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Forum Digital Media, puntare su internet per far crescere il Paese

Totale migrazione della pubblica amministrazione su internet, presenza online del 100% delle imprese, introduzione di un regime Iva differenziato per l’e-commerce e vera tracciabilità con l’eliminazione del contante. È tramite la realizzazione di questi quattro punti programmatici che l’innovazione digitale riuscirebbe a dispiegare davvero la sua forza rivoluzionaria, favorendo la crescita economica e sociale del Paese. Del tema si è discusso al secondo Forum Digital Media & Technology organizzato da 24Ore Formazione ed Eventi.
Internet non è un settore, una industry o un’area dell’economia. È uno standard, un linguaggio che occorre stimolare e imparare a utilizzare con competenza, per far crescere trasversalmente tutti i settori del Paese, generando benefici concreti per i cittadini, il sistema delle imprese e le pubbliche amministrazioni. Il problema, tuttavia, è che internet, almeno per quanto riguarda l’Italia, più che a un linguaggio condiviso, assomiglia a una sorta di esperanto, una lingua di pochi per pochi, ancora distante dall’essere considerabile una currency, un'istituzione economica o uno standard condiviso.

Per centrare questo obiettivo, come sostenuto quest’oggi da Marc Vos, partner & managing director The Boston Consulting Group, nel corso del secondo Forum Digital Media & Technology organizzato da 24Ore Formazione ed Eventi (in collaborazione con IlSole24Ore.com e Nòva24 - Il Sole 24 Ore), occorre agire su quattro fronti principali cui corrispondono altrettanti obiettivi. Come vedremo tra poco, siamo nell’ordine delle provocazioni, ma i risultati finali sono molto meno utopici di quello che potrebbe sembrare di primo acchito.

Uno, creare le condizioni per l’affermazione di una diffusa cultura digitale, per arrivare alla totale migrazione delle pubbliche amministrazioni sul web. Due, il 100% delle imprese dovrebbero avere una presenza reale su internet, da intendersi non solo come vetrina online, ma come motore del proprio business. Tre, stimolare l’utilizzo e lo sviluppo dell’e-commerce b2c tramite l’introduzione di un regime Iva differenziato per le transazioni online. Quattro, aumentare il livello di tracciabilità grazie all’eliminazione del contante.

Lo scenario digitale italiano, da un punto di vista strettamente economico, è caratterizzato da luci e ombre. Da un lato, come spiega Vos, il nostro Paese può vantare un eccellente tasso di crescita del Pil internet, che si attesta, secondo le previsioni, sul +11,5% per il periodo 2010-2016, superando le percentuali del Regno Unito (10,9%), della Germania (7,8%) e della Francia (6,1%). Dall’altro lato, però, l’Italia può vantare solo un 2-2,5% di Pil digitale sul totale del Pil del Paese, finendo così con il collocarsi in una posizione di retroguardia rispetto, per esempio, alla Gran Bretagna che nel 2010 vantava già l’8,3% di Pil internet sul totale del Pil del Paese. E il gap con tale nazione guida rischia addirittura di aumentare, dato che, secondo le previsioni, nel 2016 in Uk l’economia digitale dovrebbe valere 262 miliardi di euro, contro i nostri 63 miliardi. Per dirla con un termine ultimamente molto di moda, è come se esistesse uno ‘spread internet’, misurabile in infrastrutture disponibili e spesa online, che separa l’Italia dai Paesi più virtuosi.

Un buon modo per abbattere questa particolare forma di spread sarebbe sicuramente quella procedere con più determinazione lungo la strada che porta alla realizzazione dell’Agenda Digitale europea, ossia quella strategia di sviluppo che punta sulla valorizzazione di internet e l’utilizzo delle tecnologie digitali come asset fondamentali per far crescere il Paese, riattivare l’economia, rivitalizzare il sistema delle imprese, creare posti di lavoro e migliorare i servizi offerti alla cittadinanza dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Dopo due anni di attesa, l’Agenda digitale, presentata nel lontano maggio 2010 come uno dei ‘sette obiettivi faro’ dell’Unione Europea per avere una crescita “inclusiva, intelligente e sostenibile”, sta infatti finalmente prendendo forma anche in Italia.

Come ricordato quest’oggi anche da Fabrizio Spada, Commissione Europea rappresentanza a Milano, oltre che da Vos, sono sei i principali cantieri su cui si sta intervenendo in riferimento all'attuazione dell'Agenda Digitale: uno, infrastruttura e sicurezza, ossia completare la diffusione della rete a banda larga (a tutti entro il 2013) e favorire lo sviluppo dell’internet super veloce (a tutti entro il 2020) sia fisso sia mobile, e garantire la massima sicurezza nelle transazioni e identificazioni. Due, e-commerce, promuovendo lo sviluppo del commercio elettronico b2b e b2c. Tre, e-government, favorendo la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione per cittadini e imprese. Quattro, alfabetizzazione, estendendo il modello della scuola digitale. Cinque, ricerca e innovazione, agevolando l’utilizzo della digitalizzazione come driver di crescita delle imprese. Sei, smart cities, ossia migliorare la mobilità, la sicurezza e il risparmio energetico nelle città attraverso l'uso della tecnologia digitale.

Temi, questi, affrontati anche nel corso della tavola rotonda moderata da Fernanda Roggero, caporedattore Nòva24 - Il Sole 24 Ore. Da segnalare, in particolare, l’intervento di Roberto Liscia, presidente Netcomm, il quale ha evidenziato i problemi di arretratezza del nostro sistema di commercio elettronico, segnalando, in particolare, come solo il 5% delle imprese italiane sia online contro una media europea del 15%. “Non a caso - ha aggiunto -, l’e-commerce italiano ha un volume d’affari inferiore rispetto a quello olandese, nonostante la notevole differenza di dimensioni tra i due Paesi”. Le imprese devono dunque ripensare la propria organizzazione strategica in chiave digitale, definendo un nuovo posizionamento che includa il commercio elettronico in quanto asset fondamentale del business. “Inoltre - ha ricordato Liscia -, tenendo conto che sono solo 10 milioni gli italiani che comprano online, occorre aumentare la propensione all’acquisto digitale favorendo la convenienza per il consumatore”.

Federico Barilli, direttore Confindustria Digitale, è invece tornato sul tema dell’Agenda Digitale, sottolineando come non siano pochi i problemi da risolvere, “a cominciare da un sistema di e-payment che, in Italia, fa ancora molta fatica a decollare”. Ma, allo stesso tempo, ha esplicitato la convinzione che “quello in carica sia il governo giusto per superare le difficoltà”, mettere insieme le varie spinte e favorire il processo di sviluppo in corso.

Sul filone dell’ottimismo si colloca sicuramente Giorgia Abeltino, policy counsel Google Italy, la quale afferma che sono sempre di più le imprese, specialmente le piccole e medie, che stanno comprendendo l’importanza di essere online in maniera reale e strategica.

Da citare, infine, anche l’intervento di Matteo Berlucchi, ceo Anobii, il quale da un lato si è concentrato sul ruolo chiave del device mobile, in quanto portatore di un nuovo paradigma della comuncazione, fondato sulla logica So-Lo-Mo, ossia sociale, locale e mobile, e dall’altro ha sottolineato l’importanza di moltiplicare le iniziative a supporto delle iniziative imprenditoriali giovanili, per non strangolare in culla start up promettenti.

Mario Garaffa