettuato dal Boston Consulting Group attraverso uno studio ad hoc, commissionato da Google, prendendo in considerazione tutte le componenti di spesa: produzione di servizi e contenuti digitali, investimenti privati, spesa istituzionale, connettività e telecomunicazioni, consumi ed e-commerce, ecc.

Nel corso della presentazione dello studio (in allegato il pdf, a questo link la presentazione video ufficiale del report), Marc Vos, partner e managing director BCG, ha ripercorso i punti essenziali dell’analisi e sottolineato i fattori chiave per il futuro sviluppo del mercato web nel nel suo complesso.
 
In primo luogo che gli impatti del web vanno in realtà ben oltre gli effetti diretti sul PIL, incidendo spesso in maniera diretta ed evidente sui fenomeni economici, produttivi e sociali. Basterebbe per esempio considerare che attraverso l’ecommerce - che peraltro resta uno degli anelli deboli della catena, tuttora non sufficientemente avanzato - i consumatori hanno potuto ‘risparmiare’ nel solo 2010 ben 1 miliardo di euro.

Quali le strade e le soluzioni per stimolare la crescita del PIL Internet?
Prima di tutto stimolare le piccole e medie imprese che, come è noto, rappresentano un’ampia maggioranza del tessuto industriale italiano. In secondo luogo, come già parzialmente evidenziato dall’intervento di Roberto Binaghi, sfruttare la predisposizione al mobile per la quale gli italiani non sono probabilmente secondi a nessuno. E infine indirizzare con maggior energia la questione del ‘digital divide’: non solo, come avviene solitamente, da un punto di vista infrastrutturale, ma soprattutto da quello anagrafico, perché al nostro mercato manca quasi totalmente la fascia più (relativamente) anziana degli over 55. E per farlo sono necessarie azioni push, per veder crescere la domanda, e pull, attraverso l’insegnamento e la sicurezza.

Dopo aver presentato due casi di eccellenza italiana come Yoox e Certilogo, Vos ha prospettato un duplice scenario, che prevede tassi di crescita rispettivamente del +13% o del +20% da qui al 2015, a seconda del tasso di crescita con cui riusciranno a svilupparsi i consumi e il mobile (due fenomeni, peraltro, che spossono essere in molti casi considerati sinergici).

"Internet stimola l’imprenditorialità, la conoscenza e l’economia - ha concluso Vos -. Il 2% del PIL non basta: possiamo e dobbiamo fare di meglio".