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Web Tax: l'abrogazione è ufficiale ma parziale. Rimane la parte sulla tracciabilità dei pagamenti per i servizi online
Dopo l'annuncio di venerdì scorso per voce di Matteo Renzi, l’abrogazione della tanto chiacchierata tassa è confermata nel testo in Gazzetta Ufficiale ma è parziale. Grazie alla tracciabilità dei pagamenti per i servizi online nel 2014 entreranno nelle casse dello Stato 137,9 mln di euro (119,9 di Ires e 18 di Irap), a fronte dei 6 mln del 2013. Gli effetti finanziari per cassa nel 2015 sono 92 mln e nel 2016 101,3 mln.
Il Decreto Salva Roma ter mantiene la Web Tax per la parte riguardante la tracciabilità dei pagamenti (ruling) per i servizi online mentre congela le norme relative all'obbligo di partita Iva italiana per gli acquisti di eAdvertising, rimettendo il tutto a una previa verifica di compatibilità con il diritto dell'Ue.
Dopo l'annuncio di venerdì scorso di Matteo Renzi (leggi news), l’abrogazione della tanto chiacchierata tassa è confermata nel testo in Gazzetta Ufficiale ma è parziale. Infatti il Decreto Salva Roma ter ha abrogato l'articolo 1, comma 33 della Legge di Stabilità (con la quale è stata introdotta la Web Tax) e quindi l'articolo 17 bis del DPR 633/72 che prevedeva appunto lo specifico obbligo di partita Iva italiana.
Rimangono invece le due norme riguardanti il ruling. Per le imprese e i professionisti che acquistano servizi pubblicitari online è obbligatorio effettuarli esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare i dati identificativi del beneficiario ovvero con altri mezzi di pagamento tracciabili che siano in grado di veicolare la partita Iva del beneficiario.
Rimane così anche la parte che riguarda la stabile organizzazione e tracciabilità dei profitti visto che finora le leggi consentivano a colossi come Google, Facebook, Amazon ed Apple di ricorrere a una serie di artifici per sottrarsi al pagamento delle tasse nei Paesi dove vendono servizi per traghettare i profitti nei paradisi fiscali.
Grazie alla tracciabilità dei pagamenti per i servizi online nel 2014 entreranno nelle casse dello Stato 137,9 milioni di euro (119,9 milioni di Ires e 18 milioni di Irap), a fronte dei 6 milioni di euro del 2013 (Dati Ragioneria di Stato). Gli effetti finanziari per cassa nel 2015 sono 92 milioni e nel 2016 101,3 milioni.
MF
Dopo l'annuncio di venerdì scorso di Matteo Renzi (leggi news), l’abrogazione della tanto chiacchierata tassa è confermata nel testo in Gazzetta Ufficiale ma è parziale. Infatti il Decreto Salva Roma ter ha abrogato l'articolo 1, comma 33 della Legge di Stabilità (con la quale è stata introdotta la Web Tax) e quindi l'articolo 17 bis del DPR 633/72 che prevedeva appunto lo specifico obbligo di partita Iva italiana.
Rimangono invece le due norme riguardanti il ruling. Per le imprese e i professionisti che acquistano servizi pubblicitari online è obbligatorio effettuarli esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare i dati identificativi del beneficiario ovvero con altri mezzi di pagamento tracciabili che siano in grado di veicolare la partita Iva del beneficiario.
Rimane così anche la parte che riguarda la stabile organizzazione e tracciabilità dei profitti visto che finora le leggi consentivano a colossi come Google, Facebook, Amazon ed Apple di ricorrere a una serie di artifici per sottrarsi al pagamento delle tasse nei Paesi dove vendono servizi per traghettare i profitti nei paradisi fiscali.
Grazie alla tracciabilità dei pagamenti per i servizi online nel 2014 entreranno nelle casse dello Stato 137,9 milioni di euro (119,9 milioni di Ires e 18 milioni di Irap), a fronte dei 6 milioni di euro del 2013 (Dati Ragioneria di Stato). Gli effetti finanziari per cassa nel 2015 sono 92 milioni e nel 2016 101,3 milioni.
MF

