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New Television: Cosa avrà successo sul 'piccolo schermo' (del telefonino)?

Si è tenuto oggi a Milano il convegno 'New Television – Tecnologie digitali e Nuovi Modelli di Business' organizzato da Millecanali. Punti deboli e linee di sviluppo della 'nuova televisione' sono stati al centro degli interventi di professionisti e studiosi del settore. (Nella foto il prof. Giorgio Simonelli).

Si è tenuto oggi a Milano il convegno 'New Television – Tecnologie digitali e Nuovi Modelli di Business' organizzato da Millecanali. Ai lavori della mattinata hanno partecipato Edoardo Fleischner, docente di comunicazione e consulente, Giorgio Simonelli, professore dell'Università Cattolica di Milano, David Bogi di Mediaset e Vittoria Mignone del Centro Ricerche Rai di Torino.

L'introduzione, a cura di Fleischner, è servita per ripercorre l'evoluzione della tv. Nata con il monopolio Rai, cresciuta attraverso la nascita dei canali generalisti commerciali analogici, la televisione ha visto poi lo svilupparsi del video on demand, dell'Iptv e della Net tv, per arrivare alla Pan Tv, ovvero la situazione in cui contenuti di tipo televisivo pervadono tutti i media, dal pc al telefonino.

Provocatorio il successivo intervento del prof.Simonelli, al quale ha risposto Bogi, esponendo il punto di vista di Mediaset.

Simonelli: "Una new tv con contenuti vecchi rischia di non funzionare"

Due sono stati i punti principali della riflessione critica di Simonelli sulla new tv. In primo luogo, l'ampia letteratura sul tema sottolinea in maniera ricorrente la nuova centralità dello spettatore. Le new tv infatti si rivolgono a uno spettatore, intraprendente, attivo, individualista, scettico. Siamo però sicuri che l'offerta risponda alle esigenze di questo nuovo utente?

In realtà, secondo quanto affermato da Simonelli, l'attuale offerta della new tv è quanto di più rigido si possa immaginare. I nuovi programmi sono infatti incentrati su sport, film, e serie, spesso proposti con le medesime dinamiche della tv tradizionale. L'interattività offerta agli spettatori si limita alla scelta del mezzo di ricezione e all'organizzazione del palinsesto, ma non riguarda la realizzazione, la qualità e le caratteristiche del prodotto.

Il secondo problema riguarda l'utilizzo della new tv. Se da una parte al fruitore si richiede più tempo per organizzare i contenuti a proprio piacimento ed eventualmente interagire, la tv di nuova generazione 'rimpicciolisce', vedi il caso del mobile, e instaura un rapporto 'mordi e fuggi' con lo spettatore, frammentato e interstiziale (ovvero nei brevi momenti liberi in viaggio, al lavoro etc..). La tv, insomma, esce di casa per scelta, ma offre gli stessi prodotti della tv di casa. "Ma che senso ha vedere una partita su uno schermo di pochi pollici – ha affermato Simonelli – se me la posso godere seduto tranquillamente sul divano di casa?".

Bogi: "La pubblicità è ferma, la vendita di contenuti cresce: gli operatori rivedano i modelli di business"

David Bogi ha iniziato il proprio intervento spiegando che oggi si può parlare di IpTv soprattutto perchè, finalmente, le prestazioni della rete internet lo permettono. Oggi il web è a tutti gli effetti anche una piattaforma televisiva, e l'IpTv non ha nulla da invidiare al satellite e al dtt anzi, in più offre interazione e prodotti on demand.

L'importante, ha sottolineato Bogi, è non sottovalutare ciò che è stato spiegato da Simonelli, ovvero che i contenuti sono il vero driver di questa innovazione, sia perchè lo spettatore è diverso da quello della tv tradizionale, sia perchè il modello di business delle new tv è diverso da quello tradizionale.

Infatti se da una parte la raccolta pubblicitaria per la tv è stabile, i ricavi provenienti dall'acquisto di contenuti on demand è in forte crescita, tanto che in Uk questa fonte di guadagno ha superato il valore della pubblicità. Gli operatori, dunque, devono pensare bene se rimanere ancorati a canone e pubblicità, o rinnovarsi puntando a nuove fonti di reddito.

Per quanto riguarda la mobile tv, l'Italia è sicuramente il paese più avanzato al mondo, primo ad aver lanciato il DVB-H, con tre operatori attualmente attivi. La mobile tv però è una piattaforma meta-televisiva, con una user experience diversa. Partita con contenuti simili alla tv tradizionale, soprattutto per legittimarsi come 'piattaforma televisiva', la mobile tv deve ora indirizzarsi verso lo sviluppo di contenuti ad hoc.

I contenuti 'premium' per questo mezzo non corrispondono ai contenuti premium della tv analogica, e la scommessa è proprio scoprire ciò che avrà successo sul 'piccolo schermo' del telefonino.