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LBi firma la nuova strategia digital di Cillit Bang

Dodici mesi di sfide e divertimento per coinvolgere le persone sui social network, fare education di prodotto e rafforzare il posizionamento dello sgrassatore di Reckitt Benckiser come l’arma più efficace contro tutti i problemi quotidiani.
LBi, l’agenzia digitale globale da poco parte di Publicis Group (leggi news correlata), ha ricevuto da Reckitt Benckiser l’incarico di definire e realizzare una strategia digitale innovativa per la comunicazione di Cillit Bang.

A dare la notizia è Carol Pesenti (in foto), Client Service Director di LBi Italia: “Siamo orgogliosi di lavorare su un progetto cosi sorprendente e sfidante per un brand come Cillit Bang. Abbiamo ricevuto dal cliente un brief coraggioso e il team ha risposto con enorme entusiasmo, passione e un pizzico di pazzia. Raramente ci capita di avere la massima libertà in fase creativa e siamo felici della fiducia dimostrata nei confronti di LBi fin dall’inizio del progetto. Ci attende un lungo percorso insieme, fatto di iniziative fuori dal comune che non passeranno inosservate!”.

La formula di base ideata da LBi per la strategia digitale di Cillit Bang: 12 mesi di sfide e divertimento per coinvolgere le persone sui social network, fare education di prodotto e rafforzare il posizionamento di Cillit Bang come l’arma più efficace contro tutti i problemi quotidiani. Da qui l’idea di dare voce attraverso una Facebook page (https://www.facebook.com/CillitBangItalia) ai ricercatori di un immaginario (e decisamente surreale) CILLIT BANG LAB: gli scienziati di Cillit hanno ormai scoperto tutto ciò che c’è da scoprire sullo sporco e su come eliminarlo, per cui si annoiano a morte e decidono di usare il proprio laboratorio e la pagina Facebook per lanciare delle sfide sempre più folli ai propri fan.

“I ragazzi di Cillit Bang ci hanno chiesto di stupirli -- racconta Fabio Paracchini (in foto), Executive Creative Director di LBi Italia -- e per il nostro team creativo è stato un invito a nozze: dallo storytelling generale del Lab all’ideazione delle sfide lanciate dagli scienziati, fino alla definizione nel dettaglio di un piano di comunicazione lungo un anno, ci siamo divertiti come dei pazzi. Anche dal punto di vista produttivo, in Italia succede molto di rado che un brand del mass market decida di investire in modo così coraggioso e strutturato sul social engagement. E poi diciamocelo: il fatto che ci siano clienti disposti a pagarti per catapultare qualche quintale di uova, pomodori, yoghurt e fango addosso a delle persone è una delle cose che ti fa venire voglia di andare in agenzia tutte le mattine. Ed è esattamente quello che è successo per la prima operazione su cui abbiamo lavorato, l’app Facebook Gioca sporco”.

MF