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Carlo Noseda, presidente Iab Italia
Digital

Digital Tax. Noseda (IAB Italia): "così come scritta rischia di non assolvere il compito per cui era stata fortemente voluta"

Il presidente di IAB Italia sottolinea che "un prelievo del 3% sia da ritenersi irrisorio verso gli OTT oltre che limitativo non solo perché è la più bassa imposizione che esista in Italia, ma anche perché è tout court uguale per tutti, indipendentemente dalla reale capacità contributiva di un’azienda che opera nei servizi digitali". Il manager propone di "identificare un’aliquota congrua che tassi i ricavi derivanti dai servizi digitali in maniera progressiva. Si tratterebbe tra l’altro di un veicolo di attuazione del principio costituzionale di progressività delle imposte, volto a riequilibrare l’attuale assetto concorrenziale ove pochi player detengono una posizione dominante a discapito delle altre aziende".

“La digital tax così come scritta rischia di non assolvere il compito per cui era stata fortemente voluta da più parti, IAB compresa - ha dichiarato Carlo Noseda Presidente di IAB Italia - Prima di tutto l’ambito soggettivo, che così come impostato rischia di innescare una doppia imposizione fiscale per tutte quelle aziende che pur rientrano nei perimetri previsti dalla digital tax, già pagano le imposte dovute; secondo, un prelievo del 3% è da ritenersi irrisorio verso gli OTT oltre che limitativo non solo perché è la più bassa imposizione che esista in Italia, ma anche perché è tout court uguale per tutti, indipendentemente dalla reale capacità contributiva di un’azienda che opera nei servizi digitali. Piuttosto bisognerebbe identificare un’aliquota congrua che tassi i ricavi derivanti dai servizi digitali in maniera progressiva. Si tratterebbe tra l’altro di un veicolo di attuazione del principio costituzionale di progressività delle imposte, volto a riequilibrare l’attuale assetto concorrenziale ove pochi player detengono una posizione dominante a discapito delle altre aziende".

"Perché non pensare a una flat tax del 15/20% per tutte le aziende che investono nel digitale in Italia? Una soluzione di questo tipo stimolerebbe gli investimenti e creerebbe aziende innovative anche in Europa e Italia. La fiscalità non deve essere vista solo come un semplice “recupero” per le casse dello Stato, ma deve anche incentivare la nascita di piattaforme digitali locali. Il suo obiettivo deve essere di lungo respiro e atto a realizzare lo sviluppo di un’industria strategica per la crescita dell’economia nel suo complesso, ma che vive da anni un assetto concorrenziale assente, con gli OTT che hanno in mano la maggioranza e che possono contare su ingenti risorse finanziarie derivanti da un gettito fiscale pari a nulla. Il valore dell’industria digitale porta con sé rinnovamento e trasformazione in tantissimi altri settori adiacenti – la pandemia ha chiaramente palesato la sua portata in tanti settori –. L’importanza strategica di questa imposta è ancora più evidente e pertanto andrebbe correttamente ridefinita".

"In questo quadro l’Italia così come l’Europa - anche alla luce delle recenti scelte politiche americane - hanno l’occasione di giocare un ruolo fondamentale per introdurre regole certe e un’azione fiscale equa, estendendo così l’approccio trasparente a tutti i Paesi per evitare nuove o ulteriori distorsioni di mercato dell’economia digitale”.