Media
Mindshare, la centrale open source
Premiata agli NC Awards con il titolo di ‘Best Media Agency’, Mindshare si pone nei confronti dei clienti come un partner di business a tutto tondo. La chiave del successo è un modello organizzativo semplice ed efficace che punta sulle capacità di collaborazione tra le parti. Proprio come in una rete open source. Pubblichiamo l’articolo uscito sull’ultimo numero di NC.
Il titolo di ‘Best Media Agency’ è assegnato alla centrale media che ha curato la pianificazione delle campagne che hanno ottenuto i migliori risultati nelle varie categorie. Qual è il valore aggiunto che ha permesso a Mindshare di ottenere questo risultato?
Che cosa significa per Mindshare questo premio?
(Stucchi) Il riconoscimento ottenuto agli NC Awards, che si aggiunge a quello di Advertising Age ricevuto globalmente da Mindshare quale ‘Agency of the Year’, ci conferma che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta. In particolare, ci teniamo a ringraziare tutti i clienti che hanno creduto in noi, e alla cui fiducia rispondiamo portando risultati concreti di comunicazione e, ancora più importante, di business.
Quali modelli e metodi avete messo a punto per i vostri progetti di comunicazione? Qual è lo stile di lavoro che vi contraddistingue?
Poi c’è il ‘Business Planning’, il gruppo dei planner stategici, ricercatori e analisti, che affiancano il client leader nel comprendere il business del cliente e pianificarne lo sviluppo. A loro va il compito di indicare in modo chiaro quali sono gli obiettivi da raggiungere, le sfide di marketing da vincere, e sviluppare gli strumenti di misurazione che permettono di verificare il loro raggiungimento.
‘Invention’ è il gruppo che mette a punto i ‘programmi di comunicazione’ necessari per vincere la sfida. Li chiamiamo ‘programmi’ e non campagne, perché, anche se ovviamente fra le nostre attività rimane centrale la pianificazione di campagne di advertising nel senso classico del termine, il più delle volte i progetti che sviluppiamo vanno molto oltre e integrano sponsorizzazioni, eventi, creazione di contenuti, attività sui social media, campagne digitali anche direct, e altro ancora. Perchè da noi il concetto di ‘comunicazione integrata’ non è la solita frase fatta, ma un programma di attività concrete studiato nei minimi dettagli, che Mindshare è in grado non solo di progettare, ma di implementare integralmente grazie alla struttura reticolare open source descritta.
E infine, per completare la descrizione della nostra organizzazione, abbiamo ‘The Exchange’, la divisione che si occupa di ottimizzare commercialmente le attività progettate da ‘Invention’, gestendo le relazioni con partner e fornitori, gli scambi e la distribuzione dei contenuti, unendo e concentrando l’expertise di Mindshare in materia di buying, di creazione di vantaggi distributivi e di budget control.
C’è da dire però che l’organizzazione, da sola, non basta. Il nostro è un mestiere fatto di persone, e da noi sono loro a fare la differenza. Da sempre Mindshare è una fucina di talenti, che qui trovano il modo di esprimersi e dare il meglio di sé ai clienti, e questa è l’unica tradizione a cui, nella nuova organizzazione, certamente non rinunciamo.
Può descrivere alcune case history particolarmente rappresentative del vostro modus operandi?
Dato il contesto economico difficile, quali sono i risultati della centrale nel 2009 rispetto allo scorso anno? Quali sono i vostri obiettivi e le aspettative?
(Menga) Il mercato taglia gli investimenti e molti dei nostri clienti non fanno eccezione. Ma siamo comunque soddisfatti perché abbiamo avuto alcune novità positive, come l'acquisizione, avvenuta quest'anno, di Zurich e Morellato fra i nostri clienti. Ma è evidente che anche il nostro billing per il 2009 vedrà una contrazione. Tuttavia la struttura dei conti Mindshare rimane solida e anzi, paradossalmente, dobbiamo ringraziare questo anno di crisi perché ci ha dato una spinta in più per far crescere il processo di innovazione. E, in questo senso, non è un caso che una quota crescente delle nostre revenue dipenda non più dalla classica commissione sul billing media, ma da fee che i clienti ci riconoscono per i nuovi servizi che acquisiscono da noi.
Che la crisi stia determinando una riduzione dei budget è un dato di fatto, tuttavia alcuni mezzi ne risentono più di altri. Quali e perchè?
(Stucchi) Come è sempre accaduto nei momenti di crisi, la tv mantiene la sua centralità. La novità è che anche internet continua a essere ben presente nelle strategie della maggior parte delle aziende. È vero che ha rallentato il suo tasso di crescita, ma la vera notizia è che, appunto, continua a crescere. Tutti gli altri mezzi invece soffrono, a cominciare dalla stampa, in crisi non solo di investimenti ma anche di pubblico. Di fatto è il mezzo che, in tutto il mondo, sta più subendo la concorrenza del web. Di suo, la stampa italiana ha forse peccato per scarso coraggio nel mettersi in discussione e affrontare un vero rinnovamento, che richiede tempo e risorse, preferendo affidarsi a restyling di facciata e gadget-tampone. Anche se, va detto, ci sono alcune importanti eccezioni.
In conseguenza dell’evoluzione tecnologica, della rivoluzione digitale, dei cambiamenti nel comportamento dei consumatori e della crisi, in che direzione potrebbero evolvere i vari media?
(Ripandelli) I media evolvono nella direzione di una crescente interconnessione: sempre di più l’utente desidera accedere a contenuti, sia informativi che di intrattenimento, resi disponibili su molteplici piattaforme; e al centro di queste piattaforme non c’è più un mezzo, ma un brand, per l’appunto, multimediale. Perciò, piuttosto che parlare di ‘media’, ha sempre più senso parlare di ‘brand mediali’. Il primo esempio italiano è stato ‘Il Sole 24 Ore’, cartaceo, online, radiofonico, e impegnato in attività di formazione. L’esempio più recente è quello di ‘Current’, che nasce dall’indissolubile integrazione tra tv e web. Ma si potrebbe citare anche il caso di alcuni brand aziendali che, diventando produttori e/o distributori di contenuti, assumono anch’essi, in una certa misura, la fisionomia di brand mediali.
Uno degli esperimenti più interessanti è stata la partnership stretta fra Facebook e la Cnn a beneficio del pubblico americano in occasione del giuramento di Obama, che ha permesso agli utenti Facebook di condividere sul social network la diretta Cnn dell’evento, commentandola con gli amici e conoscenti che, sulla piattaforma, seguivano lo stesso programma.
In questo scenario, il ruolo dei centri media è destinato a cambiare? In quale direzione?
(Stucchi) La nostra visione è che i centri media perderanno in ‘purezza’ e saranno, sempre più, centri di comunicazione a tutto tondo. È un percorso che vede le centrali entrare in territori che solitamente appartenevano ad altri attori del mercato, e che potrebbe sia innescare nuove dinamiche competitive, sia anche facilitare la formazione di alleanze e sinergie inedite.
Mario Garaffa

