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NetComm: l'Unione Europea frena l'e-commerce

Netcomm - Consorzio del Commercio Elettronico Italiano scende in campo a fianco delle altre associazioni di rappresentanza del settore in Europa contro le misure approvate dal Parlamento Europeo sull'e-commerce, nell’ambito di una direttiva sui 'Diritti dei Consumatori' che su un’analisi condotta sulla base dei dati forniti dalle associazioni di categoria europee potrebbe generare un incremento dei costi di trasporto pari a circa 10 mld di euro.
Ricadranno sui consumatori europei i 10 miliardi di Euro che si stima sosterrà il settore nel caso passi la nuova direttiva proposta dal Parlamento europeo sui diritti dei consumatori, annullando in un solo colpo tutti i benefici che lo shopping online garantisce da sempre.

Unite contro la proposta di direttiva del Parlamento europeo sui “Diritti dei consumatori”, le principali Associazioni europee del commercio elettronico: la francese FEVAD (Fédération e-commerce et Vente à Distance), l’inglese IMRG (Interactive Media in Retail Group) e l’italiana NETCOMM (Consorzio del commercio elettronico italiano) sono scese in campo per chiedere ai rispettivi Governi di non sottoscrivere la proposta del Parlamento europeo e di invitare le Autorità centrali a consultare gli organi di rappresentanza del settore nei vari Paesi prima di legiferare in materia.

Lo scorso 24 marzo il Parlamento Europeo ha approvato una serie di misure nell’ambito di una direttiva sui “Diritti dei Consumatori”.
Contro tali direttive si sono schierate le principali Associazioni europee del commercio elettronico, da NetComm alla francese FEVAD (Fédération e-commerce et Vente à Distance), all’inglese IMRG (Interactive Media in Retail Group) che hanno chiesto  ai rispettivi Governi di non sottoscrivere la proposta del Parlamento europeo, invitando le Autorità centrali a consultare gli organi di rappresentanza del settore nei vari Paesi prima di legiferare in materia.
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Secondo NetComm, il Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, le nuove misure sull'e-commerce rischiano di minare alla base l’esistenza stessa del settore in Europa e di generare una pericolosa spirale inflazionistica sui prezzi dei prodotti venduti online.

"Roberto Liscia (nella foto), Presidente di NETCOMM, commenta: "E' assurdo che il Parlamento Europeo legiferi in materia di e-Commerce senza avere sentito nessuna delle associazioni di riferimento del settore nei vari Paesi europei. Da un consulto con loro emerge questo dato di fatto che sarebbe già grave in assoluto. Lo diventa ancora di più, leggendo nel dettaglio i contenuti della proposta di direttiva che non pare certamente elaborata da persone che conoscono in profondità la complessità di questo settore. Da un’analisi condotta sulla base dei dati forniti dalle associazioni di categoria europee che rappresentano circa il 50% del comparto, l’incremento dei costi di trasporto che si genererebbero se questa direttiva passasse, ammonta a circa 10 miliardi di Euro. Ad oggi, infatti, i costi di trasporto dell’e-Commerce europeo valgono circa 5,7 miliardi di Euro. Con la nuova legislazione salirebbero a 15,6 miliardi. Questi emendamenti provenienti dall’Europa sono i più devastanti mai proposti in materia di commercio elettronico. Oltre a non essere necessari, genererebbero un incremento dei costi che ricadrebbe inesorabilmente su un peggioramento dei prezzi per i consumatori. Molte PMI italiane ed europee si vedrebbero costrette a chiudere e molte start up addirittura a non nascere in un momento in cui la forza e la vitalità imprenditoriale è più necessaria che mai per portare l’Italia e l’Europa fuori da una crisi fortissima che ha lasciato pesanti segni e dalla quale ancora non siamo del tutto usciti. In Italia, poi, la gravità sarebbe ancora più evidente se si pensa che solo da poco tempo si sta recuperando il terreno perduto e mai come oggi si respira un fermento imprenditoriale che non può fare che bene al settore e all’intero sistema Paese.”

Gli articoli a cui NetComm fa riferimento, sono, in particolare, questi quattro, che lo stesso Consorzio commenta:

Articolo 22a, libertà di contratto - Secondo questa proposta i siti di e-Commerce avranno l’obbligo di consegnare in tutta Europa. In tal modo una piccola realtà che decidesse di aprire un sito in Italia o in uno qualsiasi degli altri Paesi dell’Unione Europea, avrebbe l’obbligo fin dall’inizio di prevedere un sistema di pagamento con 7 valute differenti, un sistema di traduzione in 25 lingue e dei contratti di spedizione in 27 Paesi. Si tratta di una complicazione che avrebbe come risultato immediato il freno di qualsiasi iniziativa imprenditoriale e l’uccisione sul nascere di qualsiasi start up online. In un momento di crisi come quello che stiamo attraversando questo peserebbe enormemente sull’aumento della disoccupazione e, indipendentemente da ciò, non consentirebbe alle aziende di decidere liberamente a quali mercati rivolgersi sulla base del proprio modello di business, limitando al massimo la libertà imprenditoriale.

Articolo 12, diritto di recesso - Nei Paesi europei oggi il consumatore ha tra 7 e 10 giorni (in Italia 10) per cambiare idea e restituire, rigorosamente a spese del venditore, un prodotto integro e non utilizzato. La nuova direttiva introdurrebbe un ampliamento considerevole dei tempi per effettuare il reso, consentendo di effettuare la notifica entro 14 giorni e la restituzione entro i successivi 14. In totale si quadruplica o trilpica, a seconda dei Paesi, il tempo per restituire il prodotto, lasciando quasi un mese di tempo (28 giorni) per esercitare questo diritto. Questo emendamento potrebbe avere serie conseguenze per i business online e potrebbe incoraggiare i consumatori a ordinare un numero maggiore di prodotti rispetto a quanti ne intendono comprare con effetti negativi non solo in termini di costi aggiuntivi per i venditori online, ma anche di forte aumento dell’impatto ambientale, generato dall’incremento del numero di viaggi di andata e ritorno dei corrieri per la consegna e il ritiro dei prodotti.

Articoli 16 e 17, diritto di recesso - Il sito di e-Commerce è tenuto al rimborso del consumatore entro 14 giorni e non più entro i 30 prima consentiti. Questo può generare l’assurda situazione di dover rimborsare il bene prima di riceverlo indietro e quindi non avendo la possibilità di verificare che il prodotto sia integro, non utilizzato e uguale a quello spedito. Inoltre per gli ordini superiori a 40 Euro, l’azienda è tenuta a rimborsare anche le spese di reso. Questo notevole aggravio per i venditori mina alla base la sopravvivenza di molti di loro, generando anche il rischio di un conseguente aumento dei prezzi su Internet.

Le direttive si inseriscono in un contesto fatto di oltre 150 milioni i consumatori europei online, poco meno di 10 milioni solo in Italia. L’aumento costante dei compratori online in tutta Europa è favorito da un servizio sempre efficiente e da una convenienza non solo economica, ma anche e soprattutto, in termini di comodità, sostenibilità e servizio.