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Layla Pavone su web tax: "legge poco chiara. Per un tema così critico serve una normativa europea"

Secondo il Managing Director di Isobar, la norma che impone di acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati online, anche attraverso centri media e operatori terzi, da soggetti titolari di una partita IVA italiana è poco chiara e difficile da interpretare e da rivedere perchè contraria alle regole dell'UE in materia di libero scambio di merci e servizi. Per Layla Pavone serve una normativa a livello europeo.
In merito alla web tax, la legge approvata il 23 dicembre in via definitiva dal Senato con l'obiettivo di imporre alle grandi corporation di internet (Google, Facebook, Amazon) di  pagare le tasse nel nostro Paese e che obbliga ad acquistare servizi di pubblicità e link sponsorizzati online, anche attraverso centri media e operatori terzi, sol  da soggetti titolari di una partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana.  (leggi news), abbiamo raccolto l'opinione di Layla Pavone, Managing Director di Isobar, che si aggiunge a quella di Roberto Silva Coronel, Ceo di Digital Events e Presidente di Performedia (leggi news).

"Ritengo sia una legge poco chiara, che deve essere meglio compresa perchè mal posta. Anche se è in linea di principio è giusto che i big player del web paghino le tasse in Italia, da una prima lettura mi sembra che la norma vada contro alle regole dell'Unione Europea che disciplina il libero scambio di merci e servizi attraverso precisi trattati che sembra venire baipassati".

Secondo la manager: "un tema così critico deve essere regolamentato a livello europeo poichè coinvolge i principali Paesi dell'UE. Dunque la questione è da riportare all'Unione Europea chiedendo una direttiva unica che rgoli in maniera più corretta questo mercato".

Inoltre, Layla Pavone pone l'accento sulla territorialità degli spazi pubblicitari a cui fa riferimento il secondo emendamento della legge ("gli spazi pubblicitari online e i link sponsorizzati che appaiono nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito internet o la fruizione di un servizio online attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili, devono essere acquistati esclusivamente attraverso soggetti, quali editori, concessionarie pubblicitarie, motori di ricerca o altro operatore pubblicitario, titolari di partita IVA rilasciata dall’amministrazione finanziaria italiana"). Sulla questione commenta: "Anche questo aspetto è poco chiaro. Posso trovarmi all'estero e consultare un sito italiano, e in questo caso cosa succede? Nel digitale il concetto di territorio è fluido e non facilmente inquadrabile e controllabile". Dunque una norma da rivedere e riconsiderare. 


EC