Media

FCP-AssoTV. La TV è più viva che mai, innova, sperimenta e si reinventa tra ritualità, contenuti forti e ibridazione con lo streaming. Scaglioni (CeRTA UniCatt): “Per restare centrale deve saper ascoltare e adattarsi a un ecosistema multipiattaforma”

La televisione è un mezzo in costante evoluzione. Si ibrida con lo streaming, è un ambiente sicuro per i brand e si adatta alla fruizione multipiattaforma, confermandosi un pilastro rilevante del panorama mediale. A margine dell'evento The New TV Ad-Age organizzato a Milano dall'associazione, Massimo Scaglioni, esperto di media, ha sottolineato come il mezzo stia affrontando con successo le sfide del digitale grazie a contenuti di qualità, volti riconoscibili e ritualità condivisa.

Le profezie sul suo declino permangono, ma la televisione continua a reinventarsi. È questa la visione che Massimo Scaglioni, esperto di media e docente dell’Università Cattolica, ha condiviso con Advexpress in un articolato confronto sul presente e sul futuro del mezzo. Un dialogo che ha toccato i nodi cruciali della trasformazione del settore, dal ruolo centrale dei contenuti e dei volti, fino alla sfida dell’ibridazione tra broadcast e streaming.

Lo stiamo dicendo da un po' di tempo: questa televisione non muore, nonostante i tanti epitaffi già scritti. Innova, sperimenta e si reinventa”, esordisce Scaglioni al nostro inviato a margine dell'evento “The New Tv Ad-Age” andato in scena nella serata di ieri a Milano (leggi news).

Un’affermazione che trova conferma nei dati, come evidenziano i risultati, presentati durante la serata, di due ricerche inedite di FCP realizzate con Human Highway ed Emotiva (leggi news). Il cosiddetto Access Prime Time ha raggiunto numeri record. “L’anno scorso quella fascia faceva 7 milioni e mezzo, quest’anno si è arrivati a 10 milioni di spettatori. Un dato storico”, sottolinea l'esperto. Una crescita che dimostra quanto il pubblico, pur in un contesto di fruizione sempre più fluido e frammentato, continui a cercare punti fermi nella programmazione televisiva.

 

Il ritorno della ritualità. I volti, i contenuti, la fiducia

Uno dei concetti chiave emersi è proprio quello di ritualità. Nonostante l’abbondanza di contenuti on-demand e la disintermediazione delle notizie, certe abitudini resistono. “Perché continuiamo a guardare il telegiornale? Lo ha ricordato anche Mentana (ospite ieri sera, ndr). Siamo già informati su tutto durante la giornata, ma il TG ci dà una forma, un’agenda condivisa, è un rito collettivo”, spiega Scaglioni. Lo stesso vale per l’Access Prime Time, diventato oggi quasi una nuova forma di prime time, soprattutto durante questo settembre in cui, nonostante il bel tempo, la platea televisiva ha risposto con numeri forti.

La tenuta della televisione si fonda anche su elementi strutturali: “I contenuti, la quantità e la qualità, i volti, la ritualità. Sono questi gli ingredienti forti della TV, anche oggi”, ribadisce. Elementi che la distinguono da altri media digitali, in particolare dai social network e da YouTube, che attirano il pubblico giovane ma spesso in un contesto meno controllato.

In questo senso, la televisione resta un ambiente sicuro per i brand. “Per un marchio è fondamentale inserirsi in un contesto di qualità editoriale, di brand safety, lontano da fake news e da contenuti polarizzanti”, spiega ancora Scaglioni. Un valore cruciale in tempi di sovraccarico informativo, dove la fiducia diventa un asset strategico.

 

Connected TV, sfide dell’audience e ibridazione

Altro tema emerso è quello della Connected TV, oggi accessibile per la maggioranza delle famiglie italiane, grazie alla diffusione di dispositivi connessi. “Ci muoviamo ormai in un ecosistema con 4 o 5 schermi per famiglia. Questo moltiplica le possibilità ma rende più complessa la misurazione dei risultati”, osserva l’esperto, ricordando come la pubblicità indirizzabile stia diventando sempre più rilevante.

A tal proposito, il passaggio alla total audience rappresenta un passaggio chiave per il futuro. “Non è scritto da nessuna parte che la televisione debba morire. Ma deve continuare a innovare”, avverte Scaglioni.

Guardando avanti quindi, il futuro della TV si gioca sulla capacità di ibridare contenuti e piattaforme, mantenendo al centro il pubblico. “Il mezzo televisivo non è più solo broadcaster ma streamcaster. Deve saper lavorare su tutte le piattaforme per raggiungere lo spettatore ovunque si trovi”, sottolinea Scaglioni. E porta come esempio virtuoso il caso di “Mare Fuori”, simbolo di una strategia digital first che ha saputo coniugare qualità narrativa e distribuzione innovativa.

Quindi la televisione non è affatto morta. Si è evoluta, sta cambiando, anche ora, e può ancora giocare un ruolo da protagonista nell’ecosistema mediale, a patto di non fermarsi mai. “Innovare, ibridare, ascoltare. Solo così la TV continuerà ad avere un futuro lungo e rilevante.” ha concluso l'esperto.

Davide Riva