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ZooCom e Havas Media presentano 'L’amore ai tempi della GenZ: il linguaggio segreto dei “like”'

La ricerca rivela un nuovo quadro di equilibri e rapporti interpersonali in cui i nativi digitali mettono al centro della loro fruizione quotidiana una vera e propria strategia di approccio e flirt che rivoluziona il linguaggio dell’amore. Dai focus group di Z Factor è emerso che i macro significati che può assumere un like sono 5: Visibilità, Conquista, Amicizia, Update With.

Sono finiti i tempi delle lettere d’amore, delle dichiarazioni sotto casa e degli atti di incosciente coraggio per aprire il proprio cuore a chi si ama. Per la GenZ l’amore è una questione di tattica. Z Factor, la ricerca ZooCom e Havas Media che profila la Generazione Z, rivela un nuovo quadro di equilibri e rapporti interpersonali in cui i nativi digitali mettono al centro della loro fruizione quotidiana una vera e propria strategia di approccio e flirt che rivoluziona il linguaggio dell’amore.

 

5 sfumature di “like”

Il “gesto” social più semplice è il “like”: dietro un semplice pollice all'insù esistono tanti significati e strategie. Dai focus group di Z Factor è emerso che i macro significati che può assumere un like sono 5:

Visibilità: essere visibili ed avere tanti followers è sinonimo di desiderabilità. La spasmodica caccia al “mi piace” è collegata all'esigenza di approvazione personale, una sorta di “vanity metric” per misurare la propria popolarità;

Conquista: tanti like per manifestare interesse, ma attenzione ad essere uno dei primi per essere più rilevanti ed essere sicuri di essere notati. I like con finalità di conquista vengono elargiti  generosamente, ma l’approccio diretto è sempre tramite messaggio privato per evitare gossip o imbarazzanti rifiuti;

Amicizia: Gli amici sono gli easy like, ma l’equilibrio fra il like4like e il like tattico è sottile: non è sempre facile capire dove finisce la “friendzone”;

Update with: un like può essere un modo di riavviare un rapporto che si è raffreddato, di dire “ti ricordi di me?”;
Non like: il non like comunica disapprovazione, può significare gelosia, delusione o “sto prendendo le distanze da te”. 

 

Tre profili: quello business, quello privato e quello fake

Questi processi apparentemente complessi, ma assolutamente naturali per la GenZ, si accompagnano a un monitoraggio assiduo di like, followers e visualizzazioni. I ragazzi tendono ad avere molteplici profili che usano con finalità diverse.

Due ragazzi su tre trattano il loro profilo privato Instagram come se fosse un profilo di brand o da influencer. Il motivo è semplice: hanno la necessità di tenere sotto controllo ogni metrica legata alla loro produzione social.

Allo stesso modo, il 73% dei ragazzi ha dichiarato di aver utilizzato almeno una volta il profilo privato su Instagram. Il motivo non è la privacy, che la GenZ vive in modo molto più fluido rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta, lo fanno per non perdersi le ultime novità sulla vita dei loro amici e per monitorare meglio chi li segue e chi no.

Infine, quasi tutti hanno un profilo fake: si tratta di un’altra delle strategie di maggior successo, atte a mantenere l’anonimato o penetrare le barriere del profilo privato. La GenZ utilizza spesso e volentieri i profili fake per tenersi aggiornati, ad esempio, sugli ex.

L’amore non ha smesso di essere complesso, ma le regole del gioco sono decisamente cambiate. Esiste un vero e proprio linguaggio segreto della Generazione Z, un body language della rete che conduce tutti i loro rapporti interpersonali. Questo linguaggio si espande e tocca anche il rapporto che hanno con influencer e con le pagine ufficiali delle aziende: basta un contenuto sbagliato, un periodo prolungato di contenuti noiosi e il like salta: è la dura legge della GenZ.