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Digital Day: rinascimento digitale, Italia (quasi) pronta

Data per scontata la 'transizione digitale', al Digital Day ci si interroga a che punto sia il processo di digitalizzazione del Paese, dal punto di vista delle infrastrutture (Paolo Romani, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega alla Comunicazione), della fruizione dei media (Remo Lucchi, Ad GFK Eurisko), delle aziende (Vittorio Bonori ZOG, Lamberto Dolci, Eni), della tecnologia (Cesare Sironi, ad Matrix) dell'utilizzo (Angelo Baiocchi, Executive Vice President Vivaki).
Partendo dal presupposto dell’ormai avvenuta affermazione di un ‘rinascimento digitale’ al Digital Day di ZenithOptimedia ci si domanda se l’Italia è pronta, a livello tecnologico, a ridurre il digital divide, a che punto sono le infrastrutture tecnologiche, quanto gli italiani le padroneggiano e in che termini la legislatura è adeguata rispetto alla normativa europea. In poche parole: a che punto il Paese è arrivato nel percorso verso la digitalizzazione?

Coordinati da Enrico Cisnetto, editorialista, hanno risposto a questo interrogativo importanti relatori, a cominciare da Paolo Romani, Vice Ministro allo Sviluppo Economico con delega alla Comunicazione.

“L’Italia è rallentata nella digitalizzazione perché è un Paese troppo conservatore e dove l’alfabetizzazione digitale complessiva è scarsa, il divario riguarda infatti 7 mln e 800mila abitanti ” esordice Romani. "Solo il 19% della popolazione ha accesso alla banda larga rispetto al 30% dell’Europa e in totale il 45% utilizza il pc. A questo si aggiunga il limite della rete: 500 mila km di cavo di rame Telecom non sono sufficienti per tutti”.

Quali le aree di intervento del Governo? Romani risponde così: “Entro il 2010 tutti i Paesi europei avranno la tv digitale. Per stare nei tempi è necessario investire nella banda larga, il Governo ha steso un calendario e ha lavorato con Provincie, Regioni ed enti locali per attivare una campagna informativa a tutti i cittadini. Inoltre, abbiamo stanziato contributi per le fasce deboli e iniziato il processo di digitalizzazione della televisione, reso più difficoltoso in Italia dalla presenza di 550 emittenti locali, piccoli editori che dovranno essere portati gradualmente al digitale. In Italia il passaggio al digitale avverrà, ma sarà più soft, entro l’anno completeremo la Campania e l’anno prossimo la copertura arriverà a tutto il nord, da Torino a Trieste, all’Emilia Romagna alla Liguria”.
E il piano Romani, che a detta del vice ministro si sbloccherà appena usciti dalla crisi, dovrebbe eliminare completamente il digital divide portando l’Italia ai livelli dell’Europa. “A questo, precisa Romani, si aggiunge un progetto che vede in società Governo e players tradizionali, ma anche Poste e Ferrovie, per metter sul piatto un investimento multi miliardario per creare nuove infrastrutture”.
Intanto, conclude Romani, i rallentamenti hanno generato sui media un vivace dibattito nazionale riguardante la banda larga e questo è già un primo passo per riconoscere l’importanza del fenomeno.

Remo Lucchi, Amministratore Delegato GFK Eurisko, sposta l’accento sull’accresciuta multimedialità tra la new generation, che fruisce di più mezzi più volte al giorno e sottolinea come l'affermazione, in comunicazione, di tutte  le potenzialità del digital potrebbe essere ancor più ampia se i media ragionassero in termini di collaborazione.
"Cala il tempo riservato dagli italiani alla stampa, in parte anche alla televisione -  fa notare Lucchi - ma almeno l’Italia ha preparato la televisione a rispondere all’esigenza di palinsesti personalizzati con le reti satellitari e digitali. Avanza a grandi passi ance l’uso di internet e del mobile".  In questo scenario, la regola, per le aziende, è quella di parlare ai consumatori inseguendoli su tutte le piattaforme per attivare un dialogo che li renda partecipanti attivi. “La sinergia tra i mezzi - dichiara Lucchi - è una soluzione virtuosa e vantaggiosa per le stesse concessionarie e apre la via a grandi potenzialità nel raggiungimento dei targeti di giovani internet users che pensano e navigano secondo logiche orizzontali, interattive e partecipative. Seguendo questo percorso anche la creatività dovrà reinventarsi percorrendo la via di un dialogo sempre più aperto e diretto con i consumatori in rete”.


Vittorio Bonori, Ceo ZenithOptimedia, sollecitato da Cisnetto, veste i panni di un capitano d’azienda del largo consumo alle prese con i nuovi media digitali. Che fare? Semplice, secondo il manager si deve investire sui mezzi della rete perchè offrono alle aziende la possibilità di essere più competitive sullo scenario italiano e internazionale.
La transizione al digitale, secondo Bonori, apporta sei importanti cambiamenti nel mondo della comunicazione, di cui le imprese devono tener conto per cavalcare l’onda con successo.
Le prime novità si avvertono nella filiera professionale, in cui si passa da una classificazione degli editori in televisivi, stampa, e web a editori multipiattaforma, dove i contenuti verranno distribuiti in base alle modalità di fruizione e al target.
Le aziende, poi, potranno riappropriarsi di uno spazio editoriale, ovvero ogni azienda o marca diventerà per certi versi un editore e veicolerà contenuti e servizi.
Si concretizzerà una vera multimedialità, il digital consentirà sinergie tra i media digitali e e aziende e centri media potranno creare circolarità dei messaggi.
Anche il roi aumenterà secondo Bonori, soprattutto considerando il costo per contatto, anche grazie alla maggiore misurabilità degli strumenti della rete. Nel contesto del digitale la creatività assumerà nuove forme in base alle piattaforme e alle diverse tipologie di utenti a cui verrà rivolta e potrà essere valorizzato un ruolo etico della comunicazione commerciale.

Cesare Sironi, Amministratore Delegato Matrix, pone l’accento sul fatto che l’avvento del digitale porta a un rapido aggiornamento della tecnologia necessario per supportare la circolazione, la condivisione e il passaggio di informazioni durante le attività degli utenti online. La nascita di sofware e di nuovi servizi online ha tuttavia bisogno di una regolamentazione che ponga dei limiti all’abuso di informazioni. Esistono in materia autorità italiane ed europee, ma la globalità del digitale richiede un organismo mondiale che imponga le regole a tutti i player.

Angelo Baiocchi Executive Vice President Vivaki, pensa che l'Italia sia più lenta nella fruizione della tecnologia digitale per diffidenza verso tutto ciò che non è controllabile, mentre si dimostra all'avanguardia nell'utilizzo dei cellulari. A rellantare la digitalizzazione, inoltre, anche l'eccessiva dispersione della politica e l'incapacità di comprendere le priorità su cui convogliare gli investimenti.

Lamberto Dolci, responsabile immagine e pubblicità Eni, al Digital Day fa chiarezza e afferma che in risposta alla multicanalità e alla multiofferta della rete servono strategie e messaggi chiari, diretti, efficienti. Un esempio? La nuova immagine di marca Eni, che assorbe Agip nel simbolo del cane a sei zampe ideato da un concorso indetto da Enrico Mattei negli anni ’50 per indicare il concetto di energia. Lo stesso segno campeggerà dal 2010 in tutte le insegne e i materiali pubblicitari Eni. Guarda la video intervista su  ADVexpress Tv

Elena Colombo