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#AssorelIncontri. Il monitoraggio dei media nell’era dei big data e delle fake news: ecco le nuove soluzioni, tra intelligenza artificiale e 'artigianalità'
‘Dal testo all’immagine: il Media Monitoring e le nuove sfide della Media Intelligence’, questo il titolo dell’appuntamento organizzato da Assorel nell’ambito di #AssorelIncontri, che ha visto protagonista Alessandro Cederle (nella foto), direttore media monitoring e analisi L’Eco della Stampa.
Ogni secondo vengono pubblicati quasi 8.000 tweet e oltre 800 foto su Instagram: numeri impressionanti, che danno conto della mole enorme di dati che viaggia oggi in rete. Informazioni di ogni tipo, tra le quali è difficile orientarsi.
Un panorama molto diverso da quello di alcuni anni fa, quando le rassegne stampa erano costituite per lo più da ritagli di giornale. Questo cambiamento rende imprescindibile affidarsi a specialisti del monitoraggio, in grado di padroneggiare al meglio tutte le soluzioni a disposizione. “Oggi dobbiamo renderci conto del fatto che tutto ciò che succede è assolutamente trasparente e che è impossibile evitare le fughe di notizie – ha affermato Cederle -. Oltretutto, ciò che circola nel World Wide Web può causare alle aziende grossi danni reputazionali, in tempi molto rapidi. In questo scenario, utilizzare soltanto le risorse umane per la media intelligence nell’era dei social è impensabile, servono software ad hoc e bisogna fare ricorso all’intelligenza artificiale”.
A tutto questo si aggiunge il grave problema delle fake news, che trovano nella rete una pericolosa cassa di risonanza e che aggiungono ai compiti delle società di monitoraggio anche quello di verificare la veridicità delle notizie. Attività non facile considerando che sul web lo scambio di informazioni avviene per lo più in modo destrutturato e che l’accesso alle fonti è spesso mediato, se non impossibile (Facebook ad esempio non lo consente, ndr). Come fare dunque? Utilizzando nuove soluzioni, come ad esempio quella del Bitcoin, basata sulla tecnologia della blockchain, che può essere d’aiuto anche per la pirateria o per identificare il traffico ‘finto’ in rete.
“All’utilizzo delle nuove soluzioni tecnologiche e dell’intelligenza artificiale bisogna però affiancare un approccio quasi da antropologo, per evitare di farsi sommergere dai dati, considerando invece soltanto quelli davvero utili per il cliente – ha sottolineato Cederle -. La bulimia informativa non serve a nulla, oggi il lavoro dei professionisti della media intelligence non è tanto recuperare tutte le informazioni disponibili, quanto piuttosto cogliere le irregolarità, le incongruenze, le tendenze particolari. Per fare monitoraggio serviranno sempre più non soltanto nuove soluzioni tecnologiche, ma anche artigianalità e cervello”.
Serena Piazzi

