Digital
IAB Forum Roma: l’unione (delle “agency”) fa la forza
(Roma. Dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). Centrali media e concessionarie sono state le protagoniste dell'ultima tavola rotonda organizzata ieri a Roma da IAB Forum. Il general manager di IAB Italia, Fabiano Lazzarini, ha esordito chiedendo a tutti i partecipanti se le agenzie – intese nel significato anglosassone del termine 'agency', che riunisce creativi, media e concessionari – siano davvero pronte per offrire ai clienti un servizio digitale completo.
"No – è stata la diretta risposta di Federico Rampolla,
chief interaction officer Group M (foto a destra) –: perché in molti casi sono
proprio le aziende che ancora non si sono organizzate per ricevere questa
offerta, e di conseguenza le agenzie, strutturate in modo speculare a quello dei
loro clienti, ancora non sono completamente attrezzate. Fra i diversi player, in
questo momento, sono probabilmente i centri media quelli che hanno fatto i
maggiori passi in avanti".
"In realtà neanche noi siamo pronti a fare tutto - ha replicato
Nicola Silvestri, head of invention
Mindshare (foto a sinistra) -, ma il punto non è questo: la frammentazione e l'atomizzazione dello
scenario richiedono sempre più strategia, e oggi bisogna pensare prima di fare,
e poi fare insieme".
"La prima esigenza – ha ribadito Serena Belloni, media director
Neo@Ogilvy (a destra) –, è iniziare ad ascoltare, partendo
dalla comprensione del consumatore. Il passo successivo è l'integrazione delle
competenze strategiche, verticalizzando poi gli specialismi, per esempio sui
contenuti. Resta da vedere quale sia il ruolo di editori e concessionarie in
questo contesto, e quali le modalità per l'integrazione del loro lavoro con
quello di agenzie creative e media".
Per Andrea Da Venezia, managing director Zed
Digital (ZentihOptimedia Group), "La
visione di un'agenzia come la nostra resta unica:
lavoriamo con team dedicati ai clienti che poi si
avvalgono delle diverse specializzazioni. Questo perché la copertura,
l'awareness e soprattutto la top of mind rimangono ancora le priorità delle
marche. Fra le concessionarie si vedono segnali di un cambiamento, ma ancora
troppo sottili".
Tornare a parlare di brand e partnership
Secondo Salvatore Ippolito, sales director Microsoft
Advertising, il primo step dovrebbe essere rimettere al centro la
brand: "Il problema è che come sistema cerchiamo di rimuovere di volta in volta
tutta una serie di alibi. Prima quello dell'audience, che è arrivata. Poi il
tempo speso e la misurazione, e ormai abbiamo anche questo... Ma ne troviamo
sempre di nuovi. Microsoft da 6 mesi sta cercando clienti disposti ad andare
concretamente oltre la media dell'8% dei budget investiti in digital, ma siamo
ancora lì: i clienti titubano, e le agenzie pure".
Luca Gurrieri, responsabile adv Niumidia,
si è invece detto soddisfatto del sempre maggior coinvolgimento da parte delle
agenzie sul fronte creativo oltre che delle pianificazioni. "Questo ci
gratifica, perché non riguarda solo gli spazi di advertising ma progetti più
complessi come la sitcom 'Fiat 8 in punto' che su YouTube è
stata vista 30.000 volte ma sul nostro portale Virgilio ha
fatto 5 volte tanto".
Le concessionarie, ha proseguito Gurrieri, devono fare
un po' di autocritica: "Abbiamo alzato troppi muri – sui formati e sui linguaggi
– che hanno confuso i clienti e le stesse agenzie. Ma soprattutto non siamo
ancora riusciti a chiarire quale sia il prezzo corretto e coerente
dell'advertising online".
Anche Guido Mentil, web marketing & sales manager
Master Advertising, ha osservato come publisher e
concessionarie abbiano sviluppato sistemi che agenzie e clienti spesso non hanno
capito, e quindi non hanno utilizzato, ribadendo quanto sostenuto da Silvestri e
Belloni sulla necessità di prendersi i tempi necessari per approfondirne la
comprensione.
La velocità del sistema, ha concordato Patrizia
Conte, responsabile concessionaria
One Italia (a sinistra), porta
spesso a voler fare tutto troppo in fretta, penalizzando in particolare
l'aspetto creativo che arriva buon ultimo.
Per Roberto
Barberis, sales director DadaAd, le concessionarie
dovrebbero invece concentrarsi sul proprio mestiere di venditori di spazi,
cercando quelli più importanti e impattanti che le agenzie creative hanno il
compito di riempire, anche se, soprattutto nell'area del mobile, l'esperienza
delle agenzie italiane è ancora molto scarsa.
Ruoli senza schemi
Un secondo giro di microfono ha ripreso e approfondito diversi spunti, ed è stata la volta dei centri media di fare autocritica.
Serena Belloni, per esempio, ha ammesso che ciò in cui a
volte hanno peccato è il ruolo di guida per le aziende, non
aiutandole a orientarsi nella complessità dell'intera offerta digitale e nella
misurazione dei risultati.
A proposito di 'pensiero' strategico, ha detto
invece Rampolla, agenzie media e creative compiono spesso l'errore di essere
loro stesse orientate alla vendita del proprio servizio più che alla costruzione
di piani di lungo periodo.
Ma a chi spetta oggi la 'ownership' della campagna, ha chiesto Lazzarini?
"Semplicemente al più bravo – ha risposto Silvestri –, non perché sa fare
tutto, anche il lavoro degli altri. Il fatto è che ormai i ruoli vano rivisti
secondo logiche diverse e non ci sono più schemi fissi. Microsoft è al tempo
stesso tecnologia, editore, venditore di spazi, ed è giusto così. Dobbiamo
quindi lavorare meglio e di più insieme proprio sul pensiero: solo a quel punto
possiamo offrire ai clienti le soluzioni più giuste ai problemi che non sanno
più risolvere con gli strumenti e i mezzi tradizionali".
È vero, ha aggiunto
Rampolla, ma ciò non toglie che ognuno abbia comunque un suo ruolo: "La parola
chiave è e sarà sempre partnership".
Ippolito e Gurrieri hanno insistito sulla necessità di un linguaggio comune a tutti, come emerso per esempio nelle conversazioni organizzate da IAB Italia e UPA, e di condivisione degli obiettivi: "Per questo – ha spiegato il responsabile adv di Niumidia – Fedoweb ha un progetto di ricerca che dovrebbe portarci entro la fine di quest'anno a definire un unità di misura per il digital equivalente al Grp, ciò che gli utenti capiscono meglio di ogni altra cosa".
Questo potrebbe aiutare, ha commentato Belloni, ma solo in parte: "Internet non è solo un media ma anche una piattaforma di relazione: Alcuni aspetti sono forse misurabili in termini di Grp's o qualcosa di equivalente, ma altri aspetti no: ambiti come i social media portano a parametri e metriche qualitative più che quantitative, che ancora però vanno imparate e conosciute fino in fondo".
Tommaso Ridolfi

