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Oltre l'Intelligenza Artificiale: il documentario "Scintille" dell'ADCI esplora l'essenza dell'idea creativa come forza umana e trasformativa. Siani: "Volevamo mettere a fuoco ciò che rende possibile un’idea che resta nel tempo"

Il documentario prodotto dal Club in occasione del suo quarantennale in collaborazione con Amarena Pictures e presentato all'Anteo di Milano venerdì 19 dicembre, si interroga sul ruolo della creatività in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale. Il progetto, scritto da Giovanni Caloro, Giuseppe Mastromatteo, Alessandro Merletti De Palo e Sergio Rodriguez, invita a riflettere sulla necessità di bilanciare la tecnologia con verità autentiche e profonde. La serata ha inoltre reso omaggio alla storia della pubblicità italiana con la presentazione del libro "Nella vita tirò tardi", dedicato alla memoria del creativo Gianfranco Marabelli.

Si è tenuta presso il Palazzo del Cinema Anteo la Premiere di “Scintille”, il documentario che segna i quarant’anni dell’Art Directors Club Italiano. La serata ha riunito l’intera comunità creativa: soci ADCI, giovani talenti, rappresentanti delle agenzie, giornalisti e partner istituzionali.

Prodotto da ADCI con Amarena Pictures e scritto da un team d’eccezione (Giovanni Caloro, Giuseppe Mastromatteo, Alessandro Merletti De Palo e Sergio Rodriguez), “Scintille” non è un’opera auto-celebrativa. Al contrario, si interroga sul ruolo della creatività in un’epoca dominata dall’intelligenza artificiale.

Stefania Siani

 

Stefania Siani, Presidente ADCI, ha sottolineato la natura del progetto: “Questo non è un documentario celebrativo nel senso classico; abbiamo già reso omaggio al nostro passato durante la serata degli ADCI Awards a Intersections 2025. Con 'Scintille' abbiamo voluto fare qualcosa di diverso: porre delle domande, pur sapendo che non avremmo trovato risposte definitive. Volevamo mettere a fuoco ciò che rende possibile un’idea che resta nel tempo. Per farlo, abbiamo interpellato figure di riferimento dell'arte, del design e della filosofia per guardarci da fuori.”

Scintille 2

 

A farle eco è Giuseppe Mastromatteo, che ha spiegato come l'idea sia nata da un confronto dialettico volto a evitare l'autoreferenzialità: "Il punto di partenza è stato il desiderio di creare un’opera che fosse utile agli altri, non solo al Club. Volevamo esplorare il futuro delle idee piuttosto che limitarci a riassumere la storia della pubblicità. La prima 'scintilla' è nata dal confronto con Nicolás Ballario: la sua capacità di portare cultura e la sua attitudine a sfidare l'impossibile hanno dato il via a un processo di elaborazione che ci ha portati verso un racconto di grande espansione."

Sul titolo del documentario, Mastromatteo aggiunge: "Il nome 'Scintille' evoca la natura stessa del nostro lavoro: quel lampo improvviso, quella ricerca costante della novità che si accende nel momento in cui nasce un’idea. È un omaggio alla fulmineità del processo creativo, un concetto caro anche ad Anna Maria Testa."

Il documentario esplora il paradosso tecnologico attuale: se da un lato le strategie creative del futuro saranno sempre più abilitate dall’IA, dall'altro emerge una necessità impellente di equilibrio tra automazione e verità autentiche. In questo scenario, l’opera funge da manifesto: la creatività rimane l’unico elemento capace di restare "quando l’onda si ritira".

Realizzare un progetto di tale portata ha richiesto una sfida produttiva non indifferente, come raccontato da Giovanni Caloro di Amarena Pictures: "Volevamo proiettarci sui prossimi quarant’anni, chiedendo a osservatori esterni di offrirci nuovi punti di vista. È stata una sfida contro il tempo: a settembre discutevamo ancora se l'approccio dovesse essere utopico o distopico, a fine ottobre eravamo sul set e l'8 novembre avevamo già chiuso il montaggio. Il documentario stesso è stato una 'scintilla' per come è stato prodotto: un processo rapido, intenso e assolutamente omogeneo."

L'estetica di "Scintille" non è casuale. La regia ha cercato di elevare il contenuto attraverso una cura scenografica che mettesse a nudo l'anima degli intervistati. Alessandro Merletti De Palo ha evidenziato la differenza tra il linguaggio pubblicitario e quello del cinema del reale: "Un documentario ha un respiro diverso dallo spot: richiede una durata e una profondità che nel nostro settore non sono consuete. Abbiamo scelto di inserire i protagonisti in scenografie che fossero esteticamente connesse ai temi trattati. Nel tempo, abbiamo imparato che un documentario possiede uno spirito proprio: man mano che giri, l’opera inizia a dialogare con te e, in un certo senso, si crea da sola."

Il film raccoglie contributi di protagonisti come: Paola Antonelli, Nicolas Ballario, Pasquale Barbella, Michele De Lucchi, Jan Fabre, Cindy Gallop, Erik Kessels, Michelangelo Pistoletto, Antonio Rezza, Pietro Ruffo, Stefania Siani e molti altri esperti del panorama creativo globale.

La serata è stata anche l’occasione per presentare il libro “Nella vita tirò tardi”, dedicato alla memoria di Gianfranco Marabelli. Il volume, nato da un’idea di Enrico Bonomini con Laura ed Elena Marabelli, è stato curato da Francesco Fallisi e Federica Bello (Lateral). Strutturato come uno scrapbook di 273 pagine, il libro intreccia foto, disegni e campagne storiche in otto capitoli che raccontano 56 storie di vita e pubblicità.