Digital
Iab Events, puntare sul digital per rilanciare occupazione e ripresa
Ora che anche il nostro Paese si è dotato di un’Agenda Digitale, non si può più perdere tempo. Puntando sulla digital economy, l’Italia potrebbe triplicare gli occupati nel settore online (attualmente sono circa 100mila), raggiungendo una nazione guida come il Regno Unito. Ma i benefici sarebbe anche per l’intero sistema-Paese. Per fare presto, Iab chiede: un ministero ad hoc per l’innovazione, la defiscalizzazione dei digital jobs, e più formazione digitale sia nelle aziende sia nelle università.
Simona Zanette, presidente Iab Italia, non ha dubbi. I sei punti dell’Agenda Digitale sono gli ambiti giusti su cui ora si deve lavorare, con concretezza e rapidità, mettendo assieme pubblico e privato, ossia istituzioni, associazioni e aziende, per sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie digitali. Perché in ballo non c’è solo lo sviluppo della digital economy, ma la ripresa dell’intero sistema-Paese.Il primo punto su cui intervenire è quello ‘infrastrutturale’, perché “ancora oggi - precisa Zanette ad ADVexpress - ben il 40% della popolazione italiana non si connette a internet”. Il secondo ambito, fortemente collegato al primo, è quello dell’‘alfabetizzazione’, da realizzare sia lato scuole, sia lato imprese, accompagnando queste ultime, specie le Pmi, in un percorso di incremento della consapevolezza dell’importanza del web per implementare il business.
Il terzo pilastro è l’‘e-commerce’, e a proposito Zanette cita una ricerca, commissionata da Upa e Google a Gfk Eurisko, in cui si dice che, entro cinque anni l’e-commerce varrà più di una manovra finanziaria dello stato, con un volume d’affari di 50 miliardi di euro e con almeno un miliardo di
investimenti pubblicitari aggiuntivi rispetto a oggi. Inoltre, ricorda sempre Zanette, lo sviluppo dell’e-commerce svolge un ruolo benefico per l’intero sistema economico, perché favorisce l’emersione del nero e il conseguente recupero dell’evasione fiscale.
Altrettanto importanti sono anche agli ambiti rimanenti, ossia ‘digitalizzazione della PA’ (si legga riduzione degli sprechi e risparmio della spesa pubblica), ‘startup’ (sostegno all’innovazione e alle aziende) e ‘smartcity’ (implementazione di servizi digitali ‘intelligenti’); ma per la loro concreta attuazione c’è prima bisogno che si facciano dei passi in avanti nei primi tre ambiti sopra citati.
Ed è proprio per sostenere lo sviluppo del settore e l’attuazione dell’Agenda Digitale che, come spiegato dal general manager di Iab Italia, Fabiano Lazzarini, l’associazione propone una serie di interventi concreti: uno, l’istituzione di un ministero ad hoc per l’innovazione; due, la defiscalizzazione dei digital jobs; tre, l’avvio di partnership tra pubblico e privato per la formazione dei dipendenti delle aziende; quattro, la realizzazione di corsi di formazione sui ‘lavori digitali’ e le relative competenze da effettuare sia nelle scuole, sia nelle università.
Inoltre, come lo stesso Lazzarini ha ricordato, in un Paese come l’Italia che sta subendo fortemente la crisi occupazionale, la digital economy può rappresentare la vera svolta per la ripresa anche sotto il profilo dei posti di lavoro. I dati presentanti hanno, infatti, evidenziato che, in Europa, se tutti i Paesi Eu fossero allineati nelle scelte, si potrebbero creare 1,5 mln di posti di lavoro in più attraverso digital economy.
In Italia, in particolare, sono circa 100mila i professionisti impiegati ‘direttamente’ nel settore internet. Se il nostro Paese, che si posiziona ancora dietro la Spagna, puntasse maggiormente sulla economia digitale potrebbe creare una crescita occupazionale pari a quella di Paesi come il Regno Unito, al primo posto della classifica con circa 300mila occupati nel settore, passando, da un livello di remunerazione totale di 4 miliardi di euro, a circa 10 miliardi.
Se si guarda al solo comparto dell’advertising online, l’Italia si posiziona ancora al settimo posto per numero di occupati, ma si stima che, se venissero fatte scelte fortemente orientate
verso la digitalizzazione, il livello potrebbe raddoppiare, raggiungendo la Francia, o addirittura quintuplicare, arrivando ai livelli attuali del Regno Unito.
In questa direzione, risulta ancor più significativo l’indicatore degli investimenti del settore della pubblicità online, che Iab Italia stima sarà del +7/8% nel 2013, confermandosi così come l’unico comparto con un trend positivo in un contesto che vede il mercato pubblicitario tradizionale fortemente provato dalla crisi.
Da segnalare anche l’intervento di Marc Vos, partner & managing director di The Boston Consulting Group, il quale ha spiegato che, nel 2016, metà della popolazione mondiale sarà connessa alla Rete, per un valore complessivo dell’economia digitale (che già oggi contribuisce per il 4% al Pil mondiale) pari a oltre 4.000 miliardi di dollari. Un trend in crescita che già nel 2015 porterà al sorpasso da parte dei Paesi emergenti per quanto riguarda il numero di internauti: 1,4 miliardi contro i ‘soli’ 700 milioni dei Paesi sviluppati.
Un ecosistema, quello digitale, che va dai servizi di messaggistica all'e-commerce BtoB fino al m-commerce, per un valore complessivo di quasi 950 miliardi di dollari. Un'opportunità che molti Paesi stanno già cogliendo: come il Regno Unito (leader mondiale dell'online advertising e dell'e-commerce), ma anche l'Egitto (turismo) e la Danimarca (e-government), a conferma che puntare sulle potenzialità legate a internet è una scelta obbligata che nessun governo può astenersi dal percorrere. Come? Promuovendo gli investimenti nelle infrastrutture, puntando allo switch-off della Pubblica Amministrazione, investendo nell'istruzione e nella creazione delle competenze digitali, stimolando l'e-commerce, l'innovazione e l'imprenditorialità digitale; ma anche agevolando la mobilità globale dei talenti digitali e armonizzando le regole del mercato all'interno della stessa Ue.
A mettere in guardia in riferimento all’arretratezza digitale delle aziende è Luisa Piazza, head of public affairs di Seat PG Italia, la quale ha ricordato nel nostro Paese solo il 75% delle aziende
utilizza, in qualche modo, internet, e che appena il 41% delle imprese si è dotata di un sito internet aziendale. Ma, soprattutto, la cosa più grave, ha continuato Piazza, “gli imprenditori e i manager di molte società non hanno capito il perché serva essere online, ossia non hanno minimamente messo a fuoco l’importanza di poter essere cercati e trovati via web, di poter presentare i propri prodotti e servizi sulla Rete, e soprattutto la possibilità di sfruttare l’e-commerce per implementare il business”.
Proprio in riferimento all’e-commerce, Vos ha ricordato che, nella classifica che misura la percentuale di acquisti online sul totale retail, il nostro Paese è solo sesto con l’8%; sul primo
posto del podio, manco a dirlo, si posiziona il Regno Unito (23%), seguito da Germania (11,7%) e Australi (8,9%).
Concludiamo con un riferimento all’intervento di uno dei più importanti fautori dell’Agenda Digitale italiana, il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo. “Il Paese - ha spiegato il ministro - ha bisogno di essere aiutato e traghettato verso il digitale; siamo pronti, ma serve coraggio. Nei prossimi mesi dovrà dispiegarsi il processo attuativo dell’Agenda, ma adesso l’Italia finalmente si è dotata di ciò che le mancava: un progetto Paese complessivo, che fa leva sul digitale”.
Mario Garaffa

