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Brandfinance Top 100 marchi food: Nestlè in vetta con 22,4 miliardi di dollari di valore. Barilla e Ferrero unici brand italiani nella classifica. I marchi crescono bene, ma non rafforzano l’attrattività

Il valore economico generato dall’immagine e dalla reputazione dei 100 principali brand alimentari del mondo, fissato al 1° gennaio 2023, è aumentato mediamente del 10% rispetto allo scorso anno, mentre il livello medio di attrattività è rimasto invariato nel 2022 con un punteggio pari a 77 su 100. Massimo Pizzo, Senior Consultant: “La scarsità dei marchi italiani nel report dipende sia dalla esigua distribuzione internazionale, che riduce le opportunità di vendita, sia dalla forza con cui la maggior parte dei brand alimentari made in Italy attraggono e influenzano i consumatori. Risulta che solo Barilla, Kinder e Rocher siano estremamente forti, quindi in grado di competere realmente con i colossi internazionali.” La classifica dei 25 marchi delle bevande non alcoliche è guidata anche quest’anno da Coca-Cola con un valore pari a 33,5 miliardi di dollari.

Il valore economico generato dall’immagine e dalla reputazione dei 100 principali brand alimentari del mondo, fissato al 1° gennaio 2023, è aumentato mediamente del 10% rispetto allo scorso. Si tratta di un’ottima performance tenendo conto che mediamente nello stesso periodo il valore delle imprese food quotate è diminuito del 25% e che mediamente i principali marchi del mondo presenti nella Brand Finance Global 500 2023 hanno perso l’1% del valore, soprattutto a causa delle cattive performance dei brand tecnologici.

Il valore dei 100 principali brand alimentari è aumentato nonostante, durante il 2022, il livello medio di attrattività di questi marchi sia rimasto invariato con un punteggio pari a 77 su 100. Questo significa che il valore medio dei principali brand food è aumentato in parte grazie al buon rafforzamento del livello di attrattività registrato da Brand Finance in precedenza, soprattutto tra il 2020 e il 2021 che ha portato l’indicatore di forza medio da un punteggio pari a 72 su 100 a 77 su 100; in parte l’incremento di valore è causato da fattori slegati dalla gestione del marketing.

Massimo Pizzo, Senior Consultant di Brand Finance commenta: “Le imprese del food durante il covid globalmente hanno notevolmente rafforzato il livello di attrattività dei marchi generando così un incremento di valore finanziario di questi brand pari al 26% rispetto al pre-covid; dopo il rafforzamento registrato durante il covid, emerge un mancato rafforzamento dei brand anno su anno mettendo così a rischio futuri incrementi di fatturato e quindi incrementi di valore del brand e dell’impresa.”

La classifica è dominata dai brand globali americani, cinesi, svizzeri ed europei che hanno la possibilità di sfruttare l’immagine e la reputazione per favorire le vendite in grandi paesi e in molti paesi nel mondo. Il rafforzamento del dollaro del 2022 ha penalizzato le performance in classifica dei brand che non redigono i bilanci in dollari come, ad esempio, i brand di Cina, Svizzera e Italia a favore dei brand USA, che complessivamente pesano il 42% del valore dell’intera classifica 2023.

Il trademark Nestlè, grazie ad un incremento dell’8% anno su anno, raggiunge il valore di 22,4 miliardi di dollari e si conferma il marchio alimentare di maggiore valore al mondo. L’incremento del valore di Nestlè è dovuto soprattutto alle migliorate prospettive di fatturato di questo brand che dal 2014 ha un brand estremamente forte, con punteggi - che indicano la forza con cui il brand attrae e influenza le scelte dei consumatori - compresi tra 87 e 82 su 100.
Il valore del brand Nestlé è aumentato nonostante l’indebolimento di 3 punti che ha ridotto anno su anno l’indicatore di forza a 82 punti su 100. Uno dei fattori che ha penalizzato Nestlè è la modifica della fonte degli indicatori di sostenibilità: fino allo scorso anno Brand Finance teneva conto del “reale” livello di sostenibilità, certificato da CSRHub; da quest’anno Brand Finance utilizza il livello di sostenibilità percepita dai consumatori.

Continua Massimo Pizzo: “Dalle opinioni raccolte attraverso il sondaggio che annualmente Brand Finance conduce presso la popolazione dei principali paesi del mondo, emerge che il percepito dell’attenzione alla sostenibilità di Nestlè è peggiore della realtà. Dalle nostre valutazioni risulta che la percezione della sostenibilità di Nestlè genera 1,4 miliardi di dollari, ma se i consumatori comprendessero meglio la reale attenzione di Nestlè alla sostenibilità, il trademark svizzero beneficerebbe di altri 200 milioni di valore grazie al potenziale incremento delle vendite.”

Barilla e Ferrero sono le uniche due società italiane presenti nella Brand Finance Food 100 2023 sia per la forza con cui influenzano i consumatori sia per la distribuzione globale dei relativi marchi che favorisce il volume dei fatturati. Complessivamente i marchi del gruppo Barilla valgono 3,9 miliardi di dollari; il brand Barilla perde due posizioni in classifica scendendo così al 16° posto in seguito ad un incremento di valore inferiore alla media, dovuto in parte al cambio sfavorevole con il dollaro.

I brand Kinder (2,5 Mld.) al 35° , Nutella (1,7 Mld) al 59° e Ferrero Rocher al 72°(1,3 Mld.) – con un valore complessivo pari a 5,5 miliardi di dollari – perdono rispettivamente 12, 13 e 22 posizioni nel report 2023. La perdita è dovuta in parte al cambio sfavorevole e in parte a un leggero indebolimento dei tre brand italiani.

Appena al di fuori della classifica 2023, troviamo Amadori, Parmalat, Galbani e Fratelli Beretta che a breve potrebbero entrare nella Food 100 di Brand Finance.

Il report include anche la classifica dei 25 marchi delle bevande non alcoliche di maggiore valore, guidata anche quest’anno da Coca-Cola con un valore pari a 33,5 miliardi di dollari. Nella stessa classifica troviamo anche Lavazza al 19° posto con valore pari a 1,4 miliardi e San Pellegrino al 25° con un valore di 800 milioni di dollari.

Conclude Massimo Pizzo: “La scarsità dei brand italiani nel report Brand Finance Food & Drinks 2023 dipende sia dalla esigua distribuzione internazionale, che riduce le opportunità di vendita, sia dalla forza con cui la maggior parte dei brand alimentari italiani attraggono e influenzano i consumatori; infatti, dalla competitive analysis che Brand Finance conduce per determinare il punteggio dell’indicatore di forza, risulta che solo i marchi Barilla, Kinder e Rocher sono estremamente forti, quindi in grado di competere realmente con i colossi internazionali.”

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